Home Speciale FESTIVAL ROMAFF13: Fahrenheit 11/9 – La recensione

ROMAFF13: Fahrenheit 11/9 – La recensione

Il terzo giorno della Festa del Cinema di Roma si apre con il nuovo documentario scritto, diretto e ideato da Michael Moore: Fahrenheit 11/9.

Doverosa un premessa prima di iniziare. Visto che il tema trattato è principalmente politico la recensione si concentrerà esclusivamente sul girato senza alcuna opinione personale.

Detto ciò non resta che iniziare immergendosi nel grande sogno americano.


MAKE AMERICA GREAT AGAIN 

Come si è arrivati alla clamorosa elezione di Donald J Trump alle presidenziali del 2016?

Questa è la domanda che Moore utilizza per far iniziare il film. Da Hillary Clinton ed i suoi sostenitori, che sicuri da mesi della vittoria, lasciano mestamente il proprio quartier generale a Trump e famiglia che salgono sul palco subito dopo aver vinto totalmente spaesati e con un aurea quasi funerea.

Ma questa è solo la punta dell’iceberg.

Il regista parte da lontano ed analizza, con il suo solito stile provocatorio, varie situazioni che hanno influito all’ascesa del miliardario di New York.

Dall’emergenza razziale all’avvelenamento da piombo, dalla sanità corrotta all’utilizzo delle armi, il regista fa un riassunto di tutti i suoi film precedenti dando vita alle testimonianze di chi ha vissuto sulla propria pelle queste realtà. Alcune scene fan venire la pelle d’oca perché, anche se vediamo così lontani da noi gli Stati Uniti d’America, possiamo rivedere tante storture presenti sia in Italia sia in Europa.

Moore disegna un panorama desolante dove a comandare sono i soliti noti e dove il denaro la fa da padrone assoluto. Si calpesta la dignità umana, si minaccia, si corrompe e si arriva a sputare addosso a decide di anni di lotte per l’uguaglianza. Si stimola la rabbia e si instilla la paura ed il risentimento verso il colore della pelle differente dal proprio. Il messaggio che arriva è solo uno: Prima gli americani

 Ma una speranza c’è.

Ci sono quelle persone che, stufe delle sparatorie nelle scuole, di essere sfruttate e sottopagate, di veder morire i propri cari per malattie dovute alla contaminazione dell’acqua, vogliono, ed in alcuni casi riescono, a far sentire la propria voce. 

Ma il sistema è troppo potente per essere abbattuto cosi facilmente.

Si scivola cosi verso l’inevitabile finale.

CONCLUSIONI

Che lo si ami o lo si odi Michael Moore continua, e continuerà, a far parlare di sé. Si può essere o meno d’accordo con le sue idee politiche e le analogie messe in scena ma è indubbio che mentre scorrono i titoli di coda una sensazione di forte disagio accompagna lo spettatore verso l’uscita.

Fahrenheit 11/9 chiude, forse, il cerchio della sua lunga filmografia.

Da vedere.

VOTI FINALI
4
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Byson
Amante da sempre di cinema e cresciuto nel buio e nella quiete dellʼunica sala cinematografica del paese, vivo lʼapprodo su JAMovie come un regalo, tardivo, da parte del Dio del cinema per tutti i giorni spesi a smontare, pezzo per pezzo, film osannati da tutti (chiedere ad Avatar per informazioni). Curioso su tutto ciò che riguarda lʼintrattenimento e grande appassionato di comics e manga, non ho un categoria cinematografica preferita ma amo particolarmente i film cult, lʼanimazione e la commedia trash italiana. Ultimo grande amore? Netflix!