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The end of the f***ing world- Recensione

The end of the f***ing world

Netflix ultimamente, nonostante titoli non meritevoli nel suo catalogo, ci sta proponendo anche prodotti di alta qualità, in molti settori. Questo, è proprio il caso di ”The end of the f***ing world”.

The end of the f***ing world” è una serie televisiva britannica, nota anche con il nome semplificato di TEOTFW. La serie, composta da otto puntate dalla durata di venti minuti, si basa sul fumetto omonimo di Charles Forsman. La bella e fresca serie, creata da Jonathan Entwistle, è una commedia drammatica nera, in grado di serbare grandi sorprese.

''The end of the f***ing world''
James è il protagonista di ”The end of the f***ng world”.

La vicenda di ”The end of the f***ing world” si basa su James (Alex Lawther) e il suo rapporto conflittuale con i propri desideri. James è un ragazzo abbastanza sociopatico di 17 anni, con manie particolari e proibite. Egli, infatti, da bambino compì vari atti sadici sugli animali. Arrivò anche a provocarsi autolesionismo con l’unico scopo di sentire qualcosa. Ma James ha un desiderio maggiore.

La sua bramosia infatti, è legata all’omicidio di un essere più grande e cosciente. James è fermamente convinto di essere uno psicopatico e tutto ciò che brama non è altro che ammazzare qualcuno. Così, sceglie la sua vittima, la lunatica, ribelle, sfacciata e problematica 17enne Alyssa (Jessica Barden). Il giovane, senza sforzarsi tanto essendo taciturno e timido, farà innamorare di lui la compagna.

Il predatore fingerà di amarla solo per poi soddisfare la propria voglia da vero killer. Alyssa, figlia di una borghese distratta moglie di un inaccettabile patrigno, scapperà di casa con James. Qui avrà inizio la loro avventura verso l’ignoto e la loro bizzarra relazione. James riuscirà, alla fine, a raggiungere il suo obiettivo?

''the end of the f***ing world

Quello che ci propone Forsman con ”The end of the f***ing world”, non è semplice, né di poco conto. Entwistle, nelle vesti di ideatore, ha saputo mostrare il fulcro del fumetto in tutta la sua marcia bellezza. Prendendo i fattori più  importanti da La rabbia giovane di Terrence Malick (la serie ne sembra quasi un rifacimento), essa riesce a ottenere una propria originalità.

I prodotti di spicco, per riuscire nel loro intento, devono possedere un’alta personalità. Questo vale per ”The end of the f***ing world”, opera che, pur figlia di predecessori (e si vede), si presenta con una propria identità. Nonostante gli omaggi (più che apprezzabili) alle figure di Bonnie e Clyde e a Natural Born Killers, qui ritroviamo un carisma che colpisce lo spettatore e lo tiene in pugno.

''The end of the f***ing world''
Jessica Barden è Alyssa in ”The end of the f***ing world”.

L’opera è breve nella sua complessità, ma ricca nella sua interezza. Ciò che siamo portati a vedere sono le conseguenze di traumi infantili irreparabili, di atmosfere malsane e mancata accettazione di sé. Vengono presi e assemblati tra di loro due personaggi completamente differenti, che, proprio grazie a questa diversità, riescono insieme a costruire un qualcosa di stabile tramite l’avventura, la formazione personale, il pericolo e la morte.

Quello che ci viene mostrato, ci dimostra come ognuno di noi costruisca una maschera per nascondere la vera e propria personale identità. Un meccanismo di difesa contro una società predatrice e sempre carnefice. Un’identità fragile e ricca di debolezze nascoste al mondo, sostituite da ribellione, maleducazione, menefreghismo, nichilismo e mancanza di umanità.

''The end of the f***ing world''
I ”fuorilegge” di ”The end of the f***ing world”.

La critica alla collettività che ci circonda è palpabile e amaramente cruda. Se in un primo momento, si porta a pensare che i personaggi siano orribilmente tremendi, assistiamo a un cambiamento positivo e maturo. Questo perché, persino il peggiore dei due, nulla può contro chi è più negativo e spaventoso di lui.

L’estraniazione dei protagonisti, che li porta a vagare senza meta e a diventare fuorilegge, è soltanto un evento che sottolinea la loro situazione iniziale. I due giovani, infatti, sono sin da subito dei reietti, outsider indesiderati con l’unico scopo di tentare una via di fuga alla ricerca della libertà. Alla ricerca di qualsiasi posto dove stare, poiché ovunque, all’infuori della loro abitazione, è per loro, casa.

''The end of the f***ing world''

L’inconsueta, grottesca e gelida storia d’amore, ha un suo sviluppo emotivo e una sua reale origine quando si pensa di essere arrivati all’inizio di una vicenda idilliaca e trionfante. Un inizio che ha il suo incremento, inaspettatamente, proprio quando v’è la fine di tutto. L’ostentazione di una maturità non ancora posseduta, si imbarazza dinanzi alle problematiche del mondo affrontate poi con la maggiore età.

”I due grandi problemi dell’adolescenza sono: trovarsi un posto nella società e, allo stesso tempo, trovare se stessi”, diceva Bruno Bettelheim. ”The end of the f***ing world” è una continua ricerca del vero e proprio io, in un posto in cui non ci si sente conformi e adatti. Un manifesto tragico e veritiero sul mancato senso d’orientamento dell’anima.

''The end of the f***ing world''
Alyssa e James in ”The end of the f***ing world”.

Gli spettri dell’esistenza non possono che terrorizzare il viandante lungo il suo sentiero, portandolo a desiderare il ritorno al passato da cui era in fuga per qualcosa di migliore, mai giunto. Si vuole tanto crescere in fretta idealizzando la crescita, per poi rimpiangere l’epoca in cui si era ancora inconsci delle crudeltà della vita.

The end of the f***ing world” è il simbolo di un’adolescenza ripudiata, perduta e deceduta. Perché ”la fine del fottuto mondo” è proprio questo, il passaggio dalla prima adolescenza all’età adulta. La fine di un’era degradante e spericolata, per far posto poi, all’origine e al contempo all’epilogo, di ciò che appare inaspettato, inevitabile e dannatamente vivo.