Home Rubriche Horror Non solo Pennywise – “Gacy” – di Clive Saunders (2003)

Non solo Pennywise – “Gacy” – di Clive Saunders (2003)

I clown sono da sempre una figura tanto divertente, quanto spaventosa per certi versi. Divertente è il pagliaccio che ha dato vita ad uno dei marchi più famosi al mondo, lo straconosciuto Ronald McDonald, i clown divertenti sono quelli che fanno sorridere migliaia di bambini alle feste.
Ma noi cinefili, e non solo, ne conosciamo anche altri, che non sono proprio così simpatici e carini, e per far scattare un brivido nella schiena di chiunque basta fare un solo nome : Pennywise, il clown danzante, meglio conosciuto come “IT”, magnifica opera letteraria del maestro Stephen King. Ok si, Pennywise era davvero spaventoso , ma era soltanto un film.
La cosa veramente spaventosa però è che un clown cattivo, sadico, spietato, è esistito veramente. Era americano, grassottello, e conta nella sua personale “lista omicidi”, 33 vittime, nel periodo compreso tra il 1972 ed il 1979 : il suo nome è John Wayne Gacy.
Gran lavoratore, padre di famiglia, impegnato nel sociale (faceva appunto il clown per l’ospedale pediatrico della sua città), John Wayne Gacy in sette anni ha adescato, circuito, violentato, ed ucciso 33 giovani ragazzi, tutti seppelliti nell’intercapedine sotto la sua casa o nel vicino fiume Des Plaines.
E come per ed Gein, Aileen Wuornos, Ted Bundy e Jeffrey Damher (tanto per citarne alcuni), anche su un personaggio come Gacy, il cinema ha messo gli occhi, e grazie a Clive Sunders, nel 2003 è stato prodotto “Gacy” uscito negli States come “direct-to-video” ed arrivato in Italia nel 2008.
Un film che però non riesce a rendere pienamente la pericolosità, l’odio, il rancore, e le macabre azioni di uno dei serial killer più famosi della storia americana.
La pellicola, dopo un breve episodio dell’infanzia di Gacy, in cui capiamo che i rapporti con la figura paterna non fossero dei migliori, esegue subito un salto temporale portandoci alla vita del Gacy adulto, giù sposato, già clown, già serial killer. Quello che non va però è il feeling che si dovrebbe creare tra film-spettatore-serial killer. Quello non parte proprio mai. L’interpretazione di Mark Holton (spaventosamente somigliante al Gacy vero) non riesce a salvare una pellicola che di difetti ne ha veramente parecchi.

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Primo su tutti : la storia parte già con Gacy serial killer, e l’episodio iniziale della sua infanzia, non spiega quasi nulla di come il ragazzo, a causa anche dei suoi problemi familiari , sia poi diventato uno spietato serial killer che adescava nella sua quasi totalità, ragazzi adolescenti.
Poco riusciamo a capire della psicologia del personaggio Gacy, ed ancor meno sappiamo di quella delle sue vittime. Holton fa il suo, e non molto di più, ma è lasciato solo sia dalle altre prove attoriali, e dalla sceneggiatura, veramente veramente povera, e mai in grado di dare quella giusta tensione ad una pellicola che invece doveva averne molta al suo interno. questo fa si che non riesca nemmeno bene ad inquadrare il genere sotto il quale il film possa essere inserito : non c’è abbastanza violenza o sangue per chiamarlo horror, non c’è abbastanza tensione per definirlo thriller, e nemmeno tanto pathos da poterlo etichettare come drammatico.
La cosa che più delude ogni appassionato del genere e di personaggi come questi, è che non si può certo dire meglio di altre pellicole riguardanti personaggi come Damher, Bundy, o lo stesso Gein, il cui film ispirato alla sua persona è veramente di basso livello, nonostante le sue gesta abbiano creato per il cinema, galline dalle uova d’oro come Leatherface, Norman Bates e Buffalo Bill.
Nella maggior parte delle volte, come in questo caso, la pellicola parte già quando il serial killer è formato ed ha già ucciso molte persone, senza cercare di scovare nel suo passato sul cosa o chi l’abbia portato a commettere queste gesta, e tutta l’atmosfera del film, ci lascia per la quasi totalità della storia quasi indifferenti. Senza contare, che, come sempre accade anche in questo “Gacy”, quel poco di bello che il film può dare, viene a mancare se lo spettatore non conosce già a priori la vera storia del serial killer in questione, altra pecca che fa di questo film, un prodotto chiaramente sotto la sufficienza. Se amate conoscere personaggi come questi, guardatevi un documentario su di loro, vi divertirete senz altro di più.

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Il Biondo
Capo Redattore e Co-fondatore

Grande amante del cinema, e questo è scontato dirlo se sono qua :­) Appassionato da sempre del genere horror, di nicchia e non, e di film di vario genere con poca distribuzione, che molto spesso al contrario dei grandi blockbuster meriterebbero molto più spazio e considerazione; tutto ciò che proviene dalle multisale, nelle mie recensioni scordatevelo pure. Ma se amate quelle pellicole, italiane e non, che ogni anno riempono i festival di Berlino, Cannes, Venezia, Toronto, e dei festival minori, allora siete capitati nel posto giusto.

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