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JAM incontra……Elisa Zanotto!

Oggi torna ospite a JAMovie Elisa Zanotto, giovane promessa del panorama cinematografico italiano, che ha già preso parte a molti cortometraggi, al film di Alex Infascelli Nel nome del male, ed attualmente è in sala con il film Lazzaro, del regista Paolo Pisoni.

 

1) Come sei entrata a far parte del progetto del film Lazzaro?

Nel modo canonico.
Paolo ha messo l’annuncio on line. Io ho mandato foto, CV e reel, sono stata selezionata. In seguito Paolo mi ha mandato una scena (il primo dialogo tra i due protagonisti), chiedendomi di fare un video provino, trasformandolo in una sorta di monologo.
Io in quel periodo facevo un lavoro piuttosto umile per mantenermi a Roma, avevo turni massacranti e solo un giorno libero a settimana, durante il quale dovevo sbrigare le faccende di casa.
Insomma non riuscivo a trovare il tempo di studiare la parte.

Paolo, che ovviamente non era a conoscenza della mia situazione, dopo un po’ mi aveva messa alle strette dicendo che gli sembravo la ragazza più adatta al ruolo, ma che se avessi aspettato ancora un po’ lo avrebbe assegnato a un’altra.
Così avevo adottato questo stratagemma: avevo posizionato il cellulare davanti allo schermo del PC in modo da poter sbirciare le battute durante la ripresa.
Il risultato era buono, così lo avevo inviato.
E così è iniziata l’avventura.
A Paolo l’ho confessato solo qualche mese fa.
Si è fatto una bella risata.

 

2) Parlaci del tuo personaggio all’interno del film. E’ più facile per te interpretare un personaggio molto affine al tuo modo di essere o il contrario?

A essere onesta non mi pongo mai questa questione.
Della recitazione mi affascina la possibilità che ci dà di entrare nei panni di un’altra persona. È liberatorio, avvincente, minuzioso (beh, col tempo, insomma, i grandi attori lo sono, io spero di diventarlo).
Inevitabilmente ci trasciniamo qualcosa di nostro nei personaggi, soprattutto quando non siamo così bravi da avere un controllo totale su tutto (e quindi voce, postura, micro-espressioni sono magari le nostre), non è proprio il caso di concentrarsi anche sugli aspetti psicologici simili.

Il rischio è quello di portare in scena se stessi, che è doppiamente noioso: per il pubblico, ma anche per l’attore.
Recitare può essere più divertente di così, ed è un vero e proprio atto rivoluzionario (per questo era così osteggiato dalla Chiesa): ci porta dritti al cuore degli altri esseri umani.

Il mio personaggi, Lei, non è la classica femme fatale dei noir.
È una giovane donna insicura, insoddisfatta della propria vita, e allo stesso tempo una persona intelligente, determinata, coraggiosa.
Si svela, e allo stesso tempo non lo fa mai (è emblematico che nei rapporti Lazzaro si spogli ma lei no, non trovate?).
È intelligente, astuta, però non freddamente manipolatoria.
Non è una dark lady perché ha una parte molle, sotto la scorza, ed è questa parte sensibile che attrae Lazzaro.
Il loro rapporto ha momenti passionali così come momenti teneri.
È ambivalente e ricco, come tutti i rapporti umani.

 

3) Cos’è che maggiormente ti è più piaciuto del tuo lavoro? E qual è stato il compito più difficile che hai dovuto svolgere?

A dire il vero, a due anni di distanza, sono tante le cose che farei in modo diverso.
Cosa mi è piaciuto di più: il clima sul set.
Eravamo una squadra folle e fantastica.
Sono stata benissimo.
Se la domanda invece riguarda la recitazione, non saprei.
Sono iper critica.
Ammetto, però, che il dialogo tra Lazzaro e Lei, al bar, mi è piaciuto.
Non mi piace la mia faccia.
Mi piace come dico le battute.
Ahahahah.
Mai na gioia.

Il compito più difficile: resistere alla tentazione di uccidere Paolo quando, dopo una lunghissima scena al freddo, di notte, con un vento terribile, che ci aveva molto provati, esattamente dopo esserci rifocillati con té caldo e coperte, ci ha detto che dovevamo rifare tutto da capo, perché per sbaglio aveva resettato la scheda.
L’abbiamo rifatta, ma veramente stremati e con tanta voglia di chiuderla in fretta, e secondo me la mia recitazione ne ha patito.

4) Com’è stato lavorare con il regista Paolo Pisoni e con tutto il resto del cast ed i vari reparti che hanno permesso la realizzazione del film?
Raccontaci un aneddoto simpatico avvenuto durante le riprese
.

Paolo in qualche modo era familiare già appena conosciuto.
Sarà che ha dei tratti caratteriali simili a quelli tipici della mia regione.
Apparentemente è un po’ orso, ma già dagli occhi si capisce quanto sia buono.
È generoso e divertente.
È insicuro (anche lui!).
Ha questo mondo poetico dentro di sé, come si può vedere dal film.
Ha una sensibilità e un gusto peculiari.

