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La solitudine dei numeri primi (2010)

I numeri primi sono quei numeri divisibili solo per 1, o per se stessi. All’interno di questo gruppo rientrano anche quelli gemelli, 2 numeri primi vicini tra loro, come l’11 e il 13 ad esempio, così vicini che quasi si toccano, ma mai in grado di poterlo fare a causa di un numero che si pone tra di loro.


E’ proprio così che possiamo descrivere i personaggi principali del film diretto da Saverio Costanzo (figlio del baffo più famoso d’Italia) La solitudine dei numeri primi.
E a rappresentare i nostri 11 e 13 presi prima d’esempio sono Alice (Alba Rohrwacher) e Mattia (Luca Marinelli), due personaggi che vivono in un mondo loro, fatto di emarginazione e solitudine, voluta e imposta da se stessi e dal mondo esterno.
Le loro vite, così simili, anche se per motivi diversi risalenti alle loro tristi infanzie, arriveranno in vari momenti a sfiorarsi, li e li per congiungersi l’una con l’altra.
Ma come i numeri gemelli, non riusciranno mai ad entrare definitivamente in contatto, anche per la loro incapacità a comunicare i propri sentimenti e le proprie emozioni.

Nel film avremo modo di scovare più a fondo nelle loro esperienze passate, che li hanno resi così solitari e sospettosi di  tutto ciò che li circonda.
Buona la prova dei due giovani attori, sempre più emergenti nel panorama cinematografico italiano, e gradevole anche la pellicola, che riprende in alcuni suoi momenti le atmosfere dei film di Dario Argento, anche con l’ausilio della musica.
Una pecca: a volte il livello di drammaticità che ruota attorno ai due protagonisti sembra esasperato.


Il film, presentato in concorso alla 67a edizione della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia vede anche la presenza nel cast di Maurizio Donadoni e Isabella Rossellini.

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Il Biondo
Capo Redattore e Co-fondatore

Grande amante del cinema, e questo è scontato dirlo se sono qua :­) Appassionato da sempre del genere horror, di nicchia e non, e di film di vario genere con poca distribuzione, che molto spesso al contrario dei grandi blockbuster meriterebbero molto più spazio e considerazione; tutto ciò che proviene dalle multisale, nelle mie recensioni scordatevelo pure. Ma se amate quelle pellicole, italiane e non, che ogni anno riempono i festival di Berlino, Cannes, Venezia, Toronto, e dei festival minori, allora siete capitati nel posto giusto.

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