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The Place – cosa sei disposto a fare per quello che pensi di volere?

Quando si ha una buona sceneggiatura tra le mani, non bisogna lasciarsela scappare. Ed è il caso The place. Un film che conferma il talento di Genovese alla scrittura e all’ indagine psicologica.

Dopo il grande successo internazionale di Perfetti sconosciuti, Genovese ha ricevuto carta bianca, come c’era da aspettarsi, per qualsiasi nuovo progetto. Tuttavia, il regista è troppo intelligente per non sapere che il pubblico, fidelizzato al successo di un anno e mezzo fa, avrebbe avuto aspettative molto più alte e sulla scia di quella precisa struttura narrativa.

Unità di luogo e cast corale, una specie di Perfetti sconosciuti 2: in fondo il pubblico si aspetta questo da The place, anche se non lo ammetterebbe mai.
Per fare qualcosa di nuovo senza tradire le aspettative del pubblico, Genovese ha puntato tutto sulla scrittura e un cast stellare.

Non più commedia ma dramma. Non più l’intimo salotto di una cena tra amici, ma un posto che potrebbe essere ovunque come da nessuna parte. Anche nella mente, o in sogno.

Se perfetti sconosciuti trattava in maniera pop l’ipocrisia e la fine dell’intimità, The place risponde a una domanda etica tanto semplice quanto efficace: cosa si è disposti a fare pur di ottenere ciò che si desidera? E un eccellente Valerio Mastandrea scrive su un quaderno tutte le possibili conseguenze.

In cambio, tutti dovranno svolgere un compito. per qualcuno sembrano più impossibile che per altri. Ma le persone possono fare anche più di quanto pensano. Alcuni riescono con successo, altri no. Il film è un lungo monologo, tutte le azioni vengono narrate e sta al lavoro degli attori rendere la concretezza di quei flashback vocali.
Si potrebbe puntare il dito sulla staticità, ma il racconto scorre e tiene serrati e curiosi di sapere come va a finire: lo spettatore è libero di immaginare ciò che è accaduto fuori, di farsi il proprio film in testa.

La chiave di lettura per comprendere la portata del film è la scelta. Tutto si gioca lì, anche scoprire cosa vogliamo davvero. Cioè ciò di cui abbiamo intimamente bisogno ma che non riusciamo spesso a trovare o ammettere.

Nemmeno con noi stessi.

Per un milione di motivi. La scelta è ciò che fa la differenza. La scelta di prendersi responsabilità, cura, di qualcun altro: spostare il proprio desiderio sugli altri.
È un film che potrebbe non piacere, ma che non lascerà nessuno indifferente.
Fotografia che strizza l’occhio alle atmosfere del mistery movie; regia sapiente, colonna sonora meravigliosa. Inizio moderato, ma, appena si collegano alcuni pezzi, prende totalmente.
Cast stellare, Mastandrea in stato di grazia, praticamene sempre in scena. Potrebbe rappresentare la coscienza?

Un film con alcuni limiti, ma bellissimo!

 

Recensione a cura di Margherita