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Raya e l’ultimo drago, clamoroso trionfo di epicità ed estetica

In un regno spaccato noto come Kumandra una guerriera di nome Raya è determinata a trovare l’ultimo drago.

E’ uscito il 5 Marzo in esclusiva con accesso VIP su Disney+ (uscirà prossimamente comunque in sala e a Giugno per tutti gli utenti del servizio streaming) il nuovo film d’animazione Disney Raya e l’ultimo drago, un titolo molto atteso visto che ha subito rinvii a causa della pandemia.

Un film meraviglioso di incredibile bellezza che ricorda i classici film d’avventura Disney.

Una commistione di generi, dal western post apocalittico all’action puro passando per il fantasy. Il lungo prologo ci permette di conoscere già molto bene la protagonista Raya, una delle principesse più carismatiche e accattivanti della storia. E’ una ragazza spaccata come la terra che attraversa, senza fiducia per il prossimo, determinata e intelligente. Un personaggio molto umano, pieno di sfumature. Impossibile non amarla in tutto e per tutto, dal suo carattere, ai suoi vestiti senza dimenticare – e sottovalutare – la sua spada iconica degna della miglior spada laser di Guerre Stellari.

Raya e il drago Sisu

Raya e l’ultimo drago è un film molto femminile, ma non troviamo un femminismo urlato. Le donne sono forti, grandi combattenti e indipendenti. Funziona anche l’antagonista Namaari, un personaggio molto interessante e ben scritto. Sì, la sceneggiatura è veramente ottima: la storia è avvincente, intrattiene, è adrenalinica, divertente ed emozionante. Non ha una scena che non funziona ed è esteticamente uno dei più belli mai fatti.

Senza dubbio sbalorditivo, è un film d’animazione incredibile che non ha niente di meno rispetto a un live action.

Molto adatto a un pubblico adulto è, forse, il film più pessimista di casa Disney. Nella prima parte c’è molta desolazione, ma è molto potente questo voler salvare l’umanità e l’essere umani, di cuore. In un mondo dove poi non abbiamo fiducia nel prossimo, è molto interessante il messaggio finale. Sorprende, comunque, la grande espressività dei personaggi, la cura nei dettagli come l’acqua, i capelli e i costumi meravigliosi dal design pazzesco degni della miglior costumista di Hollywood. La struttura narrativa è la classica della fiaba: protagonista con missione, antagonista, vari aiutanti ma quello che vince in Raya e l’ultimo drago è la ciccia sopra a questo canovaccio. Non c’è un singolo personaggio che non funziona: Tuk Tuk è il tenero aiutante che tutti vorremmo anche come mezzo di trasporto, Tong è l’esempio di non giudicare mai un libro dalla copertina, Noi è una bimba simpaticissima e tostissima, Boun è adorabile.

Funziona molto bene anche Sisu, spalla comica del film mai irritante e infantile. Splendida a livello visivo, un omaggio ai draghi cinesi realizzata in maniera fantastica. La cosa bella del film è che il pericolo, la paura è sempre palpabile come la tristezza e i disagi di ogni singolo personaggio. C’è molta attenzione nella caratterizzazione e nelle sfumature. Le scene di lotta non le mandano a dire, ci sono belle botte da orbi e un iconico catfight tra principesse, il primo nella storia della Disney.

Sorprende anche una regia molto cinematografica con degli scenari mozzafiato che ti lasciano a bocca aperta. Fantastico trovare delle sequenze con altri tipi di animazione come quella in 2D e quella simile all’anime. Un bellissimo omaggio alla cultura orientale.

Non si sente la mancanza delle canzoni per quanto è solida la storia e troviamo comunque una magnifica colonna sonora ispirata, e molto versatile, di James Newton Howard. Ottimo il doppiaggio italiano su cui spuntano Veronica Puccio come Raya, l’eccezionale Alessia Amendola come Sisu, Jun Ichikawa come Namaari e Luisa Ranieri come Virana.

Raya Vs. Namaari

Raya e l’ultimo drago è un capolavoro sotto ogni punto di vista. Un trionfo di narrazione, epicità e di estetica. Imperdibile!

 

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GianDrewe
Redattore e Co-fondatore

Cantante lirico, attore, insegnante e... cinefilo! Amo il cinema in ogni suo genere con un'adorazione particolare per il cinema europeo specialmente britannico, visto che sono un sostenitore della scuola inglese. Molto spesso dalla parte opposta dei blockbuster e sulla strada degli indie e del cinema d’autore non solo di oggi... Pochi effetti speciali e molte emozioni!