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Sorry we missed you – La recensione

Ken Loach è un pò come quell’amico che ha sempre ragione e per questo, anziché essergli riconoscenti, sta un pò sulle palle.
Forse avere ragione non basta, fatto sta che Sorry we missed you si conferma un pugno nello stomaco tanto quanto Io, Daniel Blake.

Il motivo è semplice: la vita di Ricky e la sua famiglia, vittime delle crisi economica e schiacciati dall’attuale sistema economico, sociale.
Ricky è uno degli innumerevoli corrieri strozzati da contratti di lavoro assurdi e la chimera di un lavoro autonomo.
La moglie, per tutta risposta, gira per la città facendo la badante a chiamata.

Una bottiglia per fare pipì sul furgone da un lato, il Vicks sulle narici per coprire la merda di anziano da un altro.
A Loach non servono scene melodrammatiche per dipingere la disperazione senza risoluzione di questa famiglia.
Il futuro non è radioso ed il sole viene letteralmente rubato da un bip dello scanner, a ricordare che lo schiavo è indietro con i pacchi.
Non può esserci un happy ending perché il cattivo della vicenda non è il truce capo di Ricky, bensì l’intero Sistema.
Facile additare i politici, lo è meno rendersi conto che i prezzi e le consegne imbattibili dell’ e-commerce hanno tra le proprie conseguenze anche questo.

E anche qui il potere di Loach, la cui storia può essere facilmente riproposta in un contesto diverso da quello del Regno Unito; là si dice sussidio di disoccupazione, qui è reddito di cittadinanza, poco cambia.
Nell’angoscia quotidiana e totale di una routine talmente serrata da tenerti lontano dai propri figli proprio quando l’obiettivo e dare loro una vita migliore, è forse proprio la famiglia l’unico caposaldo, la sola ragione di vivere.

Allora, è quasi a suo modo un finale positivo, per quanto amaro, quello di Sorry we missed you.
Questo perché, contro ogni possibilità, Ricky è la tenacia, è resistenza, è amore.

VOTI FINALI
voto:
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Il Biondo
Capo Redattore e Co-fondatore

Grande amante del cinema, e questo è scontato dirlo se sono qua :­) Appassionato da sempre del genere horror, di nicchia e non, e di film di vario genere con poca distribuzione, che molto spesso al contrario dei grandi blockbuster meriterebbero molto più spazio e considerazione; tutto ciò che proviene dalle multisale, nelle mie recensioni scordatevelo pure. Ma se amate quelle pellicole, italiane e non, che ogni anno riempono i festival di Berlino, Cannes, Venezia, Toronto, e dei festival minori, allora siete capitati nel posto giusto.

‘Rest..In..Peace’