Home recensioni drammatico Partire o non partire?: “Un padre, una figlia” – la recensione

Partire o non partire?: “Un padre, una figlia” – la recensione

Quale padre non aiuterebbe la propria figlia? Quale padre non vorrebbe per la propria figlia il miglior futuro possibile, e soprattutto un futuro che le possa dare più di quanto egli è riuscito ad avere in giovane età.
E’ questo solo uno dei tanti temi affrontati nell’ultimo gioiello del regista rumeno Christian Mungiu, “Un padre, una figlia”, che all’ultimo Festival di Cannes ha vinto il premio alla miglior regia, dieci anni esatti dopo che un altro suo film, “4 mesi, 3 settimane, 2 giorni” si era aggiudicato la Palma D’Oro.
Un film che affronta molte tematiche partendo da un fatto centrale : Elisa (Maria-Victoria Dragus), figlia del protagonista, il buon uomo e chirurgo Romeo (Adrian Titieni), ha tra sè ed una borsa di studio in Inghilterra solo l’esame di maturità, il diploma, il “Bacalaureat” del titolo originale.

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La ragazza è molto brava ma poco prima della prima prova è vittima di un’aggressione, che ne potrebbe compromettere il superamento delle prove d’esame. Toccherà quindi a Romeo, il padre, trovare per la figlia una soluzione, non facile però da raggiungere.
Si perchè siamo in Romania, e Mungiu ci descrive bene nel suo film quello che è ancora la situazione del paese, quel paese che è diviso a metà tra la generazione che ha vissuto il regime di Ceausescu, quella del compromesso, quella che è convinta che della Romania nulla o poco si possa salvare o cambiare ancora, e quella più giovane, quella di chi vorrebbe fare le cose giuste, e non scendere a patti con nessuno.
Mungiu non si schiera con nessuno dei personaggi e con nessuna delle loro scelte ed azioni, semplicemente, da buon regista, ci mostra la realtà di questa situazione e dei suoi personaggi per quello che è, anche con lo stile di regia che adotta (personaggi ripresi spesso di spalle, no campi lunghi, mai primi piani); ci fa osservare, fa in modo che noi spettatori veniamo immersi nella vicenda, rimanendo però a poca distanza dai protagonisti, che non devono essere giudicati per quello che fanno. Lo spettatore non può che subito immergersi in una storia che procede lentamente ma che da sempre l’impressione che qualcosa stia per accadere, e quindi non risulta noiosa nonostante la durata superi le due ore.

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Ogni personaggio principale ha la sua caratterizzazione, su tutti poi spicca quello di Romeo, un brav uomo, un bravo chirurgo, che deve saper gestire diverse situazioni all’interno della sua famiglia, e della sua vita privata, sempre sotto pressione, sotto esame, come la figlia, che deve ottenere questa maturità, questo “Bacalaureat”, per sperare di poter un giorno avere un futuro migliore, in un paese che magari non abbia compromessi ma premi solo i migliori, o forse per cambiare quello che ancora di sbagliato c’è in Romania.
Mungiu è bravo nel mostrarci tutto ciò in maniera semplice, con dialoghi molto lineari e che non risultano mai scontati o forzati, puntando molto nel mostrare la realtà dei personaggi così com’è , anche nelle piccole azioni quotidiane (mangiare, sbucciare una mela, sistemare i vestiti). E poi l’elemento cardine della cinematografia rumena, il legame genitore/figlio che si scontra con la situazione socio-politica del paese rumeno, come avevamo già visto in “Il caso Kerenes”, e la voglia, più o meno sopita di questi giovani, di staccare questo cordone ombelicale che li tiene legati ai loro genitori, al passato rumeno, che loro vogliono, sempre di più ogni giorno che passa, riscrivere in un futuro migliore.

 

OTTIMO FILM

VOTI FINALI
voto
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Il Biondo
Capo Redattore e Co-fondatore

Grande amante del cinema, e questo è scontato dirlo se sono qua :­) Appassionato da sempre del genere horror, di nicchia e non, e di film di vario genere con poca distribuzione, che molto spesso al contrario dei grandi blockbuster meriterebbero molto più spazio e considerazione; tutto ciò che proviene dalle multisale, nelle mie recensioni scordatevelo pure. Ma se amate quelle pellicole, italiane e non, che ogni anno riempono i festival di Berlino, Cannes, Venezia, Toronto, e dei festival minori, allora siete capitati nel posto giusto.

‘Rest..In..Peace’