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Miss Violence – di Alexandros Avranas (2013)

Che la crisi economica europea abbia messo in ginocchio i paesi di mezzo continente non è in discussione, come non è in discussione che il paese che forse è stato più messo  dura prova da questo periodo nero sia stato la Grecia, culla della storia e della cultura europea e mondiale.
Quello che però questa maledetta crisi non è riuscito a piegare, ma anzi, sta aiutando a crescere, è l livello del cinema greco, che negli ultimi anni sta sfornando pellicole e registi veramente di prim ordine. I loro film sono lo specchio della Grecia attuale, un paese in forte ristrettezza economica, in cui le famiglie devono proprio inventarsi di tutto per poter arrivare al mese successivo.
E questo di tutto ogni tanto, va fuori da ogni tipo di immaginazione.
Quello che poi è sempre al centro di molti dei film ellenici è sempre la famiglia, l’ultimo  baluardo di valori e morale che viene chiamata a resistere in questi periodi difficili. Anche quest’ultima difesa però in queste pellicole viene a cadere, ed allora la salvezza ci sembra molto lontana dall’essere raggiunta.
Come in “Dogtooth” nel 2008, anche in Miss Violence abbiamo una famiglia al centro della storia. E se nel film di Lanthimos i ruoli erano ben definiti ma di nomi non ne conoscevamo nemmeno uno, nel lungometraggio di Avranas invece non lo sono nemmeno quelli.
Ma partiamo dall’inizio. ll film ha subito un forte impatto perchè ritrae una famiglia intenta a festeggiare il compleanno della giovane Angeliki, anche se tra torte e danze varie, più che ad una festa sembra di essere ad un funerale. Non c’è una faccia che sorride, e quelle poche che lo fanno sembra siano state obbligate a farlo. Si capisce subito che c’è qualcosa che non va e nemmeno 5 cinque minuti dopo la festeggiata decide di dare la scossa alla festa : si siede sul balcone di casa, sorriso beffardo, e pum, si lancia giù.

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Da qui in poi, tramite le vicende della sua famiglia, una famiglia che sembra surreale, ma che purtroppo non lo è, (ed è qui che sta il malato ed il bello dei film greci) cominciamo a scoprire e le varie parentele e ruoli, che rimangono comunque non ben definiti fino all’atto conclusivo, e soprattutto il motivo che ha spinto la giovane a commettere quel gesto fatale.
Avranas, in Miss Violence gira un film utilizzando completamente gli spazi chiusi, ovvero quasi tutte le scene si svolgono nella “casa degli orrori” in cui abbiamo il capofamiglia, quella che dovrebbe essere sua moglie, Eleni, Myrto ed i piccoli Alkmini e Philippos.
Molti dei fatti che accadono all’interno della casa sono lasciati alla nostra immaginazione, e si svolgono o fuori inquadratura o dietro una porta chiusa, e piano piano capiamo bene ciò che accade, nonostante il padre padrone stesso in una scena scardini una porta e dica “non abbiamo nulla da nascondere qui”. E’ proprio la sua figura quella predominante, quella che muove, usa e abusa delle restanti pedine all’interno della famiglia. Il motivo del gesto di Angeliki viene presentato pezzo dopo pezzo come le tessere di un puzzle, e se all’inizio del film pensiamo di essere davanti ad un qualcosa di malato, con il passare dei minuti questo diventa prima una certezza, e poi, una triste ma normale realtà. Si perchè in Miss Violence, quello che accade all’interno della famiglia di Angeliki sembra inizialmente irreale, ma il collegamento ad alcuni comportamenti del capofamiglia con la crisi del paese greco possono avere una loro, seppur macabra logica.
I temi sviscerati nel film sono molteplici : uno di questi è sicuramente una critica rivolta non tanto all’ Europa che tiene ancora al guinzaglio la penisola ma quanto allo stato greco vero e proprio, deciso secondo l’opinione pubblica a voler far rimanere tutto allo stato attuale, per non far venire a galla cose che non si devono sapere. Se il mondo andava in una certa maniera tutto deve continuare così, e questa è una delle cose che più ci sconvolge in questo film, e lo si vede già dalla cena successiva alla morte di Angeliki, e nel resto della pellicola.

03Le scene di violenza non mancano, e oltre a colpire per lo scopo con cui sono perpetrate lo fanno anche visivamente, (durante la scena degli schiaffi ditemi che non desidera mandare avanti).
Tutto questo inferno domestico è girato alla perfezione da Avranos : spazi chiusi, pochi stacchi di macchina, attori che spesso si muovono e recitano fuori campo o dietro porte chiuse, o vengono ripresi a mezzo busto,colori freddi, asettici, spazi stretti, non c’è libertà nè di movimento nè di parola, sguardi degli attori che non comunicano la benchè minima sensazione, i pochi sorrisi che vediamo sono obbligati e senza sentimento, e forse l’unico vero e voluto è quello finale di Eleni, e capirete il perchè.
E tutto questo senso di angoscia è dato maggiormente da quello che immaginiamo possa accadere o sia accaduto che non da ciò che realmente vediamo in alcune scene. Nonostante il vero motivo del gesto di Angeliki venga fuori piano piano nella pellicola non ci si annoia neppur un secondo, perchè in ogni momento ci viene dato un piccolo tassello del puzzle.
Dei personaggi si sa poco nulla, di Eleni non si capisce nemmeno chi sia il padre dei suoi figli, e se sia uno solo ( e quel che si potrebbe intuire non è per niente bello), non c’è background per loro ma questo non fa altro che aumentare l’alone di mistero che deve rimanere attorno a questa famiglia e che lo stato greco deve mantenere sopra il suo popolo per continuare a tessere le sue trame oscure.
lo sgomento di fronte alle vittime di tutto ciò arriva ad un tale livello che molti si sentiranno poi sollevati dal gesto della povera Angeliki, quasi fosse l’unico modo possibile per lei di essere finalmente felice. Ma se questo è il prezzo da pagare, siamo veramente messi molto ma molto male.
Il film è stato presentato in anteprima alla 70a Mostra Internazionale del Cinema Di Venezia in cui ha meritatamente vinto il Leone d’Argento per la miglior regia e dove l’attore Themis Panou ha ottenuto la Coppa Volpi per la miglior interpretazione maschile.

La pellicola inoltre è ispirata ad una storia vera.

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Il Biondo
Capo Redattore e Co-fondatore

Grande amante del cinema, e questo è scontato dirlo se sono qua :­) Appassionato da sempre del genere horror, di nicchia e non, e di film di vario genere con poca distribuzione, che molto spesso al contrario dei grandi blockbuster meriterebbero molto più spazio e considerazione; tutto ciò che proviene dalle multisale, nelle mie recensioni scordatevelo pure. Ma se amate quelle pellicole, italiane e non, che ogni anno riempono i festival di Berlino, Cannes, Venezia, Toronto, e dei festival minori, allora siete capitati nel posto giusto.

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