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Le leggi del desiderio (2014)

Spiegateglielo.
Diteglielo.
Qualcuno dica a Muccino che di anni non ne ha più 15 e che quindi, al suo terzo film, non può più comportarsi, agire, parlare, atteggiarsi come un ragazzino alla prima cotta.

Non possiamo vedere ancora una volta un inseguimento all’aeroporto con scontatissimo lieto fine, non possiamo.
Non siamo in un film di Moccia.
E la tematica non è l’amore che vince sempre e comunque sopra tutti i problemi e a qualsiasi età.
E se a questa non leggera incazzatura sommiamo quella che l’idea di base era più che buona, idea intesa come il personaggio che Muccino intepreta nel suo ultimo film Le leggi del desiderio, allora l’incazzatura sale ancora di più.

Si, anche voi potete fare film migliori dei suoi

Si, perchè nel nostro paese, ormai sono sempre più presenti quelle persone che come lavoro, come passione, vogliono spingere più in alto quelle che nel lavoro, nella vita, nell’amore, hanno bisogno di aiuto, o non riescono a sbocciare definitivamente.
Stiamo parlando dei life coach.
Una figura che in molte parti del globo è paragonata a quella di un santone, di un ciarlatano, del nuovo salvatore della patria.
Di colui che può aprire le nostre menti e farci comprendere e realizzare che con i nostri semplici desideri, possiamo muovere il mondo o far andare al contrario la corrente di un fiume.
Basta volerlo, basta desiderarlo.

Nicole Grimaudo è l’impacciata Matilde

Ecco allora che la storia del film di Muccino vede come protagonista Giovanni Canton, life coach di grande fama che per convincere anche i suoi detrattori più ostici organizza un esperimento.
Raccogliere tre persone semplici, goffe, non realizzate, succubi della società, della loro famiglia, del loro capo e trasformarli.
Farli realizzare, farli diventare qualcuno, qualcuno che conta.


I tre che fanno parte del suo esperimento sono la perpetua Luciana (
Carla Signoris) che ama scrivere quelli che lei definisce romanzi d’amore ma che sono più spunti (e forse qualitativamente migliori) di opere erotiche come 50 sfumature di grigio , Ernesto (Maurizio Mattioli), un venditore appena licenziato convinto che le sue abilità possano far vendere ghiaccio ad un eschimese, e la goffa e impacciata Matilde (Nicole Grimaudo), amante del capo che però nel luogo di lavoro le affida i compiti più stupidi e meno dignitosi.
Tre sfigati, che con le tecniche del grande motivatore Canton possono spaccare il mondo, tornare alla ribalta.
Si bene, siamo tutti carichi, vediamoli in azione questi motivatori dai.
Pronti.
Via………

E vai di coaching

Ecco, è qui il problema del film, il via. Si parte, un Canton / Muccino carico, che dispensa consigli banali e stradecantati, e poi……
E poi comincia l’ effetto Moccia.
L’effetto del grande Guru che sembra immerso in una dura scorza che lo rende irresistibile e invincibile e che invece è fragile.
Vuole il vero amore, ha bisogno anche lui di essere motivato.
Si lui, il povero Spifi (il soprannome del sopra citato Canton quando non è un supereroe).


Ecco qua che dopo i primi minuti in cui tutti c’aspettavamo un film su una delle figure più discusse degli ultimi tempi e sul quale veramente si poteva e si può ancora fare (grazie all’errore di Muccino) un gran film, diventa la banale storia d’amore scontata di un motivatore duro dal cuore tenero e della sprovveduta porta borse / addetta alle fotocopie che scopre qual’è il suo vero amore.

C’è anche Luca Ward nel cast

Da qui in poi è una strage.
Dialoghi da quinta elementare, fatti che sono già scontati ancora prima che accadano, lieto fine già ipotizzabile e certo prima di metà film, ed il il morbo di Moccia che dilaga……….
Occasione buttata via, una pellicola che poteva far vedere da vicino quello che spinge queste figure nel loro lavoro, cosa le fa essere così altamente positive e sicure nei loro obiettivi, ci mostra invece una storiella d’amore in cui il messaggio di fondo è il banale se vuoi qualcosa puoi ottenerlo.
No, non era questo che ci aspettavamo, non è questo quello che volevamo da questo film forse.

I dialoghi sono troppo semplici, la trama scontata, i personaggi non creano la giusta empatia con lo spettatore, e rimangono degli stereotipi con i quali è difficile identificarsi.
Muccino non spicca nella sua interpretazione.
Un po’ meglio fa la Grimaudo ma non ci siamo comunque, quei pochi sorrisi ce li regalano Mattioli e la Signoris, ma nemmeno il vocione di Luca Ward può salvare la baracca.

Ora trovatemi un motivatore (serio) per vedere il prossimo film di questo regista.
Perchè ahimè, ora come ora, di un altro Muccino non voglio sentirne più parlare.

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Il Biondo
Capo Redattore e Co-fondatore

Grande amante del cinema, e questo è scontato dirlo se sono qua :­) Appassionato da sempre del genere horror, di nicchia e non, e di film di vario genere con poca distribuzione, che molto spesso al contrario dei grandi blockbuster meriterebbero molto più spazio e considerazione; tutto ciò che proviene dalle multisale, nelle mie recensioni scordatevelo pure. Ma se amate quelle pellicole, italiane e non, che ogni anno riempono i festival di Berlino, Cannes, Venezia, Toronto, e dei festival minori, allora siete capitati nel posto giusto.

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