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Perchè Il Cavaliere Oscuro è un film imprescindibile

A 10 anni esatti dall'uscita italiana del Cavaliere Oscuro andiamo ad analizzare alcuni dei motivi che hanno fatto della pellicola di Nolan un capolavoro del genere.

Introduzione

Sono passati 10 anni dal Cavaliere Oscuro (The Dark Knight -per gli amici TDK), secondo capitolo della trilogia Nolaniana dedicata a Batman.

Begins era assolutamente un degno inizio, l’origin story di cui avevamo bisogno: Liam Neeson è sempre un ottimo insegnante e Christian Bale ci mette il cuore.

Ma TDK è di un’altra lega per ambizione e messa in scena: tutto è più grande, dagli effetti speciali, ai gadget dell’uomo pipistrello fino alle minacce verso Gotham e i suoi abitanti.

E che minacce:

Il Joker è un personaggio devastante, dalle mille sfaccettature, con il compianto Heath Ledger nelle parti di un villain sporco, dal passato oscuro e capace di scrutare nell’animo umano, estraendone il peggio. Ad oggi è davvero privo di senso paragonarlo al Joker di Nicholson, parliamo davvero di due caratterizzazioni completamente diverse, figlie del diverso approccio al personaggio che ebbe Nolan: il film da fumetto da una parte, l’epica tragica di un eroe (pur miliardario e coperto di Kevlar), dall’altra.

Il Cavaliere Oscuro

E difatti il Batman di TDK ha spirito di sacrificio per il bene supremo della sua amata Gotham; eppure sa sbagliare, inciampare per colpa dell’amore d’infanzia che mai avrà modo di vivere. In una rete di drammi, il dolore e il caos (le migliori armi di Joker) creerà mostri, oltre a permetterci di godere di incredibili interpretazioni.

L’anatomia di un capolavoro

Riprese di grattacieli dall’alto, una figura non ben precistata se ne sta di spallle a lato di una strada. Spalle ricurve, capelli oleosi, un borsone e una maschera da clown ciondolante in mano.

Un gruppo di persone mascherate da clown entrano in una banca svaligiandola magistralmente. In un crescendo ritmato i rapinatori cominciano a farsi fuori in modo sistematico uno ad uno, un piano folle e perfetto. Ne rimangono due, in quello che pare un insolito duello, uno dei due fa un passo indietro e l’atro viene investito da un autobus che sfonda le pareti della banca. Il superstite si toglie la maschera e scappa con il malloppo: è il Joker e nonostante siano passati solo 5 minuti è già chiaro a tutti che Batman – Il Cavaliere Oscuro sarà un capolavoro.

A riprova di questo, dopo tutto questo tempo, se si parla di film di rapina degli ultimi anni TDK fa la sua sporca figura, e neanche è un film di rapine.

Il Cavaliere Oscuro di Nolan

Andiamo per ordine. Il 2008 è un anno fondamentale per il genere. È l’anno in cui i cinecomic verranno definitivamente sdoganati in tutto il mondo e diventeranno come non mai fenomeno di massa non solo destinati ad un pubblico di giovani nerd con gli occhiali.

A Maggio esce nel mondo Iron Man e a Luglio Il Cavaliere Oscuro di Nolan. Due film e due modi di concepire il genere completamente diversi. Da una parte l’istrionismo e la coolness di Robert Downey Jr, dall’altra il volto tenebroso e il trasformismo di Christian Bale. Ma le scene emblematiche sono due: da una parte Downey Jr nel film ammette candidamente con la sua solita sfrontatezza di essere Iron Man, dall’altra il Batman di Bale/Nolan è in preda ai suoi tormenti interiori, la dicotomia tra il bene e il male è sempre più labile in lui e il fardello di essere l’eroe mascherato è ormai quasi insostenibile.

Il cavaliere oscuro
Due modi diversi, agli antipodi che corrispondono a delle vere e proprie dichiarazioni di intenti. Da una parte il cinema della Marvel fatto di puro intrattenimento sfacciato, colorato ed estremamente pop dall’altra la visione cupa, corale, personale ed iperrealistica di  Nolan, una trilogia a sé stante slegata da tutti che non ha bisogno di altro. Laddove Iron Man poneva le basi per un gigantesco universo condiviso il Cavaliere Oscuro rivendicava la sua autonomia ed indipendenza dal genere.

Nolan ha raccolto l’eredità del Giustiziere di Gotham nel 2005 dopo i nefasti colpi di genio di Joel Schumacher e ha portato il cinema di genere fantastico – fumettistico ad un livello mai visto prima e rarissimamente ancora oggi più toccato. Ha dato a Batman la sua visione personale e ne ha fatto una tragedia greca, un anti-eroe ricco di ombre e tormentato lontano anni luce dagli eroi senza macchia di stampo hollywoodiano. Nel cinema di Nolan non c’è spazio per il fumettistico, tutto deve essere assolutamente reale e plausibile. Ecco quindi che il Cavaliere Oscuro è un noir metropolitano a tutti gli effetti e Batman diventa affresco sociale e specchio della società in cui si muove.

L’ordine del Caos: il Joker

Se il Cavaliere Oscuro ha avuto un successo del genere e dopo 10 anni stiamo ancora qui a parlarne gran parte del merito è dovuto senza dubbio a Heath Ledger e al suo triste destino. Morto pochi mesi prima dell’uscita del film, il beffardo destino del mai compianto attore  australiano, ha contribuito a pervadere la pellicola di un alone di mistero quasi irreale. La maledizione di un personaggio estremamente iconico, maledetto e folle.

All’inizio delle riprese i fan si erano scagliati contro questa scelta, ad interpretare un personaggio del genere e a raccogliere la pesante eredità di un mostro sacro come Jack Nicholson non poteva essere Heath. Una scena, è bastata una scena (di cui sopra) per far ricredere tutti. Il Joker di Ledger è qualcosa che mai si era visto sul grande schermo prima d’ora. Un monumento alla follia e all’anarchia uno squilibrato totale, una scheggia impazzita che ha come unica ragione di vita il caos.
Il Pagliaccio Principe del crimine è la nemesi perfetta di Batman, il suo alter ego all’opposto. Nel Cavaliere Oscuro per la prima volta un eroe invece di ispirare il bene ispira il male assoluto:


se non ci fosse Batman non ci sarebbe Joker.


Anche i peggiori criminali hanno i loro codici: sono mossi dal denaro o dal potere. Il Joker di Ledger no, non ha regole, non sa che farne di soldi o potere. Lui vuole distruggere la società, minare le certezze di un individuo, distruggere i suoi principi e trasformarlo in quanto c’è di più simile a lui. Il Joker è una scheggia impazzita che trova nel Caos la sua essenza di vita facendone la sua religione. “Sai cosa c’è di bello nel caos?” è equo e non ha regole.”

Dieci anni dopo, il suo sorriso slabbrato, il suo sbiascicare sono entrate nella memoria collettiva di ognuno di noi.  È l’icona che trascende da essere icona e diventa definitivamente leggenda.

Rises ebbe l’arduo compito non tanto di far meglio, ma di essere un degno successore di TDK; con tutta la buona volontà però, i principi di realismo e di sceneggiatura solida di Nolan lasciarono spazio a un’epica sorretta da personaggi e vicende non altrettanto convincenti. Ma questa è un’altra storia, che in alcun modo offusca la grandezza di TDK