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Venezia 75: First Man – La recensione

La solitudine del Primo Uomo sulla Luna.
Damien Chazelle, dopo i trionfi di Whiplash e La La Land,  si prende il rischio di un film più intimista e difficile portando sul grande schermo gli anni della corsa alla Luna visti dagli occhi di Neil Armstrong, l’astronauta che divenne il primo uomo a mettere piede sul satellite.

Armstrong é un pilota pragmatico, capace di gestire situazioni al limite e queste sue caratteristiche gli varranno un posto nel progetto Gemini, ovvero la missione di sviluppo e ricerca che porterà, non senza enormi costi sia monetari che umani, ai lanci Apollo e allo storico allunaggio del luglio 1969.
A dar vita e volto al più celebre degli astronauti é Ryan Gosling (alla seconda collaborazione con Chazelle), il quale porta sullo schermo un Armstrong rigido, chiuso e a tratti anaffettivo, sicuramente segnato dalla perdita dell’adorata figlia a causa di un tumore.
Nonostante il continuo sostegno e supporto da parte della moglie Janet (una bravissima Claire Foy, già nota per la sua straordinaria interpretazione della Regina Elisabetta nella serie The Crown), assisteremo, lungo tutta la durata della preparazione alla fase Apollo, al sempre maggior distacco di Armstrong dal pianeta Terra, ben prima della celebre impronta.
Se da un lato Chazelle  è capace di mostrare le sfaccettature di un’avventura così pionieristica ed umanamente al limite per i mezzi dell’epoca, confermandosi un regista in grado di  confezionare pellicole tecnicamente ineccepibili e visivamente di grande impatto, soprattutto grazie al grande realismo delle scene all’interno dei moduli delle missioni spaziali, la scelta di percorrere un po’ tutte le strade possibili trasforma The First Man in un calderone dove si accenna molto e si sviluppa poco.
Lontano dai sensazionalismi della vittoria americana della corsa allo spazio o dal thrilling che permeava  il cult Apollo 13, la parte dedicata a tutto ciò che porterà allo sbarco sulla Luna funziona ad intermittenza, oscillando tra i poco spiegati e quasi improvvisi successi del progetto Gemini e il tormentato approccio all’esistenza da parte di Armstrong, la cui storyline diventa una linea narrativa aperta, farraginosa nel mezzo e riallacciata sul finale con una scelta piuttosto telefonata.
Nelle più di due ore di film si assiste quindi ad un rimescolo quasi noioso, che si riprende con un guizzo nella scena dello sbarco sulla Luna – benché la Storia sia nota a tutti, si trattiene il fiato durante l’atterraggio del modulo lunare grazie anche a una regia, come già detto, di sicuro pregio.

Ma la storia del primo uomo fa fatica, paradossalmente, a decollare, incasellandosi su compartimenti  narrativi sigillati che si amalgamo tra loro poco e difficilmente, come se la vita dell’uomo Armstrong fosse incompatibile con il pilota e viceversa.
Si ottiene così un film che viaggia su due binari per la maggior parte paralleli, destinati a non incontrarsi mai salvo qualche sporadica eccezione.

VOTI FINALI
voto:
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Il Biondo
Capo Redattore e Co-fondatore

Grande amante del cinema, e questo è scontato dirlo se sono qua :­) Appassionato da sempre del genere horror, di nicchia e non, e di film di vario genere con poca distribuzione, che molto spesso al contrario dei grandi blockbuster meriterebbero molto più spazio e considerazione; tutto ciò che proviene dalle multisale, nelle mie recensioni scordatevelo pure. Ma se amate quelle pellicole, italiane e non, che ogni anno riempono i festival di Berlino, Cannes, Venezia, Toronto, e dei festival minori, allora siete capitati nel posto giusto.

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