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Marty Supreme – La Recensione

Uno spermatozoo che penetra un ovulo e si trasforma in una pallina da ping pong non è solo uno dei migliori incipit cinematografici degli ultimi anni, ma anche una transizione che farebbe morire d’invidia persino Park Chan-wook.

Marty Supreme inizia così, con gli Alphaville che cantano Forever Young in una scena cringissima e geniale che strizza l’occhio (tenetevi forte) a Senti chi parla!

Moooolto liberamente ispirato alla vita di Martin Reisman (medaglia di bronzo ai mondiali di tennistavolo), Marty Supreme è film sportivo, un gangster movie, ma soprattutto una pellicola elettrizzante e spericolata, come un giro sulle montagne russe.

Il protagonista è un autodidatta, competitivo, affamato di vittorie e disposto a qualsiasi impiccio pur di arrivare in cima. Il personaggio interpretato da Timothée “me la sento calla” Chalamet, per alcuni versi, è un mix tra l’Howard di Adam Sandler in Diamanti grezzi, il Connie di Robert Pattinson in Good Time e, andando a ritroso, fino alla ladruncola Eleonore nell’opera prima The Pleasure of Being Robbed (che, tra l’altro, si cimenta, con scarsi risultati, proprio nel ping pong).

Personaggi che le scorciatoie le cercano eccome, pur di arrivare dove vogliono arrivare.

Da questo punto di vista, Marty Supreme riflette su come l’ossessione sia il vero motore dell’American Dream e, al tempo stesso, ne metta in luce la natura profondamente tossica. Il protagonista incarna una convinzione tipicamente statunitense, secondo cui il successo è a portata di mano di chiunque sia disposto a sacrificare tutto, a partire dagli affetti personali.

La morale del film è chiara: vincere a ogni costo comporta un prezzo altissimo da pagare.

Ed è curioso, perché Marty Supreme di Josh Safdie e The Smashing Machine, diretto da Benny Safdie, i loro primi film dopo il “divorzio” artistico, sembrano dialogare a distanza. Come se i due fratelli avessero scelto di esplorare, da prospettive diverse, lo stesso nodo tematico. In entrambi i casi l’ossessione è il tratto psicologico dominante dei protagonisti, che divora tutto il resto, lasciando sullo sfondo (o sul finale) qualsiasi possibilità di redenzione.

Tirando le somme, Marty Supreme non è un capolavoro e forse non vuole neanche esserlo, ma è di certo una pellicola scanzonata e coinvolgente, dal ritmo pazzesco, destinata a diventare un cult.
Meritatamente tra i migliori film della stagione.

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Cresciuto a pane e ‘nduja e ganster movie italoamericani, ha deciso di dedicare la sua intera e misera esistenza al cinema, assecondando la dipendenza che esso crea nelle menti e nei cuori degli stolti e sei sognatori.