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Quando il cinema salva l’anima : “The Wolfpack” – di Crystal Moselle (2015)

In prima linea, The Wolfpack – Il Branco , primo lungometraggio di Crystal Moselle, è una storia vera di sette fratelli, i fratelli Angulo. Ma è anche qualcosa di più. E’ un film che è un ode al cinema, al potere che esso, attraverso le emozioni che ci regala, ha di aiutare, cambiare, o migliorare, se non anche salvare la vita delle persone. Perchè in questo caso, nel caso dei fratelli Angulo, il cinema è stato proprio un‘ ancora di salvezza. Perchè la storia dei sette fratelli è alquanto compilcata : i ragazzi sono figli della ex hippie Susanne Angulo, e del peruviano Oscar Angulo, la figura che più di tutte ha condizionato la vita dei ragazzi. Si perchè Oscar, convinto che la società sia solo marcia e sporca, che il mondo esterno sia irrimediabilmente corrotto, e che non ci si possa fidare di nessuno all’infuori della propria famiglia, ha tenuto letteralmente segregati in casa i suoi figli, che hanno vissuto tutta la loro infanzia ed adolescenza in casa, studiando con la madre, vedendo il mondo esterno solo ed esclusivamente dalla finestra, e potendo far gruppo solo tra di loro.

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Ed è qui che è intervenuto il cinema; si perchè i ragazzi, spinti dal padre che ha comprato loro una valanga di Dvd, hanno trovato proprio nella settima arte l’unico modo che avevano per comprendere e realizzare che il mondo, fuori, è un ‘altra cosa, non è la realtà che loro hanno sempre vissuto dentro la loro casa, con un padre padrone che rifiuta anche l’idea del lavoro, visto come un metodo di sfruttamento dell’uomo da parte della società.
E così i ragazzi, seppur protagonisti di una realtà alquanto surreale, grazie a pellicole Cult come “Le iene” , “Pulp Fiction”, “Halloween”, “Velluto blu”, e molte altre ( vengono fatte moltissime citazioni a vari cult degli anni 70-80-90) , hanno instaurato un contatto importante con il mondo esterno, che è stato per loro un’ancora di salvezza non indifferente, unita alla loro alleanza, che si vede nel recitare insieme i loro film preferiti, nell’emulare nel canto i loro artisti preferiti, e nel loro modo di essere complici, per cercare di restare aggrappati a quella realtà che è stata loro tenuta nascosta nella quasi totalità da un padre alcolizzato ed alquanto egoista rispetto al futuro dei propri figli. Metacinema quindi all’interno del docu-film della Moselle, che all’ultimo Sundance Festival ha vinto il Grand Jury Prize e che ci mostra la forza che questi fratelli, grazie al loro essere numerosi , abbiano potuto resistere a questa realtà alternativa che il padre ha voluto dar loro, ma che grazie al loro fare gruppo, al “branco” a cui hanno dato vita, hanno tenuto un minimo di lucidità, hanno tenuto le loro menti aperte, per poter capire che nel loro modo di vivere, nella loro educazione, c’era qualcosa di sbagliato, e che oltre al mondo che c’era nella loro casa, fuori, li aspettava e li aspetta, molto e molto altro.

02Serviva una via di fuga per questo, ed il cinema ha avuto un ruolo importante, tanto è vero che i ragazzi, per allietare e rendere particolari le loro giornate, hanno anche cercato di riprodurre con i loro mezzi a disposizione le più grandi pellicole cult già precedentemente citate. Ed è stata proprio una delle pellicole viste dai ragazzi, a persuadere uno di loro a compiere un qualcosa di particolare, di rompere le regole, di fare qualcosa che forse, in quella famiglia, non sarebbe mai potuto succedere.
La forza del cinema, la forza che la settima arte ha sulle persone, la forza di portare sogni, speranze, idee, e forza nel cambiare la propria situazione quando questa non è ritenuta essere positiva. La regista dal canto suo rimane sempre imparziale, lasciando la scena ai sette fratelli ed alla famiglia Angulo, che ci racconta e si racconta, emozionando sicuramente ogni spettatore che ha visto o vedrà questa pellicola, che potrà risultare bella o meno bella, ma che sicuramente non potrà lasciare nessun cinefilo che si rispetti, indifferente di fronte alla storia di questi sette fratelli ed al loro sconfinato amore per il cinema, che negli anni, li ha tenuti aggrappati alla vita, e che forse un giorno, gli regalerà un futuro migliore che ognuno di essi sicuramente merita.

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VOTI FINALI
voto :
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Il Biondo
Capo Redattore e Co-fondatore

Grande amante del cinema, e questo è scontato dirlo se sono qua :­) Appassionato da sempre del genere horror, di nicchia e non, e di film di vario genere con poca distribuzione, che molto spesso al contrario dei grandi blockbuster meriterebbero molto più spazio e considerazione; tutto ciò che proviene dalle multisale, nelle mie recensioni scordatevelo pure. Ma se amate quelle pellicole, italiane e non, che ogni anno riempono i festival di Berlino, Cannes, Venezia, Toronto, e dei festival minori, allora siete capitati nel posto giusto.

‘Rest..In..Peace’