Home recensioni drammatico Old Joy (2006) – La tristezza non è altro che gioia consumata

Old Joy (2006) – La tristezza non è altro che gioia consumata

“Sorrow is nothing but worn-out joy.”

Old Joy (2006), esordio nel lungometraggio di Kelly Reichardt, nasce dall’adattamento di un racconto di Jonathan Raymond, autore con cui la regista instaurerà negli anni una collaborazione duratura. Al centro del film ci sono Mark (Daniel London) e Kurt (Will Oldham), due vecchi amici che, ritrovatisi dopo tempo, intraprendono una breve escursione verso delle sorgenti termali immerse nei boschi dell’Oregon. Potrebbe sembrare l’inizio di una riconciliazione, di un ritorno alla complicità di un tempo, e invece il film lavora al contrario su quella distanza sottile, quasi invisibile, che si è scavata tra due persone che un tempo si conoscevano intimamente e che ora non riescono più davvero a raggiungersi.

In questo senso Old Joy è un film sull’amicizia maschile come territorio fragile, dove il bene resta ma il linguaggio per esprimerlo si è consumato. Non c’è nostalgia consolatoria, c’è piuttosto la percezione malinconica che il passato non si possa recuperare.

Il titolo stesso contiene questa ambiguità: una gioia antica, remota, ancora percepibile ma ormai irrimediabilmente lontana.

La vita di due giovani adulti posti di fronte a una semplice e crepuscolare presa di coscienza: “che la tristezza non è altro che gioia consumata”.

Una specie di “New Age western” che riflette sulla mascolinità contemporanea.

I suoi protagonisti non sono eroi, non sono avventurieri, non sono uomini “forti” secondo nessuna iconografia classica del cinema americano. Sono due figure vulnerabili, stanche, incapaci di trasformare il sentimento in parola.

Anche per questo il film, pur essendo intimissimo, sembra parlare degli States del suo tempo. Mark ascolta Air America rete radiofonica specializzata sul dibattito progressista. Dettaglio che sembra voler aprire una riflessione sulla stanchezza ideale e politica dell’America liberale e disillusa e l’incapacità dei due amici vuole in qualche maniera essere un più ampio senso di smarrimento degli ideali progressisti statunitensi nell’epoca di Bush figlio. Una difficoltà dunque collettiva a comunicare, una stanchezza morale, la sensazione che certi linguaggi del passato non bastino più.

Due curiosità musicali: il film si avvale della musica di una band cult come Yo La Tengo e a ciò va aggiunto anche che il personaggio di Kurt è interpretato dal cantautore Will Oldham, punto di riferimento della scena indie, noto anche con lo pseudonimo di Bonnie “Prince” Billy.