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Les Revenants (1a stagione)

L’ho sempre detto ed in questa occasione lo ribadisco : i francesi quando si tratta di cinema, ne capiscono parecchio. E se poi cominciano ad inanellare successi anche con le Serie Tv allora pare proprio che difficilmente possano sbagliare un colpo.
Ed è proprio questa la sensazione che si ha al termine della 1a stagione di “Les Revenants” , serie ideata da  Fabrice Gobert e adattamento televisivo del film del 2004 “Quelli che ritornano” di Robin Campillo.
Una serie che strizza l’occhio a “Twin Peaks” ma che si differenzia il giusto da non essere oscurata da essa, che parla di morti/non morti come “The Walking dead” ma che non centra nulla con Rick Grimes e soci.
O meglio, si differenzia da quest’ ultima e ci fa capire il diverso punto di vista francese rispetto a quello degli americani : dallo Zio Sam tutto ciò che torna in vita è zombie, è imbrattato di sangue, vuole carne umana, non parla; in Francia un non morto è una persona qualunque, che non vuole cibarsi di carne umana, ma solo riavere il posto che occupava prima di lasciare questo mondo.

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Il pub del paese, non ti mette proprio tutta questa voglia di bere e divertirti

Ed è così per alcuni protagonisti di questa serie, ambientata in un piccolo paesino sulle montagne francesi, in cui la fanno da padrone vaste distese verdi ed una diga, una grande diga che è la prima protagonista della storia : la sua rottura 35 anni prima dei fatti narrati aveva provocato molti morti nel paesino in questione, a causa della fame. E 5 anni prima dei tempi attuali dalla diga era precipitato un pullmann di ragazzini, e una di loro, Camille (Yara Pilartz), all’inizio della nostra storia, ritorna in vita, non si da come, non si sa da dove, e non si sa perchè lei. E non è la sola a farlo, perchè ce ne sono altri di “ritornati”, come il piccolo Victor (Swann Nambotin), il giovane Simon (Pierre Perrier), Viviane (Laetitia de Fombelle), morta proprio in occasione della distruzione della diga, e l’assassino seriale Serge (Guillaume Gouix).

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“Ben tornata”, Camille

Lo sgomento di coloro che avevano perso le persone care è tanto, ancora più grande quando si accorgono che i presunti “ritornati” non ricordano nulla dell’accaduto e soprattutto riprendono la loro vita come se nulla fosse, con solo un paio di problemi : non riescono a dormire, e mangiano come se non ci fosse un domani.
Le vicende dei ritornati da subito si intrecciano con coloro che per anni hanno pianto la loro morte, come la famiglia di Camille, composta dai genitori separati Claire (Anne Consigny) e Jerome (Frédéric Pierrot) e da sua sorella gemella Lena (Jenna Thiam), come per Tony (Grégory Gadebois) fratello di Serge, per Julie (Céline Sallette) che si prende cura fin da subito del piccolo Victor, e per Adèle ,fidanzata con Simon che si è suicidato proprio il giorno delle loro nozze.

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Miss “entusiasmo” Julie. Prende le stesse vitamine di Pirlo

Come se non bastasse oltre al caos emotivo che queste persone hanno portato alla comunità col loro ritorno cominciano ad accadere cose strane, la luce che va e viene, l’acqua della diga che scende sempre più e quelle strane ferite nei corpi dei vivi e dei morti.
“Les Revenants” è una serie che si fa guardare dalla prima all’ultima puntata, non perchè sono solo 8 ma perchè ogni episodio risolve sempre qualche questione e ne apre sempre di nuove, il puzzle va completandosi puntata dopo puntata ma ogni volta c’è sempre un pezzo di cui non conosciamo la giusta collocazione e che ci spinge con molta facilità ad essere molto curiosi per seguire la puntata successiva.
L’ambientazione è ottima, un paesino sperduto che già dalle prime inquadrature da l’impressione di nascondere qualcosa di ambiguo, di poco  chiaro, un bel paesaggio che però non ha l’aria da location per pic nic in famiglia. I personaggi principali ed anche quelli che gli ruotano intorno sono ben caratterizzati ed i loro background e le loro personalità vengono ben spiegate ed elaborate nel corso delle varie puntate. La serie è piena di simboli e significati più o meno nascosti : la diga che protegge il paesaggio dall’ acqua non è invece in grado di proteggere la comunità dai ritornati, la diga sembra quel crocevia tra la vita e la morte,dove i vivi si gettano perchè troppo disperati dalle loro perdite o spaesati dai ritorni, e dove invece coloro che erano scomparsi ritornano.

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C’è di tutto in fondo al lago

Ogni puntata ha la stessa struttura, si parte dai fatti antecedenti ai ritorni e si ripiomba nel presente, seguendo le vicende dei vivi, e dei non morti, che sembrano essere più spaventati di coloro che hanno lasciato una volta rientrati nella loro vita. Perchè qualcuno li ha dimenticati, altri hanno deciso di ricominciare, e quindi la disperazione e lo sgomento sono da entrambe le parti. Unica cosa che forse stona, la troppa facilità con cui molti personaggi riprendono la loro routine una volta che i loro scomparsi sono tornati in vita, come succede per la famiglia di Camille, contando che tutti i fatti si svolgono nell’arco di una sola settimana.
Non tutte le risposte verranno a galla al termine della 1a stagione, ed anzi nasceranno nuove domande a cui risponderà la 2a, già annunciata, che vedrà, causa un evento che non vi stiamo qui a dire, i vivi ed i ritornati sempre più legati tra loro, grazie ad un episodio chiave verso il finale della 1a stagione.
Dobbiamo e vogliamo promuoverla e consigliarla questa serie, che tra i suoi tanti pregi ha anche una colonna sonora fantastica, grazie alle musiche dei Mogwai.
Non perdetevela, solo 8 puntate, noia zero, e tanta, veramente tanta tanta roba.

APPROVATA

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Il Biondo
Capo Redattore e Co-fondatore

Grande amante del cinema, e questo è scontato dirlo se sono qua :­) Appassionato da sempre del genere horror, di nicchia e non, e di film di vario genere con poca distribuzione, che molto spesso al contrario dei grandi blockbuster meriterebbero molto più spazio e considerazione; tutto ciò che proviene dalle multisale, nelle mie recensioni scordatevelo pure. Ma se amate quelle pellicole, italiane e non, che ogni anno riempono i festival di Berlino, Cannes, Venezia, Toronto, e dei festival minori, allora siete capitati nel posto giusto.

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