Siamo simili: apparteniamo entrambi alla working class, ma con questa malattia dei film (e non solo, nel mio caso).
Per quanto riguarda i reparti… ricorda che il film è stato fatto con un budget risicatissimo! Non c’erano vari reparti, piuttosto varie persone.
La squadra era fantastica.
Pisoni, Lauciello, Cecchetto (mio marito nel film), Benvenuti, Calvisi (ho citato solo il nocciolo duro della squadra) sono ottime persone.
Pensa, l’anno dopo le riprese sono tornata a trovarli a Pasqua perché mi mancavano (quel disgraziato di Tommy non c’era però).
Non so se succeda sempre, però tra di noi sono nati dei rapporti di affetto e stima solidi.
È stata un’esperienza incredibile, belin!
L’addetto ufficiale agli aneddoti è Cecchetto: li ricorda tutti con dovizia di particolari e li racconta magistralmente.
Io non sono così brava! Chiedete a lui, è capace di intrattenervi per ore!

 

5) Lazzaro è attualmente in programmazione in alcune sale cinematografiche.
Cosa hai provato nel vedere te nello schermo?

Ho aspettato di vedere il film perché volevo godermelo sul grande schermo.
Considera che nelle giornate precedenti le Tv locali ci hanno fatto diverse interviste in cui ho cercato di cavarmela alla bell’e meglio perché non si capisse che ancora non lo avevo visto.
Secondo me i film vanno visti sul grande schermo, sempre.
Sono una fanatica, lo so.
Cosa provo nel vedermi.

Ok, l’ho ammetto, penso delle cose stupide e banali.
Penso oddio quanto sono brutta qui. Qui sono carina. Qui sono bella! Qui zero.
Ma davvero la mia faccia si muove in questo modo quando parlo?
Oddio devo ricordarmi di stare più dritta con la schiena.
Dovrei tenere il mento più alto.
Ma come l’ho detta sta battuta?
Beh dai alla fine sono stata brava.
Oddio qui non si capisce che ho detto.
Ma davvero ho sta S?
Ma un po’ di cadenza dialettale non ce la metti?
.
Un orribile flusso di pensieri iper critico insomma.

 

6) Oltre a Lazzaro hai già recitato in altri cortometraggi e film. Quanto è cambiata Elisa Zanotto dall’inizio della sua carriera?

Tanto, e non solo a livello professionale.
Ho dato una poderosa svolta alla mia vita trasferendomi a Roma, ho conosciuto tantissime persone, fatto lavori molto diversi tra loro, sono invecchiata.
Insomma sono cambiata molto anche a livello umano.
Credo che il nostro atteggiamento nei confronti degli altri influenzi radicalmente la recitazione.
Col tempo diventiamo più attenti, scorgiamo i piccoli movimenti involontari, le impercettibili tensioni muscolari, diventiamo abili nello scovare le reali emozioni e sensazioni, oltre la superficie.
L’attore credo sia colui che continuamente presta attenzione agli altri, che cerca di conoscerne la vita emotiva più intima.
Recitare ci cambia perché ci rende migliori.

7) Attualmente stai lavorando anche nel mondo del teatro. Come sta andando?

In realtà avevo iniziato col teatro ma non mi ero trovata bene.
Non mi piaceva quel tipo di recitazione.
Provavo una innata antipatia per gli attori che si atteggiavano da attori anche nella vita, perdendo ogni naturalezza anche nella quotidianità.
Mi sembrava tutto troppo artificioso per i miei gusti.
Poi, certo, anche io non me la cavavo così bene.
Ricordo che le prime esperienze davanti alla telecamera sono state estremamente gratificanti.
Finalmente mi sentivo nel mio.

Quando Palinodie mi ha contattata per lo spettacolo Apnea ho deciso di mettermi in gioco.
L’esperienza ha superato le aspettative da qualsiasi punto di vista.
Palinodie è una squadra formidabile.
Sono competenti, creative, intellettuali, immaginifiche.
Sono organizzatissime, accoglienti, hanno una cura per i loro progetti, per i loro attori e per il pubblico che è rarissima.
Hanno un gusto sublime.
Sono follemente innamorata di loro, sono velocemente diventate il mio posto sicuro (citando una battuta di Apnea).

 

8) Quando sei in scena, quanto conta il pubblico per te?

Tantissimo! Lo spettacolo lo facciamo per loro.
Se li sentiamo ridere ci sentiamo galvanizzate, se è freddo io ho sempre la sensazione che non stia andando al meglio.
In realtà spesso dipende proprio dal tipo di pubblico, ad esempio l’età media.
Sul pubblico riverso le mie insicurezze, soprattutto se lo conosco.
Non so perché.
Se conosco qualcuno del pubblico penso sempre oddio e se lo/la/li/le deludo??. Insicurezza cronica.
Mi sono auto-diagnosticata.
Non c’è cura temo.

9) Teatro, cortometraggi e lunghi. Manca una serie TV! Quali sono le serie che Elisa sta seguendo di più attualmente?

1992 ,1993, Peacky Blinders, The end of the fucking world, Black mirror (con estrema delusione: solo le prime stagioni erano belle), GoT, La casa de papel, The handmade’s tale, Dark, Stranger things.

10) Dacci un titolo di un film italiano e di uno straniero che recentemente ti hanno colpito.

Uno italiano: A ciambra

Uno straniero: I, Tonya

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Il Biondo
Capo Redattore e Co-fondatore

Grande amante del cinema, e questo è scontato dirlo se sono qua :­) Appassionato da sempre del genere horror, di nicchia e non, e di film di vario genere con poca distribuzione, che molto spesso al contrario dei grandi blockbuster meriterebbero molto più spazio e considerazione; tutto ciò che proviene dalle multisale, nelle mie recensioni scordatevelo pure. Ma se amate quelle pellicole, italiane e non, che ogni anno riempono i festival di Berlino, Cannes, Venezia, Toronto, e dei festival minori, allora siete capitati nel posto giusto.

‘Rest..In..Peace’