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Antipop: l’intima confidenza di Cosmo

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“Per me la musica è sempre stata un pretesto per stare insieme, giocare e sperimentare.”

Nel fitto panorama della musica italiana Cosmo rappresenta un unicum, l’anomalia del sistema, un bug nei precostruiti schemi pop. Un insieme di opposti che convivono in armonia: il lirismo dei testi e la frenesia dei corpi in movimento, la musica d’autore e la cassa dritta, la tradizione e l’innovazione, il mainstream e l’indie. Cosmo è esattamente come un suo live, come una sua produzione: mai uguale a sé stesso. A provare a fare un po’ luce su questo magnifico caos creativo è arrivato Antipop, documentario diretto ed assemblato da Jacopo Farina.

Antipop non è il tradizionale documentario su di un musicista. Non c’è nessuna autocelebrazione. Parte da lontano, dalla famiglia sui generis di Cosmo, dal nonno, dalla madre, dal padre, dal fratello, dagli amici. Per diversi minuti sono loro i protagonisti, viene raccontata Ivrea, la provincia in cui Marco Bianchi è cresciuto, la provincia in cui si trasformerà in Cosmo. Lo vediamo attraverso una vasta quantità di materiale audio visivo girato da lui e dai suoi amici. Tantissime immagini di gioventù di ragazzi che fanno i ragazzi, che suonano ubriachi dentro scantinati dal sonoro terribile.

Lo storytelling adottato è eccezionale, accattivante, poco enfatico, anzi dimesso, intimo, confidenziale. Non c’è niente di gioioso, niente di sensazionale o di clamoroso. Il tutto raccontato dalla voce fuoricampo di Cosmo, una scelta di parole azzeccate a fare da cornice alle immagini, ai suoni.

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Antipop è il documentario musicale dell’anno perché è la storia di Marco da Ivrea che viene raccontata come la storia di tutti quelli che, a differenza sua, non ce l’hanno fatta. Manca tutto quello che solitamente ci si aspetterebbe da un documentario su di un artista musicale, mancano tutti i dati e le informazioni: anni di carriera, titoli di album o statistiche di vendita. Invece ci sono sensazioni, desideri, contesti, amici, corpi sudati che si agitano dentro ai club. Più che il racconto di un musicista che cerca di emergere è un racconto di come ci si sente ad essere un outsider di provincia che cerca di emergere.

È quasi come un coming of age condensato in 60 minuti in cui all’interno trovi tutto: la crescita, il dolore, il rischio, il fallimento, il successo. Un successo arrivato inaspettato, in tarda età, nel momento più amaro con una canzone dal titolo profetico. Un successo che ha le spalle larghe di chi per più di 10 anni si è sbattuto girando in lungo e in largo l’Italia della scena noise ed alternative, senza quasi vedere un soldo. Un successo lontano dalla droga dei numeri, dalle classifiche, dalle visualizzazioni. Per questo ha tutto un altro sapore, non c’è agiografia in Antipop.

Antipop

Un documentario fuori dagli schemi, che parte dalla narrazione dell’io per arrivare alla storia di un collettivo. La storia di Cosmo è quella di una tribù: la sua famiglia, i suoi amici, Ivrea, l’universo colorato che frequenta il mondo del clubbing.

Antipop è un documentario per il suo pubblico, per chi lo segue. Per chiunque sia stato ad un suo live, ha chiuso gli occhi e si è fatto travolgere dalla sua musica. Da un’onda di corpi disallineati che si agitano nel buio. Per due ore chiudi gli occhi, lasci fuori tutto e ti metti a ballare.

Antipop è disponibile su Mubi dal 1° Marzo

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Chief editor e Co-fondatore

Cresciuto a massicce dosi di cinema, fin da giovane età veniva costretto dal padre a maratone e maratone di Spaghetti-Western. Leggenda narra che la prima frase di senso compiuto che uscì dalla sua bocca fu: “Ehi, Biondo, lo sai di chi sei figlio tu? Sei figlio di una grandissima……” Con il passare del tempo si è evoluto a quello che è oggi: un cinefilo onnivoro appassionato di cinema in ogni sua forma che sia d’intrattenimento, d’autore o l’indie più estremo. Conteso da “Empire”, “The Hollywood Reporter”, “Rolling Stone”, ha scelto Jamovie perché, semplicemente, il migliore tra tutti.