Home Rubriche Horror “The house of the Devil” – di Ti West (2009)

“The house of the Devil” – di Ti West (2009)

Ti West l’avevo conosciuto la prima volta in uno dei cortometraggi dell’antologia horror “V/H/S”, dirigendo un episodio ( Second Honeymoon ) che non mi era affatto dispiaciuto. L’ho poi ritrovato con un altro corto, M for Miscarriage ) in un ‘altra antologia horror The Abc’s of Death, per poi vedere finalmente un suo lungometraggio, “The Sacrament”, ispirato alla persona di Jim Jones ed al suo tempio del popolo.


Non mi era dispiaciuto in nessuna delle tre occasioni West, anche se l’unico lungometraggio visto da me e diretto da lui, The sacrament, m’aveva lasciato un po’ con l’amaro in bocca perchè si poteva osare di più, volevo più tensione, più paura.
Era semplicemente questione di tempo, dovevo solo aspettare.
Perchè proprio poco tempo fa ho visto un altra sua pellicola, The house of the devil, e quello che era mancato nel precedente lungometraggio qui c’è. Un film che doveva essere un omaggio agli anni 80′, al tema della paranoia da setta religiosa tipico degli horror di quegli anni.

The house of the devil

Ma West ha fatto molto di più: non ha girato una pellicola come se fossimo negli anni 80′, il suo è proprio un film degli anni 80′, in tutto e per tutto. Riprese, ambientazione, costumi, personaggi, in tutto e per tutto ( il mangianastri che la protagonista si porta appresso per ascoltare la musica è un must di quel periodo ).
Il film parte come i più conosciuti “Amityville Horror” e “Non aprite quella porta”, ovvero avvisando lo spettatore che si tratta di una storia ispirata ad eventi realmente accaduti, come avveniva per quelle stesse pellicole in quegli anni.

C’è una ragazza al centro della storia, un’adolescente, la studentessa Samantha ( Jocelin Donahue ). La ragazza, in cerca di fissa dimora, deve racimolare soldi il più possibile per pagarsi l’affitto, e finalmente l’occasione per mettere su qualche risparmio arriva, perchè qualcuno chiama Samantha dopo aver visto un suo annuncio in cui si offriva come baby sitter. La ragazza accetta, nonostante le incertezze ed i dubbi della sua amica Megan ( Greta Gerwig). Le sue paure, una volta arrivate le ragazze nella casa degli Ulman, si riveleranno fondate, anzi, più che fondate.


Ed ecco che qui, anche se sempre a ritmo lento, il film comincia ad alzare l’asticella. Prima sembra tutto tranquillo, ma già la voce del signor Ulman quando contatta Sam per l’annuncio comincia ad inquietarci, e poi si arriva alla casa degli Ulman.
Lui, un tipo ambiguo, molto calmo ma di quella calma che può scoppiare da un momento all’altro ( ottima interpretazione di Tom Nooman ). La moglie, tipa altrettanto sinistra (Mary Woronov). E di sopra, il “bimbo” che Sam deve controllare, per quattro ore. Sembra poco si, una cosa da niente. Ma il bimbo non si vede, non piange, e anche questo non fa stare tranquilli. E poi si comincia.

The house of the devil

Sam rimane sola, Megan, non tranquilla, se ne va, gli Ulman escono, e qui parte il capolavoro di West. Il film avanza piano, piano piano, ma non ci si annoia, no, non ci si può annoiare, perchè si ha una paura pazzesca di quello che può accadere, di cosa può succedere. E quel bambino, non si sveglia mai? Cosa c’è di sopra? L’ultima parte del film preme sull’acceleratore, la molla , prima caricata divinamente da West esplode, e la pellicola non si perde nemmeno un po’, rimane coerente, la tensione c’era prima, e molto alta, rimane, e porta lo spettatore a voler sapere come tutto va a finire.

Ottime le interpretazioni dei personaggi e la caratterizzazione che West da loro. Prime su tutte le due amiche, Sam e Megan ; la prima un po’ insicura, tranquilla, calcolatrice ma facile a crisi di panico. Megan è più scaltra, più maldestra, anche nei modi ( la scena della pizza insieme spiega tutto questo in maniera esemplare). E poi loro: la famiglia Ulman, Mr e Mrs Nooman, ed il nucleo familiare non finisce qui, ma lo lasciamo alla vostra visione. Tutta l’atmosfera ci ricorda gli anni 80, ogni minimo particolare, e poi l’elemento principe, quello della paranoia da setta religiosa, che arriva nell’ultima parte del film, la ciliegina sulla torta. Ogni personaggio fa il suo, anche quelli secondari, le scene in cui accade poco / nulla forse spaventano più delle altre, ogni cosa è sempre al suo posto e questo non può che fare di “The house of the devil” un film che io vi consiglio assolutamente di guardare. Questi West farà ancora parlare di sè.

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Il Biondo
Capo Redattore e Co-fondatore

Grande amante del cinema, e questo è scontato dirlo se sono qua :­) Appassionato da sempre del genere horror, di nicchia e non, e di film di vario genere con poca distribuzione, che molto spesso al contrario dei grandi blockbuster meriterebbero molto più spazio e considerazione; tutto ciò che proviene dalle multisale, nelle mie recensioni scordatevelo pure. Ma se amate quelle pellicole, italiane e non, che ogni anno riempono i festival di Berlino, Cannes, Venezia, Toronto, e dei festival minori, allora siete capitati nel posto giusto.

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