FREE STATE OF JONES

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La potenza racchiusa nella scena in cui Newton Knight e i suoi uomini liberi chiedono le schede per votare lo schieramento dei repubblicani è emblematica, senza bisogno che si ricerchi una metafora o un collegamento con quello che ha attraversato e sta attraverso l’America.

Quella potenza non riesce a propagarsi per intero in Free State of Jones di Gary Ross, sebbene la perseveranza del contadino disertore del Missisipi Newton Knight sia una traccia indelebile della storia di ribellione ambientata nella Guerra Civile.
Un conflitto che non riguardò soltanto la condizione degli uomini neri, schiavi al servizio dei borghesi, fu una battaglia di concetto, di ideali semplici e non negoziabili.
Di tutto ciò, delle motivazioni, dell’anima dei protagonisti, del sangue versato Free State of Jones restituisce poco, Gary Ross fa della narrazione una cronistoria di date e avvenimenti epocali assemblate senza un approccio energico, vitale rispetto alla grandezza della vicenda con dei flash-forwards su un discendente di Knight che 85 anni dopo la fine della Guerra Civile venne imputato per aver sposato una donna bianca perché per un ottavo di sangue nero inseriti forzatamente.

Ciò che quel Newton Knight riuscì a compiere assieme alla sua banda di rivoltosi fu straordinario.
L’uomo senza catene interpretato da Matthew McConaughey non mollò un’istante perchè le battaglie continuavano nonostante i piccoli successi e le conquiste giuridiche (spesso ignorate).
Il racconto di Ross non ne valorizza a sufficienza l’anima bloccandosi in un approccio lento e descrittivo che a differenza di ciò che capita spesso di vedere quando si portano sullo schermo gesta avvincenti evita la sublimazione fine a stessa, il che è un passo avanti, dimenticandosi tuttavia di conferirgli un’anima oltre la mera storiografia.

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Fara
Redattore

- Il cinema per me è come un goal alla Del Piero, qualcosa che ti entra dentro all'improvviso e che ti coinvolge totalmente. È una passione divorante, un amore che non conosce fine, sempre da esplorare. Lo respiro tutto o quasi: dai film commerciali a quelli definiti banalmente autoriali, impegnati, indipendenti. Mi distinguo per una marcata inclinazione al dramma, colpa del Bruce Wayne in me da sempre. Qualche gargamella italiano un tempo disse che di cultura non si mangia, la mia missione è smentire questi sciacalli, nel frattempo mi cibo attraverso il cinema, zucchero dolce e amaro dell'esistenza -