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Mouth of Horror- Recensione del corto di Giovanni Aloisio

Mouth of Horror

Non è facile trovare qualcuno che, in Italia, sappia spingersi oltre nei generi cinematografici scegliendo però la strada di quello decisamente meno prediletto nell’epoca odierna: l’horror.

Giovanni Aloisio, autore pugliese, ha deciso di rimanere fedele al genere orrifico da lui scelto, seguendo le orme dei maestri italiani di genere che hanno fatto scuola in tutto il mondo dagli anni ’60 ai primi anni ’90. Aloisio, scrittore, musicista e saggista, ha co-scritto assieme ad Alberto Pallotta il recente libro Universo Dario Argento (2017).

L’ammirazione e la devozione per il maestro nostrano Argento è palpabile anche nelle sue opere cinematografiche, tra cui la sua ultima: Mouth of Horror.

Mouth of Horror
Agata Paradiso è la protagonista di Mouth of Horror.

Una donna (la bella Agata Paradiso) si risveglia al buio in un luogo che non riconosce. Attorno ad ella, tanti cadaveri ammucchiati e di fronte a lei, una feroce bocca disumana adornata da denti aguzzi. Non ricorda nulla di ciò che l’è accaduto, né più sa quale sia il suo nome.

Non essendo più consapevole della propria identità, la ragazza, spaventata dalla carneficina in cui è bloccata, grida disperatamente. La sua unica certezza è quella di essere stata inghiottita da una figura mostruosa e di risiedere nel suo stomaco.

Una certezza che, tuttavia, viene demolita appena la giovane tenta di chiedere aiuto col cellulare di uno dei cadaveri a lei vicini.

Mout of Horror
Mouth of Horror.

La capacità comunicativa di Aloisio è immediata; la sua vena creativa risalta soprattutto nella scrittura, dove niente è mai convenzionale. Seppur il titolo del cortometraggio possa rimandare a John Carpenter e al suo In the Mouth of Madness, la più grande fonte d’ispirazione sembra essere proprio Dario Argento.

E’ piuttosto infrequente ormai trovare una spirale psicologica, tipica soprattutto dei thriller di Argento, negli horror che ci propinano ogni giorno. Questo lavoretto furbo e pregevole lo fa però il regista barese, che tanto conosce il suo cinema e bene lo omaggia, non dimenticando mai però di improntare il proprio tocco.

Aloisio gioca con la psiche, la tormenta facendola ammattire per poi scaraventarla faccia a faccia contro sé stessa e la realtà tanto folle e delirante in cui tutti noi viviamo.

Mouth of Horror
I protagonisti di Mouth of Horror.

La recitazione del cast non perfetta è, in alcuni momenti, sopra le righe. La Paradiso ha l’estetica adatta e riesce nell’interpretazione facciale, avendo però bisogno di migliorare nel lato vocale. Domenico Tacchio stupisce in un gioco di ruoli, dove la lieve mancanza di fusione col personaggio viene dimenticata se si pensa a quanto sia riuscita la grottesca pazzia a cui ha prestato il volto.

Mouth of Horror è coraggioso, buono, ma non completamente eccezionale. Inferiore perciò al precedente La signora delle dodici notti, dove la paura regna sovrana. Aloisio si è dimostrato totalmente capace di esternare il buon lato tecnico. Il gioco di luci, lo studio dei colori e delle inquadrature, sono un suo marchio di fabbrica. Non fa per lui regalare splatter senza fondamenta, dove la trama non è ben delineata. Non fa per lui nemmeno emulare maestri del passato senza discostarsi dalla loro memorabile estetica.

Il messaggio di Giovanni Aloisio è forte e chiaro: riportiamo in vita l’horror vero, perduto e quasi dimenticato, sperimentando nuovi macabri orizzonti per tracciare nuove linee nel cinema del futuro.