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Vorrei ma non posso: Mutants (2009)

Avete presente cos’è un idrogramma di piena? E’ un grafico che descrive l’andamento nel tempo della portata Q che passa in una sezione durante un evento di piena. Tanto per fare chiarezza c’è un tratto iniziale ascendente in cui il fiume si riempe ed il livello sale, poi c’è il picco in cui viene raggiunta la portata massima, e poi da li comincia il tratto discendente, che ci riporta quasi alla condizione iniziale. Potrebbe essere descritto con un grafico come questo l’interesse che ho provato durante la visione del film “ Mutants ” di David Morlet.
Attenzione e coinvolgimento salgono salgono salgono nella prima parte, arrivano al picco quando la storia potrebbe prendere una piega differente dal solito, e poi tutto comincia a calare quando ti rendi conto che invece la piega che i fatti prendono l’hai già vista e rivista in altri film, fatti più o meno male di questi.

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Il tema centrale non era certo dei più originali ma almeno è uno di quelli che ultimamente nell’horror tira di più : l’infezione o virus che cause morti, che poi diventano non morti e vogliono vedere morti coloro che sono ancora vivi e non infetti.
Qualcosa di diverso però ce l’avevamo rispetto al solito : quando il tema centrale è un virus abbiamo sempre il solito scontro infetti / non infetti e a volte magari qualche piccola scaramuccia interna tra i non infetti che facilita ancora di più il lavoro di sterminio dei contagiati.
In “ Mutants ” almeno dall’inizio potevamo aspettarci un livello incentrato non più su questa semplice lotta perchè da entrambe le parti della barricata abbiamo non due schieramenti opposti ma due singole persone, per di più amanti.
Sono Sonia e Marco, che dopo l’epidemia trovano rifugio in una vecchia clinica psichiatrica sperduta tra le montagne innevate che sa tanto di Overlook Hotel per poter resistere al contagio e ai contagiati.
La situazione dei due innamorati non è la stessa : lei sembra immune, lui invece dopo essere stato morso, comincia la lenta inesorabile e tragica trasformazione finale.
Sonia deve quindi decidere quello che qualsiasi infetto in un film in cui il virus la fa da padrone deve decidere : che fare con una persona che sicuramente si trasformerà e che per di più è il tuo compagno !?

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Questo è il punto più alto di “ Mutants “, la vetta più elevata dell’interesse che un amante dell’horror, specie quello francese che da anni sforna sempre prodotti sopra la media può avere per un film la cui tematica non ci è nuova.
Perchè non è usuale trovarsi di fronte ad un’epidemia in cui abbiamo solo due sopravvissuti, amanti, di cui uno sembra essere spacciato. L’amore per il proprio partner in contrapposizione al rischio che può portare una completa trasformazione con la persona infetta.
Da qui in poi però abbiamo il ramo discendente della curva, perchè Morlet ad un certo punto pare avere l’interruttore delle idee spento, e da un certo punto il film cade in un qualcosa di già visto e che abituati bene come siamo dall’horror d’oltralpe non ci aspettavamo. Da poco più di metà in film le idee tornano ad essere sempre le stesse che abbiamo già visto nei film infezioni ed epidemie varie, e la pellicola non si riprende più, quasi che Morlet da un certo punto in poi non sapesse più come mantenere il livello alto e la storia narrata particolare.
A salvare il tutto però resta comunque una buonissima prima parte, l’interpretazione degli attori, su tutti quella di Hélène de Fougerolles che interpreta Sonia, e l’ambientazione scelta per lo sviluppo della storia, una fatiscente ed abbandonata struttura psichiatrica in mezzo ai monti ricoperti di neve che tanto ci riportano alla mente una “luccicanza” molto famosa.
Un film che inizia bene e finisce non male ma in maniera un po’ scontata e che invece poteva aprire scenari alternativi ed originali per quanto riguarda il tema virus.
Mutants ” non sarà sicuramente una delle pellicole horror transalpine da vedere e  rivedere ma rispetto al solito scarso prodotto che siamo purtroppo abituati ad avere nelle nostre sale italiane (questo infatti da noi non è ancora arrivato) il risultato è più che discreto.

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Il Biondo
Capo Redattore e Co-fondatore

Grande amante del cinema, e questo è scontato dirlo se sono qua :­) Appassionato da sempre del genere horror, di nicchia e non, e di film di vario genere con poca distribuzione, che molto spesso al contrario dei grandi blockbuster meriterebbero molto più spazio e considerazione; tutto ciò che proviene dalle multisale, nelle mie recensioni scordatevelo pure. Ma se amate quelle pellicole, italiane e non, che ogni anno riempono i festival di Berlino, Cannes, Venezia, Toronto, e dei festival minori, allora siete capitati nel posto giusto.

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