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Much Loved – La recensione

Come in tutte le cose, spesso il giudizio che noi diamo ad un personaggio o ad una situazione, può essere completamente stravolto se, lavorando non poco, ne riusciamo a cambiare il significato che quella cosa ha per noi.
Spesso la figura della prostituta è vista come un qualcosa di negativo, di sporco, di malato, di perverso.

Ma dietro la figura di una donna che decide, volontariamente, per necessità, o perchè costretta, a far si che il proprio corpo diventi la propria ed unica fonte di guadagno, c’è sempre quella di un essere umano.
La figura di una persona magari fragile, o magari determinata, che vorrebbe dare a sè e ai propri cari un futuro migliore, ma non avendo a disposizioni armi migliori, deve utilizzare tutta se stessa per poter sbarcare il lunario.

Il loro mondo è quello della notte, fatto di feste, più o meno private, in mega appartamenti di lusso, con i ricconi di turno pronti a tirar fuori banconote come se piovesse di fronte alle loro sensuali movenze ed ai loro corpi mozzafiato.
E poi, alle prime luci dell’alba tutto finisce.
Terminata la festa, terminato l’alchool, la droga , che ha alimentato la serata, resta il guadagno più o meno alto che ognuna di loro è riuscita a portare a casa.
E la speranza, la speranza di un futuro alternativo, migliore.


E’ questo ciò che fa da sfondo all’ultimo provocatorio ed interessantissimo film del regista Nabil Ayouch Much loved, pellicola marocchina che non pochi problemi ha creato al suo regista e a tutto lo staff nel proprio paese d’origine, il Marocco appunto.
Il tema è già scottante di per se, quello della prostituzione, ed i problemi che Ayouch ha avuto per la sua realizzazione si sono spinti fino al limite massimo, quello xhe lo ha visto minacciato di morte in più e più casi.
Non di facile gestazione insomma la pellicola che vede protagoniste tre giovani e bellissime ragazze, un trio di prostitute appunto, capitanato dalla bella e sensuale Noha, una donna, una mamma, ancor prima che una prostituta.
Con le sue due amiche / colleghe Randa e Soukaina, dispensano amore a chiunque lo richieda nella città marocchina di Marrakech.

01Le tre ragazze sognano un futuro migliore, hanno ognuna di loro un desiderio da realizzare, ed anche i loro problemi, come Noha, che ha anche dei figli, ed una madre che non accetta lei e la sua vita, ma accetta in maniera molto ipocrita i soldi che lei le porta di tanto in tanto, pur sapendo da dove provengano.
Nel film Ayouch ci mostra le loro sofferenze, le umiliazioni a cui gli uomini, i loro ricchi clienti, siano essi occidentali, americani, o sauditi, le sottopongono, così come ci rende partecipe dei loro obiettivi, delle loro aspettative per una vita migliore, che potrebbe anche arrivare, che è li a due passi (l’Europa ed il mondo libero sono molto vicine a quella parte dell’Africa), ma che forse, come anche loro credono, difficilmente arriverà mai.

E accanto a loro, come un angelo custode, un uomo che non prende posizione, che non le giudica, e che anzi si mette al loro servizio, il mite Saïd, che impersonifica un po’ il regista stesso, che non vuole certo difendere o criticare nessuno con il suo film, ma solo togliere dal Marocco, dal suo paese natale, quel velo (non è usato a caso questo termine dato che parliamo di un paese islamico) di ipocrisia che circonda questa parte di mondo; una parte di mondo in cui pochi, dicono a molti, come comportarsi, cosa è giusto o sbagliato, cosa si deve o non deve fare,cosa deve e non deve essere mostrato.

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Ognuna delle tre ragazze è derisa e criticata per la propria vita notturna, ma ognuna delle persone care che gravitano loro attorno gode comunque dei loro introiti economici.
Come la madre di Noha o il fidanzato di Soukaina, mostrando che a volte, in queste situazioni, quelli sporchi e corrotti siamo noi, e non certo chi sceglie questa strada.
Un film duro ed allo stesso tempo delicato.
Un film che mostra momenti di forte drammaticità legati ad altri di forte amicizia e serenità, una serenità che le tre ragazze vorrebbero tanto avere, e che sembrano ritrovare solo quando finite le loro serate lavorative si ritrovano tutte e tre nel letto a sognare un’altra vita, insieme.

Il film, presentato al Festival di Cannes, è la seconda pellicola sponsorizzata dalla nuova casa cinematografica Cinema, di Valerio De Paolis, e segue il lungometraggio vincitore dell’ultimo Orso d’Oro a Berlino Taxi Teheran, di Jafar Panahi.
Moltissime critiche sono piovute addosso alla troupe, al regista, ed alle giovani attrici, soprattutto dallo stato Marocchino e dal mondo islamico tutto.
Ma non possiamo che ringraziare il lavoro e lo sforzo di Ayouch e soci, nell’aver perseverato e permesso, anche a noi occidentali, di poter usufruire della visione di un film molto toccante.
Un film che fa molto riflettere sulle nostre ipocrisie.


Ed ancora una volta, al centro di tutto, ci sono sempre loro.
Le donne, così fragili a prima vista, ma così forti e determinate dentro.
Accompagnate da quel fuoco sacro che le porta sempre e comunque avanti nonostante mille pregiudizi, discriminazioni e difficoltà.
Fuoco che non le fa mai mollare, o smettere di sognare.
Neanche di fronte ad un obiettivo, che forse neppure loro stesse, sanno di poter raggiungere mai.
Ed allora grazie Ayouch, grazie al cinema.
Ancora una volta.

VOTI FINALI
voto :
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Capo Redattore e Co-fondatore

Grande amante del cinema, e questo è scontato dirlo se sono qua :­) Appassionato da sempre del genere horror, di nicchia e non, e di film di vario genere con poca distribuzione, che molto spesso al contrario dei grandi blockbuster meriterebbero molto più spazio e considerazione; tutto ciò che proviene dalle multisale, nelle mie recensioni scordatevelo pure. Ma se amate quelle pellicole, italiane e non, che ogni anno riempono i festival di Berlino, Cannes, Venezia, Toronto, e dei festival minori, allora siete capitati nel posto giusto.

‘Rest..In..Peace’