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Hole – L’Abisso | La Recensione

E dire che lo avevano paragonato nientemeno che a Babadook, forse uno dei cinque migliori film horror passati nelle sale italiane negli ultimi anni.
Ma non scherziamo ragazzi.
Hole – L’Abisso, dell’irlandese Lee Cronin, non ha nulla da poter paragonare col film dell’australiana Jennifer Kent.
tolti i due personaggi principali, una madre e suo figlio, le somiglianze tra queste due pellicole finiscono qui.
Perchè la pellicola in questi giorni in sala con protagonisti Sarah (Seána Kerslake) e suo figlio Christopher (James Quinn Markey) non ha il potenziale del film uscito nel 2014.

 

La storia di una madre ed un figlio che sfuggono dalla città per andare a vivere in un posto più isolato per ritrovare un po’ di pace è già trita e ritrita, ma non è questo il problema del film.
La pellicola infatti, non riesce a sviluppare a pieno la sua trama e a sviscerare al meglio i suoi personaggi, seppur pochi in numero.
Lo sfondo della campagna irlandese, non certo quella tutta festa e birra della festa di San Patrizio, ma una più cupa e sinistra seppur sempre affascinante non basta.

Anche la signora si sta chiedendo “Ma che razza di film è questo?!”

Nella storia sono evidenti alcuni buchi di sceneggiatura che colpiscono anche i due protagonisti, che nonostante facciano di tutto per svolgere il loro compito al meglio non reiscono proprio a creare alcuna empatia con lo spettatore.
Il rapporto tra Sarah e su figlio la fa da protagonista durante le vicende del film ma non riesce a coinvolgerci abbastanza, come invece era stato per Babadook, dove questo elemento aveva poi dato il la a tutto il significato nascosto che l’uomo nero della pellicola portava con sè.
Anche quel richiamo nella parte finale a The Descent (2005) risulta messo li quasi a caso.

Questa (e forse un’altra) l’unica espressione in tutto il film di Seána Kerslake

L’elemento horrorifico si richiude come al solito in qualche jump scares che non è onnipresente e forzato come in altre pellicole ma che non spaventa nemmeno un po’.
Poca cosa aggiunge purtroppo il famoso buco dal quale il film prende il titolo, quella voragine immensa che Sarah e suo figlio scoprono essere molto vicina alla loro nuova abitazione, e che influenzerà da li in poi, lo stato d’animo e le azioni del piccolo Chris.

Richiami ad altre pellicole che rimarranno spanne sopra, una sceneggiatura con troppi buchi (non solo quello del titolo) e la quasi totale assenza di empatia coi personaggi.
Non ci siamo proprio Lee, provaci ancora.

VOTI FINALI
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Capo Redattore e Co-fondatore

Grande amante del cinema, e questo è scontato dirlo se sono qua :­) Appassionato da sempre del genere horror, di nicchia e non, e di film di vario genere con poca distribuzione, che molto spesso al contrario dei grandi blockbuster meriterebbero molto più spazio e considerazione; tutto ciò che proviene dalle multisale, nelle mie recensioni scordatevelo pure. Ma se amate quelle pellicole, italiane e non, che ogni anno riempono i festival di Berlino, Cannes, Venezia, Toronto, e dei festival minori, allora siete capitati nel posto giusto.

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