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IT- La Recensione

IT

Il momento tanto atteso, è arrivato e IT è tornato. La prima trasposizione cinematografica del best-seller horror di Stephen King, IT, è arrivato nelle nostre sale come un tornado. E che tornado!

Dopo la visione della miniserie di IT (o film per TV) del 1990, lo spettatore deve ben prepararsi a quella moderna di questo nuovo prodotto, che non è un remake, a tutti gli effetti il film horror dell’anno. Non aspettatevi un clown sempre ironico e piacevole, ma nemmeno completamente serio. Questo nuovo Pennywise infatti, è un ottimo connubio di comicità e oscurità. Stephen King è soddisfatto, Tim Curry è entusiasta e anche il mondo intero lo è. E come dargli torto.

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Il club dei perdenti in IT.

Ottobre 1988. Siamo a Derry, nel Maine. Bill Denbrough è un bambino del posto che dà al fratellino Georgie, una barchetta di carta con cui giocare. Georgie gioca con l’oggetto inseguendolo mentre scorre nell’acqua della pioggia, quando questo cade in un chiusino che porta alle fogne della città. Il bambino fa per sporgersi, quando compare IT, ovvero Pennywise: il clown ballerino. Georgie tenta di recuperare la sua barchetta ma l’entità gli strappa un braccio a morsi per poi tirarlo con sé nelle fogne. Quasi un anno dopo, nel giugno 1989, Bill è ancora sconvolto per la scomparsa di Georgie. Dopo varie avventure lui e il suo gruppetto si avvicineranno al nuovo arrivato Ben e alla bella Beverly Marsh, etichettata da tutti come una sgualdrina.

Dopo una ”lotta” contro il bullo della scuola, Henry Bowers, il club dei perdenti si unirà. A loro si aggregherà anche Mike Hanlon, un bambino di colore che non frequenta la scuola pubblica. Tutti loro si confideranno e scopriranno che sono perseguitati dalla medesima entità: IT. L’entità travestita da clown, che può però mutare in qualsiasi forma, non è di questa terra e si nutre di bambini ogni 27 anni. IT, è un tutt’uno con la città di Derry. Il club dei perdenti così, unirà tutte le sue forze per combattere insieme il loro terrificante nemico.

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Bill Skarsgard è IT.

Con tutta questa operazione di marketing, la grande quantità di pubblicità che c’era dietro, questo nuovo IT aveva alzato su tanti polveroni: inutili. Le aspettative erano alte e il film non ha deluso minimamente. A livello estetico, tecnico, visivo e narrativo, il primo film di IT è superiore al film per la TV del ’90, ma non è giusto fare un paragone essendo due prodotti differenti. Uno ha spaventato tutti i bambini dell’epoca ed è divenuto un cult soprattutto per la magistrale interpretazione di Tim Curry nel ruolo di IT/Pennywise, pur se oggi viene criticato in maniera negativa da ogni anima. Il secondo, beh, il secondo è già storia dopo aver battuto ogni record d’incassi al botteghino in America.

Questo IT è contornato da un’aria perennemente oscura, pesante, ma anche molto nostalgica. Ambientato negli anni ’80, ci riporta immancabilmente a Stranger Things anche grazie ai piacevoli dialoghi tra i componenti del club dei perdenti, pur ricordando che la serie in questione ha preso molto dal mondo di King. Un film horror che però non mira soltanto a spaventare, munito di numerosi jumpscares (momenti che ti fanno balzare dalla sedia creati appositamente), ma anche a commuovere.

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L’entità malefica in IT.

La narrazione scorre senza momenti pesanti; intrattiene ed è incalzante senza annoiare di un attimo lo spettatore, che sta in tensione per ogni scena e si aspetta sempre qualcosa di orrorifico: un colpo di scena da brivido. L’unica pecca sono gli effetti applicati su Pennywise: troppo ”poco realistici”. Bill Skarsgard ci dona una sua interpretazione attoriale brillante, notevole, realistica e agghiacciante, che rende piacevole il personaggio da lui interpretato. Qui IT/Pennywise compare troppe volte, non essendo così fortunatamente una figura marginale: è sempre accanto a noi, ovunque ci giriamo lui è lì. Perché lui è una parte integrante di Derry, lui è la città, lui è ogni nostro ricordo e incubo più recondito e oscuro: è l’aria che respiriamo.

Quasi ogni personaggio del gruppetto protagonista tanto amato, è ben caratterizzato e interpretato. Gli attori bambini sono fantastici, menzione particolare per l’avvenente Sophia Lillis, Finn Wolfhard e Jaeden Lieberher, rispettivamente Beverly, Richie e Bill. Il club dei perdenti ci fa sempre sentire a casa: come se fossimo parte di loro o loro parte di noi. Siamo tutti un po’ uno dei membri del club, tutti delle vittime. Tutti eternamente bambini dentro, nostalgici di momenti della nostra infanzia mai vissuti o che forse non torneranno mai più.

ITIn sintesi, nell’opera del prodigio Andy Muschietti, possiamo notare ancor di più la vera realtà della vicenda. IT non è soltanto una figura malefica da cui scappare. Egli è il mezzo con cui si sono create amicizie solide, ricordi che resteranno per tutta la vita. Pennywise è ogni prima esperienza, la prova di coraggio di ogni bambino, è il simbolo dell’unione che fa la forza. Non è IT ad essere sbagliato, ma l’intero sistema.

Egli non è altro che l’altra faccia del mondo: lo specchio delle paure reali di ogni individuo messe in atto nel peggiore dei modi, che si prende gioco delle sue prede, si nutre delle loro paure. IT è l’uomo che non riesce a sconfiggere le fobie di quando era bambino e le porta con sé anche nella tomba. IT è la lotta contro un mondo crudele, perché in realtà Pennywise non è altro che un mezzo che dimostra quanto la vita reale e le persone viventi che ci circondano siano effettivamente più raccapriccianti e pericolose del mostro in sé. Il mostro in sé è soltanto un’allegoria: i demoni della vita che prendono forma con ciò che più ci terrorizza.

Ed è proprio sconfiggendo quel mostro, che esorcizziamo le nostre più profonde paure e passiamo all’età adulta, comprendendo che prima o poi, tutti noi, inevitabilmente, moriremo. E allora lo ricordiamo così, intento a inseguire e perseguitare quei bambini ingenui che corrono furtivamente sulle bici di una cittadina che li rifiuta, quella fanciullezza di un tempo ormai morta legata da un’amicizia pura ormai inesistente, mentre la nostalgia prende il sopravvento e ci pervade un’amara malinconia: perché IT è tutto ciò che non si potrà mai dimenticare.