Questo è un film folle, è un thriller, è un film d’azione, è una commedia sgangherata fuori di testa ma è anche un film politico audace e contemporaneo.
Qualcuno ha detto che è il film più importante del decennio, sarà il tempo a dircelo. Spoiler: per me lo è!
Il protagonista è un Leonardo Di Caprio irriconoscibile, ex rivoluzionario che si è trasformato in una sorta di Grande Lebowski. Trasandato, strafatto, costretto a rimettersi in gioco per difendere sua figlia da un folle colonnello, suprematista bianco, mezzo matto anche lui, interpretato da Sean Penn.
Paul Thomas Anderson ci ha spesso parlato del passato. L’inizio secolo, con Il Petroliere, il dopoguerra con The Master e Il filo nascostro, soprattutto i nostalgici anni ’70 con Licorice Pizza, Boogie Nights e Vizio di Forma. Con il suo decimo film si concentra sul qui, sull’oggi. Irridendo l’America Trumpiana, come aveva fatto Thomas Pynchon con Reagan nel libro da cui è tratto il film (stravolgendolo completamente).
Lo suggerisce anche il titolo dobbiamo affrontare una battaglia dopo l’altra in una guerra culturale, sociale, politica che non ha fine. Insomma Paul Thomas Anderson riprende alcune tematiche a lui care, l’eroe imperfetto alle prese con il passato che torna a bussare, le figure genitoriali e i figli che pagano gli errori dei padri. Ma ci invita a non accettare passivamente la realtà che ci circonda, a lottare per cambiarla e a riprendere in mano le rivoluzioni, anche e soprattutto quelle fallimentari delle generazioni che c’hanno preceduto.
Perché come dice uno straordinario Di Caprio: Viva la Revolución!
Nel suo insieme, Una battaglia dopo l’altra si configura come un’opera cinematografica di straordinaria coerenza e maturità espressiva, capace di coniugare rigore tecnico, ambizione formale e forza estetica in un equilibrio raro nel panorama contemporaneo.
E in gran parte il merito è di una regia lucida e consapevole di uno dei più importanti autori viventi, all’apice della sua carriera.
Tornando alla domanda iniziale: il film del decennio? Forse anche di più. Se pensate che io stia esagerando, sappiate che Steven Spielberg l’ha paragonato a Il Dottor Stranamore di Stanley Kubrick. E ho detto tutto.











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