Home Rubriche Horror Musa – di Jaume Balaguerò (2017)

Musa – di Jaume Balaguerò (2017)

Un uomo di nome Samuel Solomon, sofferente dopo il suicidio della sua amata Beatriz, ha dei sogni e visioni di una donna che viene massacrata in un rituale da una setta malefica.
Giorni dopo al telegiornale trasmettono la notizia della morte di una donna, la stessa che ha sognato Samuel: una donna italiana di nome Lidia.
Andando nel luogo dove è stato commesso l’omicidio, trova un’altra ragazza, Rachel, lì presente perché anche lei ha sognata la medesima donna prima che morisse.
Le visioni, dallo studio di Susan Gilard, amica di Samuel, risultano essere collegate alla figura della Musa protagonista nella letteratura.
Da lì a poco, Samuel comincerà a indagare tentando l’aiuto di Rachel, una sorta di testimone che ha preso con sé un oggetto di misterioso valore ritrovato sul luogo del
delitto, imbattendosi in pericoli non previsti.


Balagueró sembra ripescare elementi cult di Nameless, un film spagnolo da lui diretto agli
esordi della sua carriera, il quale presentava tematiche assai simili a quelle del recentissimo e più che discreto Musa.
La differenza qui, a differenza di Nameless, però, sta non nell’azione compiuta, ma in chi
però, sta non nell’azione compiuta, ma in chi l’azione la fa.

Musa, che ben racchiude il protagonismo assoluto dell’opera balagueriana, ci riporta alla letteratura come mezzo di comunicazione: alla poesia come mezzo di divulgazione.

Nameless, dal suo canto, racconta della follia dilagante nell’umanità, di come la fiducia sia un fattore da eliminare in vista dell’imprevedibilità di chi credi di conoscere da una vita e per cui, sfortunatamente e terrificantemente, devi nutrire paura.
Musa invece è il ritratto dell’irreversibile astrattezza contro l’uomo, dell’astrazione contro la veridicità della ragione.
Il mostro che non bussa alla tua porta per chiederti il permesso di rubarti l’anima, bensì la creatura che subentra senza domandare il permesso quando l’anima già te l’ha rubata.

Col mistero delle Muse, Balagueró gioca con il mero e criptico esoterismo, in questo caso il mero e criptico esoterismo, in questo caso occultismo del proprio essere mediante l’apparizione del mostro altrui.
Tramite la dama nera di Shakespeare e i suoi sonetti impossibili, Milton e la signora Herberia di Firenze (fonte d’ispirazione per paradiso perduto) e tante altre, l’autore dell’opera ci pone dinanzi a dei quesiti fondamentali e accattivanti.

Ciò che leggiamo quanto può influire sulle nostre azioni? Ma soprattutto, ciò che vediamo è sempre come a noi appare?

Invito, evocazione, menzogna, punizione, predizione, passione, occultazione.
Le sette predizione, passione, occultazione.
Le sette dame nere, le muse, non sono altro che peccati che l’uomo stesso commette nei confronti del prossimo e, in primis, verso il proprio Io, sciagurato e martoriato dall’illusione di essere ciò che non si è, di nascondere principi e origini di rilevante importanza tramite sentimenti e azioni impregnate di sana  malvagità e di macabro terrore.
Le muse giocano con le parole e usano le poesie per inserirle nel mondo e, proprio come tale figura utilizza la sua arma migliore, la parola, per ferire l’altro, così l’uomo lo fa al proprio ego tramite l’indifferenza e l’errata l’auto- convinzione.

Balagueró è tornato e una cosa ce la insegna, e cioè che, nel bene o nel male, indipendentemente dal modo in cui può essere, giustamente o malevolmente interpretata, la poesia può fare cose incredibili.

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Il Biondo
Capo Redattore e Co-fondatore

Grande amante del cinema, e questo è scontato dirlo se sono qua :­) Appassionato da sempre del genere horror, di nicchia e non, e di film di vario genere con poca distribuzione, che molto spesso al contrario dei grandi blockbuster meriterebbero molto più spazio e considerazione; tutto ciò che proviene dalle multisale, nelle mie recensioni scordatevelo pure. Ma se amate quelle pellicole, italiane e non, che ogni anno riempono i festival di Berlino, Cannes, Venezia, Toronto, e dei festival minori, allora siete capitati nel posto giusto.

‘Rest..In..Peace’