Home Rubriche Horror Zampaglione provaci tu : “Tulpa” – (2013)

Zampaglione provaci tu : “Tulpa” – (2013)

Riportare in auge il cinema horror in Italia non è certo cosa facile se si fanno due semplici considerazioni : la prima è che questo genere non è più in auge nel belpaese da almeno 30 anni, e la seconda, è che in questi anni bui per la produzione made in Italy, molti altri paesi hanno creato film di ottimo livello.
Basti pensare a quanto fatto in Estremo oriente, in Europa, dove a tutt’ oggi abbiamo Spagna e Francia che stanno “tirando la carretta” per tutti, o come sempre negli States, dove prendendo spunto (un po’ troppo ormai) dal paranormale e dal caro diavoletto si hanno comunque ottimi incassi.
Eppure anche noi per un buon trentennio avevamo i nostri “pezzi da novanta”, come i  vari Mario Bava, Pupi Avati, Ruggero Deodato, Lucio Fulci e il maestro Dario Argento.
Qualcosa però negli ultimi anni si sta muovendo, l’horror di casa nostra sta tornando a muovere qualche piccolo passo, e uno di quei registi che sta tentando in un’impresa non certo semplice è Federico Zampaglione, conosciuto ai più per la sua carriera di musicista nei Tiromancino, ma già al suo terzo lungometraggio ( i primi due erano stati “Nero bifamiliare” nel 2007 e “Shadow” nel 2009).
Il suo terzo lavoro è “Tulpa”, datato 2012, con protagonista la sua musa nonchè compagna nella vita privata Claudia Gerini, già presente in “Nero bifamiliare”.

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Gli attori entrano anima e “corpo” nella parte

La Gerini interpreta Lisa Boeri, che di giorno è un’affermata donna in carriera mentre di notte sveste i casti (ma non meno provocanti) abiti da manager per lasciarsi andare alle innumerevoli perversioni del locale notturno di cui è cliente abituale, il “Tulpa” per l’appunto, gestito dall’inquietante Kiran (Nuot Arquint, il Mortis di “Shadow” ).
Ben presto però molti dei frequentatori abituali del locale cominciano a cadere uno dopo l’altro manco fossero i personaggi di “Indovina chi?” e la sensuale Lisa comincia a guardarsi un po’ intorno, presumendo di essere una delle prossime vittime.
“Tulpa” è un chiaro omaggio del genere horror ai lavori del maestro Argento, e questo lo possiamo notare in più di un aspetto nel film di Zampaglione.
In primis nella colonna sonora, che torna ad essere non solo il giusto contorno alle varie scene ma diventa un personaggio aggiunto al fianco dei vari protagonisti in alcuni momenti della narrazione, provocando suspence e paura ancor più delle scene a cui fa da sfondo ( e non certo per la scarsa suggestione che imprimono le stesse nello spettatore).
La figura del misterioso serial killer è molto simile a quelle presenti in alcuni film di Argento e le crude scene di morte ci rimandano sia ai vari “Profondo Rosso” e “Tenebre” ma anche a pellicole dei vari registi italiani menzionati precedentemente.

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La Gerini si difende bene, considerando che da poco ha ormai quasi abbandonato la commedia per addentrarsi in un cinema più sperimentale e di genere.
Il suo personaggio ha una buona caratterizzazione; Lisa Boeri è una donna insoddisfatta della sua vita, nonostante non navighi in cattive acque lavorative ed economiche, e il “Tulpa” è per lei un mondo in cui tentare di scoprire sè stessa, dando sfogo a tutte le sue perversioni nascoste.
Nel suo modo di essere ed in qualche altro aspetto della pellicola possiamo ritrovare anche una critica alla società moderna dello stesso Zampaglione.
Arquint con l’aspetto che si ritrova è perfetto per il genere. Scialba e non sufficiente è l’intepretazione di Placido.
Per la sceneggiatura meglio le scene notturne, in cui si sviluppa la maggior parte della trama e in cui la suspance e il sangue che scorrono sono maggiori, rispetto a quelle diurne, dove troviamo più parlato e meno “action”.

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Gli ambienti e gli sfondi in generale creati per le scene macabre e di sangue sono costruite e preparate in maniera più che discreta, sempre prendendo spunto dall’Argento nazionale, con la scena dell’omicidio nella giostra che si attesta una spanna sopra le altre.
Il quartiere romano asettico e grigio dell’ EUR funge infine da sfondo appropriato per l’intera vicenda.
Resta ancora molta strada da compiere per tornare ai fasti degli anni 70’-80’, ma sicuramente a “Tulpa” va riconosciuta la sufficienza piena, e per il film in sè e per il fatto di essere dopo decenni uno dei pionieri del ritorno del genere horror italiano nella scena internazionale.

SPERANZA.

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Il Biondo
Capo Redattore e Co-fondatore

Grande amante del cinema, e questo è scontato dirlo se sono qua :­) Appassionato da sempre del genere horror, di nicchia e non, e di film di vario genere con poca distribuzione, che molto spesso al contrario dei grandi blockbuster meriterebbero molto più spazio e considerazione; tutto ciò che proviene dalle multisale, nelle mie recensioni scordatevelo pure. Ma se amate quelle pellicole, italiane e non, che ogni anno riempono i festival di Berlino, Cannes, Venezia, Toronto, e dei festival minori, allora siete capitati nel posto giusto.

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