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Il Ritorno di Mary Poppins – La Recensione

Quand’è che si smette di diventare bambini? Quando semplicemente si cresce anagraficamente o quando si dimentica tutta la dimensione della propria infanzia?
I figli del burbero Mister Banks, Jane e Michael, sono ora diventati adulti.
Michael  ha a sua volta tre figli che cresce da solo dopo la morte dell’adorata moglie.
Jane, sulle orme della madre suffragetta, si dedica all’attivismo politico battendosi per le fasce più deboli della popolazione.
Ma nella Londra della grande depressione le banche riscuotono i propri debiti pignorando le case di chi non può più pagare.
Proprio come Michael Banks, il quale ha pochi giorni per poter trovare le vecchie azioni della banca lasciategli in eredità da suo padre e sanare così il debito, mantenendo la proprietà della casa.
È in questo momento di difficoltà, in un colpo di vento che cambia – proprio come canta il lampionaio Jack nella lunga sequenza iniziale, che Mary Poppins plana di nuovo al numero 17 di Viale dei Ciliegi.

Per aiutare la seconda generazione di Banks a vedere la vita da un nuovo punto di vista.
Perché sia Michael che Jane, cresciuti, ricordano l’amata tata ma hanno dimenticato le avventure vissute insieme a lei, liquidandole come semplici elaborazioni di menti troppo fantasiose.
Così come i figli di Michael – Annabel, John e Georgie, segnati dalla prematura morte della madre e dalle difficoltà del padre nel gestire la situazione, sono a loro volta piccoli adulti cresciuti troppo in fretta e poco indulgenti verso loro stessi.
È qui dunque che la magia di Mary Poppins torna a restituire i giusti ruoli, nonché a ricordare insegnamenti perduti tanto ai Banks quanto allo spettatore.
Basterà allora una semplice vasca da bagno per immergersi letteralmente in avventure da ventimila leghe sotto i mari, oppure il disegno di una  carrozza  per entrare nel mondo spettacolare di un prezioso vaso.
Basterà il laboratorio sottosopra di Topsy, vissuto come una tragedia, ad insegnare che bisogna imparare a guardare le cose da un punto di vista diverso per trasformarle in vantaggi e non in terribili calamità.
Perché la fantasia è un’arma incredibile ma gli adulti tendono ad annientarla e soffocarla, dimenticando così i bambini che sono stati.
Per questo Mary Poppins è terribilmente necessaria, nella sua borsa senza fine e nella sua straordinaria abilità di interpretare la vita con leggerezza.
La pesante eredità di Julie Andrews nell’interpretare la tata perfetta sotto ogni punto di vista è mirabilmente raccolta da una meravigliosa ed elegante Emily Blunt, che si cuce addosso il ruolo omaggiando con ogni possibile rispetto ciò che fu fatto della Andrews e donando al personaggio fedeltà e rinnovata freschezza.
Lo stesso spirito del film originario non viene mai tradito grazie al continuo mescolarsi dei piani di fantasia e realtà, con la spettacolare scena della vasca da bagno a casa dei Banks o la bellissima sequenza animata in cui si inseriscono Mary Poppins e i bambini – proprio come accadde nella pellicola del 1964.
Ad affiancare Mary nelle sue avventure non ci sono più spazzacamini ma i lampionai di una grigia Londra capeggiati dal Jack di Lin-Manuel Miranda, forse poco conosciuto in Italia ma interprete ed autore straordinario: il suo Hamilton negli Stati Uniti ha fatto incetta di premi e di incassi.
Ma il mondo de Il ritorno di Mary Poppins è pieno di pezzi da novanta.
Dal banchiere Colin Firth ad Angela Lansbury (sì, proprio la Signora in Giallo), dal sempre bravo Ben Whishaw al ritorno di Dick Van Dyke in un divertente cameo, fino alla strepitosa Meryl Streep nei panni dell’eccentrica cugina di Mary.

Pollice in alto quindi per Rob Marshall che, quattro anni dopo Into the Woods, torna alla corte Disney con un progetto ambizioso e probabilmente anche molto pericoloso, ottenendo una promozione a pieni voti.

 

Articolo a cura de La Sposa