Home Rubriche Horror The Possession of Michael King – di David Jung (2014)

The Possession of Michael King – di David Jung (2014)

Michael King è un giovane padre di famiglia, innamoratissimo di sua moglie Samantha e della figlia Ellie, che per lui sono veramente tutto quello che potrebbe desiderare. Un brutto giorno però sua moglie Sam muore, lasciandolo da solo con la loro figlia, gettandolo visto l’amore che li legava in un grande sconforto. E ad aiutarlo a superare il lutto non può certo essere la fede, in quanto una differenza tra Michael e sua moglie era proprio l’ateismo di lui.
Poprio il suo ateismo lo convince, dopo il lutto familiare, a girare una specie di documentario per dimostrare la non esistenza del sovrannaturale, di Dio, e del Diavolo.
Parte così questo “The possession of Michael King”, film che segna il debutto alla regia di David Jung, presentato in anteprima mondiale a Singapore nell’Agosto del 2014 e non ancora rilasciato per la distribuzione italiana. Scontato dire come il titolo, che richiama una possessione , vada a collegarsi con la storia. Quel buon ometto di Michael non crede nell’esistenza del satanasso, che non manca occasione di fargli invece cambiare idea, ed in maniera alquanto violenta e poco gentile.

01Una possessione, un cambiamento, che dal pensiero che Michael ha sull’esistenza di Dio e del Diavolo, si trasforma in qualcosa di fisico, che da un semplice ronzio poi diventa sempre più visibile, doloroso, sanguinolento.
Il regista adotta, mescolandole in un mix ben riuscito,la tecnica del found footage con la ripresa classica, dando alla prima la padronanza di quasi tutte le scene della pellicola.
Più che il film, quello che va ricordato ed apprezzato della pellicola è l’interpretazione, “anima e corpo” (qui ci calza a pennello) di Shane Johnson che praticamente è in più del 90% delle scene e che non si risparmia nemmeno per una di loro. Il lento avanzare della possessione è ben mostrato durante l’avanzare di essa, partendo dalle vocine che Michael comincia a sentire, fino ad arrivare a veri e propri atti di auto lesionismo che l’uomo si infligge non riuscendo ormai più a controllare quello, anzi quelli, che sono dentro di lui. Perchè sto Diavolo si sa, fa tanto il grosso e lo spaccone, ma viene sempre accompagnato dai suoi amici, perchè forse nell’ uno contro uno non è così distruttivo. Il corpo e la casa di Michael diventano il terreno fertile dove i demoni che si impossessano dell’uomo possono compiere le loro malefatte, e Michael cerca sin da subito di combattere questo male con tutte e sole le sue forze, con quella carica di testosterone che più lui utilizza, più lo fa solo piombare più velocemente nelle mani del Maligno.

02Il fatto che la vittima scelta dal Diavoletto sia un uomo non lo si vede solo ma lo si percepisce per tutta la pellicola : urla da palestrato che prova a tirare su la palestra intera, mobili di casa che volano a destra e sinistra, e chi più ne ha più ne metta. Quando la testa di Michael non basta più ai demoni che se lo vogliono prendere, si passa prima al corpo e poi si finisce con la casa. E quando non c’è più spazio per devastare quest ultima, si può solo arrivare ad una soluzione, quella che ci mostrerà il finale del film.
Elemento che diversifica un po’ questo sottogenere dell’horror dagli altri già visti in passato è quello del “fai da te” con cui Michael, prima scettico, poi convinto di essere oggetto di una possessione, prova a liberarsi di essa.
Per proteggere l’ultima persona che le è rimasta, la sua piccola Ellie, che i demoni dentro l’uomo vorrebbero invece avere come pasto serale.
Utilizzando un tema e una tecnica di ripresa già trite e ritrite nel mondo horror, quello della possessione e del found footage, il film risulta comunque godibile, anche grazie al ritmo e alla tensione, che vanno sempre in crescendo,  e grazie alla presenza di scene che grazie al giusto mix di audio e ripresa qualche piccolo spavento ce lo regalano.
Anche il finale è ben costruito, il che porta la pellicola a superare, anche se non di molto, l’asticella della sufficienza, che però è meritata.
Un film che va sicuramente collocato gradini e gradini sotto “L’esorcista” e “L’esorcismo di Emily Rose”, ma che allo stesso tempo nel calderone delle pellicole sul Satanello viene molto prima di mondezza come “La stirpe del male” o “L’ultimo esorcismo”.
e per essere un’opera prima, l’inizio è molto più che promettente.

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Il Biondo
Capo Redattore e Co-fondatore

Grande amante del cinema, e questo è scontato dirlo se sono qua :­) Appassionato da sempre del genere horror, di nicchia e non, e di film di vario genere con poca distribuzione, che molto spesso al contrario dei grandi blockbuster meriterebbero molto più spazio e considerazione; tutto ciò che proviene dalle multisale, nelle mie recensioni scordatevelo pure. Ma se amate quelle pellicole, italiane e non, che ogni anno riempono i festival di Berlino, Cannes, Venezia, Toronto, e dei festival minori, allora siete capitati nel posto giusto.

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