Home Rubriche Outsider Macabro ritratto di famiglia : “Dogtooth” (2009)

Macabro ritratto di famiglia : “Dogtooth” (2009)

Dogtooth non è un film surreale, perchè le scene e le vicende che possiamo osservare durante il film non sono prese dalla fervida immaginazione del regista che racconta fatti distanti dalla realtà quotidiana. Quello che più spaventa in questo film è il fatto che gli eventi che vengono raccontati sono si distanti da molte delle nostre realtà, ma di surreale non hanno proprio nulla, perchè potrebbero benissimo accadere su questa terra, in ogni luogo, in ogni famiglia.
E’ proprio la famiglia infatti ad essere al centro di questa storia. Una famiglia di cui non sappiamo il nome, come per ognuno dei suoi componenti. Sappiamo solo che ci sono Padre, Madre, Figlio, e due figlie. Punto. Non sappiamo dove vivono, in che stato, in che via, non sappiamo nulla. Una cosa la sappiamo, quella che “Dogtooth” racconta non una storia surreale, ma un’ “altra realtà” .
Una famiglia, un padre padrone, una madre che osserva e non interviene, e tre figli, tenuti completamente all’oscuro da una qualsiasi forma di vita sociale. I tre ragazzi non hanno nome, non escono mai dalla loro casa, non hanno cellulari, telefoni, televisione. Sono completamente fuori dal mondo. Anche l’istruzione viene loro impartita tramite gli insegnamenti dei genitori, ma anche questa è completamente manipolata da essi, anche per il significato delle parole. E così lo zombie diventa un fiore che cresce sul prato, gli aeroplani sono dei semplici giocattoli che passano una volta ogni tanto.

01I tre ragazzi vivono in un mondo che non va nemmeno un millimetro oltre il confine della loro abitazione. Perchè fuori è vietato andare, non si può uscire dalle quattro mura domestiche. Solo da grandi potranno compiere questo passo , ovvero dopo aver perso il “canino” , il “Kynodontas” del titolo originale.
L’unico che ha contatti con l’esterno è il padre che che va a lavorare, e che porta ogni tanto in casa un’addetta alla sicurezza del suo luogo di lavoro, (ovviamente bendata, il perchè lo capirete), per far si che il suo pargolo possa sfogare i suoi istinti sessuali, mentre per le ragazze, il sesso è un qualcosa di completamente sconosciuto.
Il regista Yorgos Lanthimos dimostra che questi greci stanno diventando sempre più specializzati nel mostrarci tramite il grande schermo delle realtà familiari che nascondono quel male che un tempo eravamo soliti vedere solo in realtà più grandi e sviluppate (un altro esempio è “Miss Violence”). Ma qui, il sistema che funziona male, malato, degradato, è un semplice nucleo familiare, in cui c’è una figura centrale, un padre – padrone, che ha pianificato in ogni piccolo particolare la vita della sua famiglia e dei suoi figli, instaurando un totale annientamento della personalità, che mette la sua prole alla stessa condizione di un cane fedele che ubbidisce ciecamente al proprio padrone e fa di tutto per accattivarsene i favori ( e i figli si comportano letteralmente da cani in alcuni frangenti).

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Un attimo un attimo, quelle sono le tue sorelle!

In ogni sistema così ampiamente controllato però accade sempre che arrivi un elemento distruttore, esterno, che instaura all-interno di questa realtà la possibilità di un’ alternativa, di un altro mondo. E se anche un solo elemento del sistema viene influenzato da quello che può esserci fuori, allora si crea un problema, l’equilibrio viene a mancare, e la situazione può solo degenerare.
Il film di Lanthimos è un film incredibile, per molti motivi. Innanzi tutto perchè al suo interno ha delle scene veramente memorabili, e perchè nella tecnica con cui è girato, Lanthimos ci mostra di aver attinto parte del suo repertorio da maestri come Haneke e Von Trier, mostrandoci da vicino un mondo che noi crediamo non possa esistere, sbagliando nel pensare ciò. Alcune scene sono altamente simboliche e molto ben fatte, ( i ragazzi nella piscina ci ricordano un nenonato nella placenta, tanto i ragazzi sono attaccati alla famiglia, oppure altro grande momento è il dialogo afonico dei due genitori).
La fotografia usa colori chiari, lucenti, ma che non hanno nulla di rasserenante e positivo, le inquadrature specie nei dialoghi tra  i protagonisti sono tagliate per metà, vediamo solo uno dei due interlocutori. Il clima sembra e l’ambientazione sembra sereno, ma qualsiasi spettatore non vorrebbe mai trovarsi la.
I significati di questa famiglia così manipolatrice possono essere molteplici ; il tenere i figli così lontani dal mondo esterno potrebbe essere un attacco al mondo moderno che rovina soltanto i nostri ragazzi, oppure la famiglia ha perso quel suo valore e quel suo essere punto di forza che era fino a qualche anno fa, oppure la stessa famiglia rappresenta quella società che vuole tenerci all’oscuro dai suoi giochi e dal suo mondo, per non renderci personaggi scomodi e pericolosi, ma tenendoci buoni come dei cani fedeli ?
Insomma oggi come oggi è meglio vivere nella menzogna, nel non sapere cosa c’è fuori, oppure scoprire tutte e quante più verità possibili, anche se a volte possono alcune di esse rivelarsi più crudeli e spaventose delle menzogne ?
Tutto ciò viene da Lanthimos, viene dalla Grecia, paese in forte crisi economica e di identità, è un caso ?
Barbaramente non uscito in Italia, il film ha vinto il premio della sezione “Un Certain Regard” al 62º Festival di Cannes ed è stato candidato come miglior film straniero ai premi Oscar 2011, premio poi vinto da “in un mondo migliore” di Susanne Bier.

E’ un film che non annoia “Dogtooth”, è un film diverso, è un film che fa riflettere, che rimane. E’ da vedere, assolutamente.   

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Il Biondo
Capo Redattore e Co-fondatore

Grande amante del cinema, e questo è scontato dirlo se sono qua :­) Appassionato da sempre del genere horror, di nicchia e non, e di film di vario genere con poca distribuzione, che molto spesso al contrario dei grandi blockbuster meriterebbero molto più spazio e considerazione; tutto ciò che proviene dalle multisale, nelle mie recensioni scordatevelo pure. Ma se amate quelle pellicole, italiane e non, che ogni anno riempono i festival di Berlino, Cannes, Venezia, Toronto, e dei festival minori, allora siete capitati nel posto giusto.

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