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‘Wolves At The Door’- La recensione del film sul massacro di Sharon Tate

Wolves At The Door”, il thriller di John Leonetti, regista di ”Annabelle’‘, ci fa riflettere con un’ora scarsa di suspense.

Ciò che segue è successo in 2 notti a Los Angeles durante l’estate del 1969, anche nota come ”l’estate dell’amore”. I terribili eventi, conclusero i turbolenti anni ’60, che si sono poi rivelati il lato oscuro del sogno californiano. Basato su una storia vera.”, così comincia il film, nel suo prologo.

Un gruppo di quattro amici, fanno ritorno a casa dopo aver festeggiato il compleanno di Abby, loro amica. Sharon Tate, attrice agli esordi, Jay Sebring, acconciatore di Sharon, Abigail Folger, assistente sociale e Wojciech Frykowski, suo marito, attore, fanno ritorno alla casa di Sharon e e del marito, il famoso regista Roman Polanski, a Cielo Drive, per passare insieme la serata.

Ma non sanno, però, che qualcuno ha mandato i membri della sua setta per loro, quella notte.

Sharon Tate e i membri della setta.

Era la notte del 9 Agosto 1969 quando tutto accadde, quando ci fu la vicenda mediatica che sconvolse il mondo intero a fine anni ’60. Perché niente fu più tremendo e truce, di quell’episodio (e dell’omicidio ”LaBianca”). Il film è ispirato alla vicenda dell’omicidio Tate, quando Charles Manson, un hippie di strada, mandò i membri della sua setta, la Manson Family, a compiere i delitti.

La notte del massacro, vennero incaricati i membri più sadici: Susan Atkins, Linda Kasabian, Tex Watson e Patricia Krenwinkel. Charlie non commise mai i delitti, ma mandò altri a farlo per lui, perché lui era per loro come Gesù, il profeta che avrebbe cambiato il mondo: Dio e Satana allo stesso tempo.

Sharon e Wojciech.

Sharon Tate era agli inizi della sua carriera, famosa per aver sposato Roman Polanski (”L’inquilino del terzo piano”, ”Venere in pelliccia”, ”Rosemary’s Baby”). La notte in cui si consumarono gli omicidi, Polanski non era presente perché era all’anteprima del film ”Rosemary’s Baby”. Una coincidenza? Nel film, le vicende sono state raccontate nel giusto verso, per come è andata davvero.

La prima parte dell’opera di Leonetti, che aveva già dimostrato interesse al caso di Charles Manson con Annabelle, va a rilento narrando fatti poco interessanti, di poca rilevanza, ma che ci preparano al massacro vero e proprio, alla caccia all’uomo.

Perché qui, è un gioco tra il gatto e il topo.

Tex cattura Abby.

A metà tra l’home invasion e lo slasher leggero, ‘‘Wolves At The Door” (in italiano ‘‘Lupi alla porta”) si presenta originale, fresco e carico di suspense. La tensione è altissima e la si percepisce ad ogni fotogramma, tramite il suono proveniente da un pupazzetto bianco, le ombre passanti, i coltelli e le mazze che sbucano all’improvviso: la morte che sta arrivando a salutarti. Perché, come dice Abby alla fine:”Sono già morta”.

Non sai mai da che parte possa sbucare il tuo uccisore, né quand’è che morirai. Alta la tensione per una vicenda cruda e agghiacciante, pochi fatti nella parte action. Il film ci fa mettere nei panni delle vittime (tutti buoni interpreti, abbastanza realistici e drammatici, nonostante un tono scolastico) e ci fa assumere un comportamento ansioso.

Non sappiamo mai quando verremo colpiti.

Le scene sono ben girate, la fotografia è cupa (si svolge tutto di notte) e la colonna sonora ben adattata alle tematiche e agli anni in cui si svolge la narrazione.

Leonetti si è saputo discostare dall’horror e ha puntato più sul thriller lezioso. La nota stonante è che, purtroppo, la morte di Sharon Tate non viene mostrata forse poiché troppo cruda (ben sedici coltellate) e quindi non accessibile a tutti: l’oggettivo fine del regista.

Nonostante le delusioni sulle scene forti, Leonetti ha reso bene gli eventi creando un film su una delle vicende più famose al mondo e rendendogli, finalmente, la giusta giustizia per quanto riguarda il soggetto dell’opera. Forse un po’ di meno nella realizzazione, che, pur non eccellendo e non raggiungendo picchi massimi, si lascia ben guardare, purtroppo senza rimanere immediatamente impresso nelle menti dello spettatore.

‘Credimi, se avessi iniziato a uccidere la gente, non sarebbe rimasto nessuno di voi’‘- Charles Manson.

La vera Sharon Tate.