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Two mothers (2013)

mothers

Adattamento cinematografico del romanzo “Le nonne”, opera del premio Nobel 2007 Doris Lessing, Two mothers è una produzione franco – australiana che vede in cabina di regia  Anne Fontaine. Il film è un mix di eros e trasgressione, con uno script iniziale molto particolare e che poteva dar vita ad una pellicola che apriva molti spunti di riflessione.

Nella storia abbiamo due madri, Lil e Roz, interpretate da Naomi Watts e Robin Wright, che sono sin dall’infanzia molto amiche, e forse qualcosa di più. Le protagoniste hanno due figli coetanei, Harold e Ian. Le donne sono molto legate, ancora di bell’aspetto, piacenti, e hanno ancora dentro un’anima giovanile che fa si che entrambe posino i loro sguardi e le loro attenzioni sul “figlio dell’altra”, dando vita ad un rapporto a 4 che sembra una semplice esplosione di attrazione fisica ma che dopo qualche istante sa molto di perverso.

Ed è proprio qui che forse la regista Fontaine poteva spingere di più : due donne mature ma ancora attraenti, e molto legate che si lasciano andare nelle braccia dei loro figli ventenni, due “Milf” e due “Toy- boy”, che danno vita a due relazioni che sanno tanto di incesto mascherato , in quanto sia Lil che Roz hanno una storia col figlio dell’amica ma questo poteva essere un malsano riflesso del piacere che le madri potevano provare per i loro figli.
La normalità e la complicità con cui poi le donne vivono queste due storie sembra altrettanto oscena, ma il tutto poi è lasciato li, non viene approfondito e ben gestito.

I due ragazzi non s’interfacciano quasi per nulla tra di loro durante le loro relazioni, le loro madri lo fanno poco di più, ed entrambe le relazioni non sfociano mai nell’erotismo più spinto e rimangono sempre li sospese , in quel limbo del vedo – non vedo che toglie molto mordente ad una storia che poteva generare un qualcosa di molto più profondo.

01 Two mothers

L’ambientazione dell’outback australiano fa si che la storia, un po’ particolare e non convenzionale sia isolata in un ambiente paradisiaco ed a sua volta un po’ fuori dal mondo.
Quello che insomma andava un po’ più strutturato ed analizzato viene presentato, gestito e concluso un po’ troppo frettolosamente ed in maniera un po’ ingenua, con un finale un po’ troppo convenzionale rispetto all’idea trasgressiva del film, e forse anche un po’ scontato.

Le interpretazioni dei protagonisti, sia delle due donne che dei due giovani non si fanno certamente ricordare, non hanno slanci e risultano alquanto prive  di qualsiasi incisività, come la stessa colonna sonora, che quasi nemmeno si nota.

Un peccato, un vero peccato perchè il parco attori (specialmente per quanto riguarda le quote rosa) non era affatto male, l’idea fondo era alquanto attuale e ricca di spunti riflessivi, ma ahimè, di questo film ci si ricorderà più sotto l’ottica dell’occasione mancata in cui non si è saputo dar vita ad un qualcosa di molto, molto più interessante e coinvolgente.

Un classico esempio in cui un ottimo romanzo, non trova il suo seguito in un film che non coinvolge, che non ha la giusta presa sul pubblico.

 

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Il Biondo
Capo Redattore e Co-fondatore

Grande amante del cinema, e questo è scontato dirlo se sono qua :­) Appassionato da sempre del genere horror, di nicchia e non, e di film di vario genere con poca distribuzione, che molto spesso al contrario dei grandi blockbuster meriterebbero molto più spazio e considerazione; tutto ciò che proviene dalle multisale, nelle mie recensioni scordatevelo pure. Ma se amate quelle pellicole, italiane e non, che ogni anno riempono i festival di Berlino, Cannes, Venezia, Toronto, e dei festival minori, allora siete capitati nel posto giusto.

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