Home Rubriche Outsider Il sale della Terra – di Juliano Ribeiro Salgado, Wim Wenders

Il sale della Terra – di Juliano Ribeiro Salgado, Wim Wenders

Se siete amanti del cinema, e ancor più di quel cinema che dentro di sè mescola anche l’arte, il racconto, e la storia, allora non potete perdere l’ultimo film – omaggio del maestro Wim Wenders. Non nuovo a pellicole del genere (si era già cimentato in questo ambito con “Buena Vista Social Club” e “Pina” per esempio), il regista tedesco lo scorso anno ha prodotto un nuovo documentario per omaggiare il lavoro di uno dei fotografi più significativi degli ultimi anni, il brasiliano Sebastião Salgado.

La pellicola, che ha debuttato nella sezione “un Certain Regard” a Cannes 2014, e che ha girato vari Festival internazionali, come quello di Roma e di San Sebastian dello stesso anno, è un lungometraggio che racconta poco , o almeno l’essenziale con le parole, ma parla molto con un altro canale : quello visivo dei suggestivi e spettacolari scatti del fotografo Brasiliano.
Una personalità nata in un contesto di particolare povertà, ma in una pese che al giorno d’oggi è uno di quelli che sta più velocemente diminuendo il gap col mondo capitalista e con il più amato che odiato paese dello Zio Sam.

02Lo spettatore è si catturato dai racconti e dalle parole di Salgado e Wenders, ma viene innanzitutto stregato dall’epicità delle foto del brasiliano che portano alla luce situazioni, mondi, fatti, persone, che di solito siamo soliti ignorare, o far finta di non vedere, perchè rappresentano realtà scomode, precarie, tristi, ma che hanno come matrice primaria l’uomo, inteso come umanità, essere umano, quello che nel titolo della pellicola viene appunto definito Il Sale della Terra.

Ed allora ecco che passiamo in rassegna tra gli emozionanti scatti delle miniere in Brasile, dove migliaia di uomini lavorano in condizioni che dire disumane è poco nella speranza che per ognuno di loro arrivi prima o poi il tanto agoniato pezzo d’oro che possa sistemare la loro vita e quella delle proprie famiglie. O le suggestive immagini degli incendi dei pozzi petroliferi in Kuwait al termine della guerra del Golfo, o le toccanti e schockanti immagini dei genocidi in Rwanda, in Bosnia, in quei paesi in cui le parole più utilizzate nella storia dei loro popoli sono state morte, distruzione, violenze, sterminio.

Due sono i protagonisti principali dei lavori di Salgado che Wenders ci mostra nel suo film : il Sudamerica ed il continente africano, due luoghi dai quali provengono la quasi totalità delle foto di Salgado messe da Wenders nel lungometraggio. Il tema della povertà, della morte, la fanno da padrone in queste immagini, racchiuse in due delle più grandi opere prodotte dal fotografo brasiliano : “ Autres Amériques” e “ Exodus “.
Un messaggio che entra nel cuore di chiunque veda anche uno solo di quegli scatti, immagini che lasciano il segno, che indignano, che ci pongono davanti a fatti che spesso vogliamo ignorare, perchè li riteniamo distanti dal nostro vivere quotidiano.
Immagini che infastidiscono, la mente e lo stomaco, ma che ci stregano per la loro bellezza.

03Poi una virata, il finale lascia spazio alla vita, al riscatto, alla rinascita, ad un nuovo progetto di Salgado, quello chiamato “Genesys” , quello del rimboschimento del Brasile, sua terra Natale, dove stavolta è la Natura ad essere la prima protagonista, coadiuvata dalla vita, dalla possibilità che il fotografo ed il regista vogliono dare nuovamente a questa umanità, a quelle popolazioni in difficioltà, ma che stanno emergendo, per la loro grande voglia di vivere, di ricominciare, di reinventarsi, di rinascere, come l’araba fenice. E mettendo sempre al centro l’uomo, l’umanità, quel Sale della Terra, che dalle macerie, dalla violenza, dalla morte, può ancora creare la vita, un mondo nuovo, una nova opportunità, per tutti coloro che la cercano, per tutti coloro che la meritano, per tutti coloro che la desiderano.

Il bianco e nero delle foto di Salgado ci entra dentro, ci ammalia, ci incanta, una mostra fotografica fatta film, grazie alla sapiente e impeccabile regia di Wim Wenders, non nuovo ad esperimenti del genere, che centrano sempre il bersaglio, e che fanno di questo film/documentario, una pellicola di cui noi di Jamovie consigliamo caldamente la visione.
Agli ultimi Academy Awards il lungometraggio ha ricevuto anche una nomination come miglior Documentario, senza però portare a casa la statuetta, andata invece a “Citizen four”, diretto da Laura Poitras e basato sulla vita di Edward Snowden.

Articolo precedenteLo spettacolare trailer finale di In the Heart of the Sea
Articolo successivoL’evocazione – di James Wan (2013)
Il Biondo
Capo Redattore e Co-fondatore

Grande amante del cinema, e questo è scontato dirlo se sono qua :­) Appassionato da sempre del genere horror, di nicchia e non, e di film di vario genere con poca distribuzione, che molto spesso al contrario dei grandi blockbuster meriterebbero molto più spazio e considerazione; tutto ciò che proviene dalle multisale, nelle mie recensioni scordatevelo pure. Ma se amate quelle pellicole, italiane e non, che ogni anno riempono i festival di Berlino, Cannes, Venezia, Toronto, e dei festival minori, allora siete capitati nel posto giusto.

‘Rest..In..Peace’