Home Rubriche Outsider La Sardegna di Mereu: Bellas Mariposas (2012)

La Sardegna di Mereu: Bellas Mariposas (2012)

Un altro spaccato della provincia italiana.
E’ quello che ci da il regista Salvatore Mereu con Bellas Mariposas. La pellicola è uscita nelle sale nel 2012 e presentata in anteprima alla 69a edizione del Festival di Venezia, precisamente nella sezione Orizzonti.


Siamo in Sardegna.
Precisamente in una zona periferica di Cagliari, quella dove vive l’adolescente Cate (Sara Podda), con la sua famiglia ed i suoi tanti fratelli e sorelle.
E’ lei in prima persona a portarci dentro la vita, dentro la sua numerosa famiglia, dentro il suo mondo.
La giovane ha un sogno.
Quello di diventare una cantante, come i suoi compaesani Marco Carta e Valerio Scanu.
Sogno che vuole realizzare per uscire del suo ambiente familiare fatto di un padre inaffidabile e molto attaccato ai desideri della carne e di un fratello con ambizioni omicide e di una sorella che fa la prostituta da tanto tempo.
Troppo tempo.

L’unico punto fermo di Cate è la sua inseparabile amica Luna (Maya Mulas), con cui ama condividere tutto.
Anche i pensieri che le da il giovane ed impacciato Gigi (Davide Todde), che Cate vuole come suo futuro fidanzato.

Le due giovani protagoniste

Pellicola che ci radica non poco nella terra di provincia sarda questa di Mereu, che si fa aiutare in cabina di regia proprio dalla giovane Cate, che parla spesso con gli altri protagonisti della storia.
Ma che spesso lo fa anche con lo spettatore.
Quasi a volerci rendere partecipi il più possibile delle sue vicende personali.


Non mancano ovviamente i dialoghi nello stretto dialetto cagliaritano, forse incomprensibile ai più.
Questo però aiuta molto di più lo spettatore a calarsi nella realtà di una zona come questa.
Realtà dove molti giovani seguono loro malgrado strade ben poco raccomandabili per costruire il loro futuro, e dove anche i grandi non sono quell’ancora di salvezza che dovrebbero essere, per se stessi e per i giovani da guidare.
Tutto questo però Mereu ce lo mostra attraverso l’innocenza e la spontaneità che contraddistingue Cate e Luna, e quindi anche un qualcosa di drammatico diventa comico, una realtà nuda e cruda può essere lo spunto per volare con la fantasia.

La pellicola è tratta dall’omonimo racconto dello scrittore Sergio Atzeni.

Articolo precedentePrima del Ghibli: Il castello di Cagliostro di Hayao Miyazaki
Articolo successivoFino all’osso, la recensione
Il Biondo
Capo Redattore e Co-fondatore

Grande amante del cinema, e questo è scontato dirlo se sono qua :­) Appassionato da sempre del genere horror, di nicchia e non, e di film di vario genere con poca distribuzione, che molto spesso al contrario dei grandi blockbuster meriterebbero molto più spazio e considerazione; tutto ciò che proviene dalle multisale, nelle mie recensioni scordatevelo pure. Ma se amate quelle pellicole, italiane e non, che ogni anno riempono i festival di Berlino, Cannes, Venezia, Toronto, e dei festival minori, allora siete capitati nel posto giusto.

‘Rest..In..Peace’