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Nader e gli immigrati di 2a generazione: Alì ha gli occhi azzurri (2012)

La storia che ci racconta il film di Giovannesi è quella di un immigrato sedicenne di seconda generazione, Nader, che vive a Ostia, con la sua famiglia.

Ci viene mostrata una settimana della vita del ragazzo, e del suo modo di poter al meglio combinare la cultura e i modi di essere del paese occidentale in cui vive (l’Italia), e quella più restrittiva (soprattutto per un giovane) del suo paese natio (Nader è egiziano).
Ecco così che uno dei suoi maggiori problemi sarà farsi accettare dalla famiglia della sua ragazza Brigitte, anche lei italiana come il suo migliore amico Stefano, con cui condivide avventure più e meno pericolose (la caccia all’uomo che un gruppo di rumeni organizza per punire Nader dopo una rissa in discoteca ne è un esempio).
Il regista ci mostra il percorso di maturazione che Nader deve compiere per provare a fondere le due culture che influenzano la sua vita.
Quella islamica e quella occidentale e trovare il suo posto nel mondo.

Nel film questo dualismo lo si può vedere in alcuni particolari. Nader non ha in realtà gli occhi azzurri, ma neri, come gli abitanti del suo paese natio, e porta un paio di lenti colorate per dare un altro colore ai suoi occhi.
Subito dopo l’inizio del film poi la famiglia lo allontana di casa (quasi a voler simboleggiare l’abbandono momentaneo della propria cultura per esplorarne una nuova) e il giovane si ritrova così in mezzo a notti passate all ‘aperto, nella metropolitana, sulla spiaggia, o in una  piccola stanza assieme ad altre persone senza fissa dimora come lui.
Giovannesi ci mostra il tutto in modo realistico e non lascia molto spazio alle emozioni ma ad una più razionale riflessione  sul tema dell’integrazione giovanile al giorno d’oggi.

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Il Biondo
Capo Redattore e Co-fondatore

Grande amante del cinema, e questo è scontato dirlo se sono qua :­) Appassionato da sempre del genere horror, di nicchia e non, e di film di vario genere con poca distribuzione, che molto spesso al contrario dei grandi blockbuster meriterebbero molto più spazio e considerazione; tutto ciò che proviene dalle multisale, nelle mie recensioni scordatevelo pure. Ma se amate quelle pellicole, italiane e non, che ogni anno riempono i festival di Berlino, Cannes, Venezia, Toronto, e dei festival minori, allora siete capitati nel posto giusto.

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