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The Act – Una storia vera

Il 20 marzo viene rilasciata sulla piattaforma streaming Hulu, The Act. La miniserie, in 8 puntate, narra gli eventi, realmente accaduti, che portarono all’omicidio di Dee Dee Blanchard.

In seguito agli eventi distruttivi portati dall’uragano Katrina, Dee Dee si trasferisce in una cittadina della Lousiana con la figlia Gypsy Rose. La donna ottiene subito il favore della comunità, apparendo come la madre perfetta e devota che si occupa della figlia gravemente malata. Gypsy è costretta a muoversi sulla sedia a rotelle, non può ingerire alcun alimento per via orale, assume molti farmaci che la indeboliscono e vive cristallizzata nell’identità di una bambina, nonostante non lo sia più. La ragazza scoprirà di essere vittima delle menzogne della madre, affetta da una forma di Münchhausen per procura. Stanca di essere soggetta a pressioni fisiche e psicologiche, la mente di Gypsy devierà portandola a gesti e conseguenze devastanti.

Dee Dee e sua figlia Gypsy

The Act fa emergere fin dai primi minuti, una sensazione e un contesto fortemente inquietanti e disturbanti. Il rapporto tra Gypsy e Dee Dee passa da un estremo all’altro. Da dimostrazione di affetto esagerate a minacce e violenze inaudite. Se inizialmente il rapporto è quello tra vittima e carnefice, raggiunta l’età adulta, Gypsy lo muta, ribaltandolo. Non riesce più a sottostare al volere della madre, che la vorrebbe sempre malata e bisognosa di cure. Gypsy si ribella. Se tutti i suoi tentativi di fuga sono sempre bloccati sul nascere, con una certa dose di violenza, allora bisognerà tentare la via più estrema.

Ne emerge una realtà fortemente alterata, ricca di segreti inconfessabili. Una storia di amore nocivo, troppo malvagio per essere vero, ma che, purtroppo, la società vive realmente. E’ quasi impensabile che una madre faccia del male al proprio figlio, spinta dall’amore. Perchè è proprio l’amore a rendere Dee Dee talmente cieca, da credere che la sua unica figlia debba avere dei problemi di salute. In quanto madre, è l’unica a poter capire le sofferenze della sua bambina e poterla curare.

Gypsy ha solo sua madre accanto nella vita. E’ la sua unica amica, la ama, si fida di lei ma allo stesso tempo la odia per le menzogne e le costrizioni. La realtà è che forse Gypsy non sa cosa sia realmente l’amore, quello vero, quello sano, in quanto l’unico modello a cui ha mai potuto accedere, è quello di sua madre, malato e pericoloso.

Gypsy si rifugia nel mondo dei social e dei siti d’incontro, unico modo per conoscere il mondo esterno. Su una piattaforma, entra in contatto con Nick, affetto da disturbo di doppia personalità e sessualmente perverso.

Presto, il castello di carta creato da Dee Dee, fatto di bugie e truffe ai danni di associazioni, cade frantumandosi. Non c’è più spazio per le favole, per la pietà o per l’amore madre-figlia. Quell’amore diventa il motore che da l’avvio agli eventi tragici della storia. 

Tutti questi elementi contribuiscono a rendere la storia di Gypsy un horror psicologico e visivo, in cui la ragazza gioca il doppio ruolo di vittima e carnefice. Da un lato sottostà agli obblighi della madre, sottoponendosi a a terapie violente che vedono mutare il suo corpo, fino a conseguenze devastanti (come la perdita dei denti). Dall’altro, diventa la manipolatrice di Nick, alternando scenate isteriche a strani approcci romantici.

Tutto in The Act è tragico, ossessivo e metodico. Si ha la sensazione di essere trascinati nel vortice di follia e disperazione di Gypsy e Dee Dee e di percepire la passione malata di Nick. Aiutano molto regia e fotografia in tal senso. Si passa dai toni colorati e tenui della casa, a filtri più oscuri e opachi, man mano che l’equilibrio tra Gypsy e Dee Dee collassa.

La casa è inizialmente ordinata, piena di giochi e pupazzetti di peluche, creando un atmosfera quasi fiabesca, nella quale Gypsy si identifica come una principessa Disney. Gradualmente quello stesso ordine viene meno e le stanze si riempiono di scatoloni e buste, piene di oggetti accumulati. Si ha una sensazione di caos e claustrofobia. Un timore di non poter evadere da un ambiente malsano, che si diffonde e fortifica.

Un elemento di centrale di tutta la serie è data dall’interpretazione delle due protagoniste. Il premio Oscar Patricia Arquette è una Dee Dee perfetta. Trascurata nel suo aspetto, è violenta e a tratti dolce e amorevolmente inquietante. Nel ruolo più difficile, ovvero una madre spietata, l’attrice domina la scena, connotando il suo personaggio di un’aurea tanto malata e pericolosa, quanto affascinante.

L’altra faccia della medaglia vede un’irriconoscibile Joey King che dimostra di sapere ben tenere testa alla “madre”, con la sua Gypsy. L’attrice è stata molto abile nel mostrare i diversi lati della giovane protagonista. Da una parte, una Gypsy dalla voce infantile e dolce, innamorata dei mondi fiabeschi e alla ricerca del suo principe azzurro. Dall’altro una predatrice, una giovane donna matura e pericolosa.

Ogni elemento narrativo e strutturale della serie, rende The Act non una miniserie che drammatizza all’eccesso una storia reale. Non c’è esagerazione, non c’è nulla di romanzato. Si può osservare solo una rappresentazione fedele degli avvenimenti, con toni inquietanti e forti – come d’altronde risulta essere la vera storia- grazie anche a delle interpretazioni validissime.

The Act  incarna un nuovo colpo vincente per la piattaforma Hulu, che può vantare valide produzioni come 22.11.63 e The Handmaid’s Tail. Dunque pensando all’alta qualità dei “predecessori”, anche The Act è una serie che intriga e sconvolge. Induce a una profonda riflessione circa la società e quanto davvero possiamo dire di conoscere la gente che ci circonda. Una madre amorevole e una figlia malata, la storia di una piccola famiglia che potrebbe abitare accanto a noi, può nascondere dei retroscena agghiaccianti.

The Act vi aspetta sulla piattaforma Hulu.

 

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Lagertha
Sono cresciuta a suon di pane, DiCaprio e amore

Nonostante la bellezza dei miei 25 anni, attendo ancora con ansia la mia lettera da Hogwarts... arriverà! Nella faida Classici Disney vs Studio Ghibli, io non mi colloco da nessuna parte, tanto le lacrime hanno sempre preso il sopravvento. Potrei continuare in questo modo ed elencare tutte le mie preferenze del cuore: da Hitchcock a Ozpetek, da Sons of Anarchy a Outlander (sono una romanticona)…ma no, io amo tutto ciò che sa emozionare, perfetto o imperfetto.