Home Serie tv Un difficile ritorno alla vita: Rectify (1a stagione)

Un difficile ritorno alla vita: Rectify (1a stagione)

Le serie tv possono catturare lo spettatore in due maniere principali. C’è la serie che ti prende “di pancia”, quella fatta di azione, colpi di scena, ribaltamenti di fronte. E c’è quella che ti prende “di testa e di cuore”, quella che non ha twist improvvisi, ritmi altissimi, ma che ti tiene comunque incollata allo schermo. E che ti fa emozionare, ti fa lavorare il cervello e le tue emozioni dall’inizio alla fine. Dalla prima all’ultima puntata. Magari con un ritmo lento, poca azione, e molti dialoghi e addirittura silenzi e sguardi prolungati che parlano e dicono più di mille parole.


Rectify” fa proprio questo. E’ un percorso, lento e spesso doloroso, verso una difficile rinascita.
Verso un difficile ritorno alla realtà.

Quella di Daniel, che ormai in età adulta, non sa ancora cosa significhi la parola vivere.
Condannato a morte in giovane età per lo stupro e l’uccisione della sua ragazza Hannah, viene rilasciato dopo 19 lunghi anni dopo nuovi indizi venuti alla luce.
Una piccola cittadina americana, quelle in cui tutti si conoscono, tutti sanno la tua storia, la storia di Daniel.
L’ideatore della serie Ray McKinnon ci porta in questa prima stagione in un lungo e lento percorso di ritorno alla vita del protagonista. Sarà possibile? Sarà impossibile?

I suoi occhi raccontano tutta la sua sofferenza

Ritmo lento,molti dialoghi, ottima sceneggiatura, ed una grandissima interpretazione di Aden Young nei panni di Daniel.
Agli occhi di tutti sembra la prigione quella ad essere un inferno per il condannato.
Ma per chi si trova nella posizione di Daniel, forse è il mondo che c’è fuori che può rivelarsi un inferno.
McKinnon ci mostra tutto ciò goccia a goccia.
Così come i nuovi indizi che vengono fuori dalla vicenda della morte di Hannah, senza premere mai sull’acceleratore ma tenendo sempre vivo il cuore pulsante della storia.

Una serie giocata molto sull’introspezione, di Daniel in primis, ed anche di coloro che gli ruotano intorno. A cominciare da sua sorella Amantha (Abigail Spencer), passando per sua madre Janet (J. Smith-Cameron), arrivando al suo fratellastro Ted Jr (Clayne Crawford) e sua moglie Tawney (Adelaide Clemens).

Tre donne, protagoniste fondamentali nella vita di Daniel

Una vita che doveva terminare nel braccio della morte viene invece riportata nel mondo esterno, quasi ad avere una seconda possibilità, ma rimane comunque una “vita sospesa” tra quella normale ed una fatta di ossessioni, disprezzo, pregiudizio.
La vita e la morte vengono affrontati anche sotto una chiave religiosa, la chiave in cui una persona del calibro di Daniel può ritrovare la via smarrita, la salvezza.
Ciliegina sulla torta, la straordinaria interpretazione di Young che riesce a recitare anche solo con gli occhi. Le figure femminili di Amantha, Janet e Tawney sono ben strutturare e fungono da valido contorno.


Sono tanti gli spunti che questa serie, e la prima stagione, seppur di sei puntate, offrono.
Tutto curato nei minimi dettagli.
Un ottimo prodotto, che le seguenti stagioni non possono far altro che confermare.

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Il Biondo
Capo Redattore e Co-fondatore

Grande amante del cinema, e questo è scontato dirlo se sono qua :­) Appassionato da sempre del genere horror, di nicchia e non, e di film di vario genere con poca distribuzione, che molto spesso al contrario dei grandi blockbuster meriterebbero molto più spazio e considerazione; tutto ciò che proviene dalle multisale, nelle mie recensioni scordatevelo pure. Ma se amate quelle pellicole, italiane e non, che ogni anno riempono i festival di Berlino, Cannes, Venezia, Toronto, e dei festival minori, allora siete capitati nel posto giusto.

‘Rest..In..Peace’