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Paranormal Activity- Dimensione Fantasma, Recensione

Paranormal Activity

Mai si avrebbe pensato ad assistere alla visione di qualcosa di talmente brutto da far accapponare la pelle. Ciò, sfortunatamente, è avvenuto con Paranormal Activity- Dimensione Fantasma.

Il ”film” è l’ultimo, per buona sorte, di una saga horror alquanto fortunata ma non propriamente eccellente di suo. Paranormal Activity- The Ghost Dimension conclude le vicende della saga di Paranormal Activity iniziata nel 2007 da Oren Peli.

Il regista israeliano è stato anche il produttore di tutti i capitoli successori. Tutti, tranne quest’ultimo, diretto da Gregory Plotkin  al suo debutto e prodotto dalla Blumhouse. Proiettato nelle sale inglesi e americane nel 2015,  è arrivato da noi in home video e sulla piattaforma Netflix.

Paranormal Activity
Ryan mentre guarda una delle videocassette in Paranormal Activity- Dimensione Fantasma.

2013. Ryan, Emily e la loro figlioletta di sei anni Leila vivono da tre anni in una nuova grande casa. Assieme a loro, per celebrare il Natale, il fratello di Ryan, Mike e Skylar. Skylar si accorge che Leila sta parlando con un amico immaginario, che chiama Toby. Proprio quel giorno, mentre sta sistemando la casa, Mike trova delle vecchie videocassette in una scatola, datate dal 1988 al 1992.

Le protagoniste delle videocassette sono le celebri Kristi e Katie, sorelle protagoniste dei primi film della saga. Le registrazioni mostrano eventi particolari, dove Kristi sembra vedere casa di Ryan, nonché lui e suo fratello. Eppure le videocassette sono di venticinque anni prima. All’interno, si parla anche di un’entità sovrannaturale, Toby, che piano piano comincerà a manifestarsi in casa.

Paranormal Activity
La piccola Leila in Paranormal Activity- Dimensione Fantasma.

Plotkin dirige il capitolo più dozzinale dell’intera saga di Paranormal Activity. Se lo spin-off del 2014 di Christopher B. Landon, Il segnato, rasentava il trash, poteva almeno vantare di intrattenere il pubblico. Lì, Landon aveva almeno creato una sorta di atmosfera vincente, abbattuta poi da una mala comicità sopravvenuta.

L’ambientazione fresca e cupa mescolata all’ironia de Il segnato, aveva donato una velata di freschezza alla saga horror, contaminata poi da bizzarrie male assortite.

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Brit Shaw è Emily in Paranormal Activity- Dimensione Fantasma.

Paranormal Activity- Dimensione Fantasma si discosta dallo spin-off e si ricollega a quello che può essere considerato, a grandi linee, il film più riuscito della saga: Paranormal Activity 3. Il lavoro che si avrebbe potuto svolgere, sarebbe stato più che buono. Il problema sorge quando le basi vengono sviluppate in maniera scadente, rovinando un prodotto che, collegandosi al fiore all’occhiello della storia di Paranormal Activity, avrebbe avuto qualcosa in più da dare rispetto al nulla.

Lo stile registico scelto, quello del found footage, è adornato da una visione più aperta sul paranormale. La videocamera qui, infatti, è lo strumento che consente ai personaggi di vedere il volto del male.

Ciò che, ad occhio nudo, non potremmo rilevare.

Paranormal Activity
La visione notturna in Paranormal Activity- Dimensione Fantasma.

Paranormal Activity- Dimensione Fantasma è un esperimento colmo di difetti, dove trovare dei pregi può sembrare un’impresa ardua. Persino il personaggio avvolto dal mistero del demone Toby ha avuto una fine più che immeritata nella realizzazione. Era molto più riuscita l’assenza del demone fisico, di quell’entità invisibilmente macabra che aleggiava nei corridoi della casa, rispetto a un mostriciattolo avvolto dal nero messo in scena come se fosse un personaggio di un videogame.

Se i primi capitoli miravano molto all’atmosfera e ai jumpscares voluti, qui non funziona nemmeno quello.

I jumpscare, che oggi vengono definiti elementi basilari dei film horror odierni, sono messi quasi a caso, realizzati in maniera mediocre e privi di ogni elemento che possa provocare inquietudine nello spettatore.

Paranormal Activity
Toby in Paranormal Activity- Dimensione Fantasma.

Per fare un horror oggi non basta soltanto creare a tavolino un salto dalla sedia. Bisogna anche farlo bene, in maniera cinematografica, coerente con le vicende e riuscito nell’insieme.

Il tutto dovrebbe essere condito da una sceneggiatura solida, che qui risulta abbastanza inesistente. I tre sceneggiatori Aufill, Pagan e Deutschman, avrebbero potuto impegnarsi di più invece di far esplodere il film soltanto negli ultimi sette, confusionari, lesti e insensati ultimi minuti.