Home Rubriche Outsider Goodbye, Lenin! – di Wolfgang Becker (2003)

Goodbye, Lenin! – di Wolfgang Becker (2003)

La caduta del muro di Berlino nel 1989, e ancor prima il periodo della Guerra fredda, hanno segnato per oltre un trentennio il mondo intero, ma in particolar modo la Germania, divisa tra la parte capitalista e quella socialista, la DDR. Un muro che divideva due mondi, due ideologie, due schieramenti, una nazione, un popolo, ma anche moltissime famiglie. Raccontare questo periodo, raccontare il passaggio da una vecchia ad una nuova era dopo la riunificazione non è facile, soprattutto se lo si sceglie di fare con un tono da commedia, che ha si un tocco di nostalgico, o meglio ancora “ostalgico” (come dicono i tedeschi, la nostaglia della DDR), ma che fa comunque sorridere, e addirittura alimentare delle speranze in noi spettatori. E la bravura del regista Wolfgang Becker è stata proprio questa, ovvero mostrarci i giorni del “trapasso” attraverso le vicissitudini di un piccolo nucleo familiare, per rendere noi spettatori più coinvolti emotivamente.

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Tempo di cambiamenti

Al centro della storia c’è Alex, interpretato da un bravissimo Daniel Brühl, un giovane tedesco dell’est che vive con la sua famiglia in una DDR che crede fermamente nel sogno socialista nonostante la caduta del muro sia vicina. Il ragazzo ha una sorella, Lara, e sogna di diventare un astronauta, o meglio, un cosmonauta, come il suo idolo, il primo tedesco dell’est ad andare nello spazio, Siegmund Jähn.
Tutto però è destinato a cambiare : il padre scappa all’Ovest, la mamma Christiane (Katrin Sass) per superare l’abbandono del marito diventa una fervida attivista per la causa socialista, ma poi si ammala, vedendo il suo Alex, immischiato in uno dei tanti scontri con la “sua” Stasi nel periodo antecedente al famoso Novembre ‘89. Si, quel famoso mese di novembre, in cui tutto cambia.
Christiane è in coma, e nel frattempo il muro crolla, la Germania diventa unita, e la vecchia DDR viene letteralmente invasa dal contesto e dalla cultura occidentale. Spariscono cooperative, i simboli del socialismo, ed anche i generi alimentari come i “cetrioli socialisti”.

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Trovatemi quei cetrioli!

Quando la donna si risveglia tutto è cambiato, ma suo figlio Alex, (occidentalizzato anche lui una volta assunto da una multinazionale come antennista tv), vuole che per lei, tutto rimanga come prima. Ed allora, tutto quel mondo appena crollato lui lo ricostruisce nella sua camera da letto, durante il periodo di convalescenza. E quindi via con i bambini che cantano inni socialisti, i vecchi vestiti che sostituiscono i nuovi abiti occidentali (cosa che fa molto arrabbiare la sorella di Alex), ed anche i programmi televisivi attuali vengono sostituiti con Tg fantoccio in vecchio stile DDR, che Alex produce insieme ad un suo collega di lavoro. Tutto per far si che sua madre non veda e non debba sopportare il nuovo cambiamento a cui non solo la Germania ma l’Europa tutta è andata incontro, in modo da non incappare in un nuovo infarto.
Quello che però all’ inizio sembrava solo un gioco, diventa sempre più complicato, sia per Alex, che per tutti i suoi “collaboratori”.
In questo “Good bye, Lenin!”  l’elemento che più ci convince è il tono di commedia che il regista Becker da alla storia, non rinunciando però a momenti emotivamente toccanti e a quel tocco di nostalgia per un mondo, un modo di pensare, che ancora oggi una grande fetta di tedeschi sembra rimpiangere. Quel mondo fatto di ideali, di persone che aiutavano altre persone, di diritti uguali per tutti, è scomparso, e Alex, per amore di sua madre, deve ancora tenere tutto questo in piedi, all’interno di una piccola camera da letto. Un mondo in una stanza, che però diventa anche un percorso che permette al ragazzo di poter creare un suo punto di vista per questi due mondi che per decenni si sono dati battaglia : quello capitalista, che arriva con nuove mode, con la sua presunta superiorità, con il marchio della Coca Cola, e quello socialista, fatto di lavoro, sacrificio e attaccamento alla causa.
Per molti quel cambiamento fu difficile, perchè significò passare da un mondo “sicuro” ma fatto di restrizioni ad un mondo più libero ma per questo più sconosciuto. E qui il regista Becker, insieme ad Alex, ci traghetta in questo passaggio, così come il ragazzo fa con la madre, con leggerezza e semplicità, seppur con un occhio di malinconia, che però non ci fa disperare per il futuro, ma bensì avere una speranza, che qualcosa di quel vecchio modo di pensare, possa ancora trovare la luce, la via, così come ci indica in una delle scene più belle del film il volo della statua di Lenin.
A cui, nel titolo, è rivolto un arrivederci, non un addio.

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Piacere, Lenin

Alcune cose di quel mondo sono sicuramente da rifiutare e condannare, ma il film ci mostra come quel senso di aiuto reciproco che può esserci tra le persone, (cosa che vediamo nel modo in cui Alex, grazie alla sorella ed i suoi amici ricrea il mondo della DDR in camera della madre per la sua salute) forse debba essere recuperato, per creare questa volta non un socialismo politico o sociale, ma semplicemente un “socialismo del cuore”.
Il film ha vinto nel 2003 ben tre premi nell’edizione degli “European Movie Awards” (miglior film, miglior attore con Daniel Brühl e miglior sceneggiatura ) e nel 2004 ha trionfato sia ai Premi Cesar (come miglior film dell’Unione Europea) e ai Premi Goya (miglior film europeo).

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Capo Redattore e Co-fondatore

Grande amante del cinema, e questo è scontato dirlo se sono qua :­) Appassionato da sempre del genere horror, di nicchia e non, e di film di vario genere con poca distribuzione, che molto spesso al contrario dei grandi blockbuster meriterebbero molto più spazio e considerazione; tutto ciò che proviene dalle multisale, nelle mie recensioni scordatevelo pure. Ma se amate quelle pellicole, italiane e non, che ogni anno riempono i festival di Berlino, Cannes, Venezia, Toronto, e dei festival minori, allora siete capitati nel posto giusto.

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