Home Rubriche InstaCult Viale del Tramonto, di Billy Wilder (1951)

Viale del Tramonto, di Billy Wilder (1951)

Nella piscina di una grande casa degradata dal tempo, galleggia il cadavere di un uomo.
Non c’è traccia di sangue, i suoi occhi sono aperti, l’uomo sembra vivo e non è una voce fuori campo quella che comincia a raccontare una storia, è la voce del morto, e la storia è la sua, dal giorno in cui entrò in quella casa fino alla sua morte.

Lo sceneggiatore senza fortuna Joe Gillis (William Holden), capita per caso nella casa di Norma Desmond (Gloria Swanson), una vecchia gloria del cinema muto che sogna un impossibile ritorno sugli schermi, circondata da strani personaggi : il devoto maggiordomo (Erich Von Stroheim), anche lui ex regista del muto ed ex marito, ora ridotto a umile servitore, attori dimenticati del passato (tra cui riconosciamo Buster Keaton) che compaiono come fantasmi, convocati da Norma per inutili riunioni o per rivedere i suoi vecchi film.
Gillis crede che scrivere una sceneggiatura per una diva famosa possa essere la svolta della sua carriera ma ne diventa fatalmente anche l’amante e il mantenuto rinunciando all’amore di una sua giovane collega.
Quando si accorge di essere caduto in una spirale senza via d’uscita è ormai troppo tardi, le annuncia che sta per andarsene, ma Norma, ormai folle, lo uccide.

Wilder rovescia la medaglia del cinema come fabbrica di sogni per analizzarne il lato oscuro e impietoso, dove i sogni invece muoiono e una tragica realtà sconfina in una altrettanto tragica finzione. Nella straordinaria sequenza finale il maggiordomo torna a essere il regista che aveva scoperto Norma Desmond, permettendole di uscire di scena senza umiliazione.
Le luci dei flash dei cronisti sembrano quelle di un set, poliziotti e giornalisti non sono maestranze, ma Norma non può accorgersene, la diva di un tempo torna ad essere quella di sempre, scende regalmente la scalinata, verso una illusione crudele, verso la fine del sogno.
Si dirige verso la macchina da presa dei cinegiornali, quasi la attraversa diventando una immagine evanescente, un puro spettro fuori dalla leggenda.


Oscar per la sceneggiatura a Wilder e Charles Brackett e per la colonna sonora a Franz Waxman.

 

Gigi De Grossi