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Inside Llewyn Davis (A Proposito di Davis)

Bentornati fratelli Coen! Avevamo lasciato i terribili fratelli di Minneapolis con un film se vogliamo abbastanza atipico, il remake a modo loro di un classico del genere western “Il Grinta” più un sontuoso esercizio di stile che altro. Li ritroviamo oggi a due anni di distanza con un capolavoro più intimo che gli appartiene da cima a fondo.

Siamo nel 1961 al Greenwich Village di New York, prima che Dylan con la sua svolta elettrica cambiasse la storia della musica folk e della musica mondiale in generale. Scarpe bucate, giacca di velluto, chitarra in spalla (e gatto in braccio), Llewin Davis è un cantautore folk, vive sui divani degli amici e tenta di sbarcare il lunario cercando ingaggi nei vari locali del Greenwich. Ha appena pubblicato un disco, “Inside Llewyn Davis”, a cui nessuno è interessato e ha un talento tanto grande quanto incompreso. Un giorno, dopo aver dormito a casa di un vecchio professore, chiude per sbaglio la porta dell’appartamento dopo che il gatto è già scappato. È solo l’inizio di una serie di disavventure…

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Please Mr.Kennedy

I Coen fanno di Llewyn Davis interpretato magnificamente da Oscar Isaac, il loro ennesimo e definitivo perdente. Un bellissimo perdente folk alla continua ricerca di un successo che è destinato a sfuggirgli, parente stretto dei vari Barton Fink e Larry Gopnik (il protagonista del sottovalutato “A Sarious Man”) , costretto a passare da disavventure in disavventure, da frustrazione in frustrazione in un modo così costante ma al tempo stesso così speranzoso da sembrare quasi irreale e fare tenerezza.

Rimanendo in tema folk possiamo dire che “Inside Llewyn Davis” si presenta come una comica e struggente ballata che racchiude in un’unica opera tutto il cinema dei Coen.
Se come me amate in modo quasi viscerale i due geniali fratelli non potrete che rimanere entusiasti di questo grandissimo film.

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Zeno
Redattore e Co-fondatore

Cresciuto a massicce dosi di cinema, fin da giovane età veniva costretto dal padre a maratone e maratone di Spaghetti-Western. Leggenda narra che la prima frase di senso compiuto che uscì dalla sua bocca fu: “Ehi, Biondo, lo sai di chi sei figlio tu? Sei figlio di una grandissima……” Con il passare del tempo si è evoluto a quello che è oggi: un cinefilo onnivoro appassionato di cinema in ogni sua forma che sia d’intrattenimento, d’autore o l’indie più estremo. Conteso da “Empire”, “The Hollywood Reporter”, “Rolling Stone”, ha scelto Jamovie perché, semplicemente, il migliore tra tutti.