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Il cult polselliano ritrovato: MANIA (1974)

È già passato del tempo da quando iniziai la ricerca di questo film pazzesco che molti ritenevano ormai perduto. Per fortuna di noi cinemaniaci il “Sacro Graal” venne alla luce grazie alla cineteca nazionale. Per chi non conosce Renato Polselli, si tratta di uno dei registi più folli del cinema di genere italiano. Trame assurde e spesso sconnesse, recitazioni che sembrano sotto l’effetto di qualche droga è tutto condito da scene orripilanti, grottesche  e oscene.

Veniamo alla storia di “Mania” (perché hanno una storia i film di Polselli?). Il professor Brecht nella sua villa sta facendo degli strani esperimenti e a causa di un incidente perde la vita. Il suo fratello gemello, che a sua volta aveva una storia con la moglie del fratello, rimane ustionato e paralizzato su una sedia a rotelle. Qualche anno dopo la moglie del professore si fidanza con un assistente di Brecht. Decide grazie all’aiuto del suo nuovo compagno di ritornare nella villa dove avvenne la tragedia.
In questa casa abitano sempre il fratello gemello paralizzato e la governante, rimasta muta a causa del trauma subito dopo la morte del professore. Da qui la realtà, la suggestione e qualche trovata Polselliana (non conosco altri termini, perdonatemi) iniziano a prendere campo, portando lo spettatore dentro un gioco di orrore e follia. Polselli, dotato di pochi mezzi per realizzare gli effettacci dei suoi film, in “Mania” si accontentava di riempire con dei vermi una bara con dentro uno scheletro (che si vede essere un plasticone), oppure di gettare addosso ad un’attrice una pioggia di anguille nel contesto di una scena delirante. Consiglio vivamente i più coraggiosi e divoratori di cinema di genere a cercare questo film.
Su YouTube circola una versione mancante del delirante prologo purtroppo, dove si inizia con una voce fuori campo che sembra di leggere un trattato freudiano sopra una scena di alcuni cipressi durante un temporale e a seguire l’auto dei due amanti che sono inseguiti da un mezzo senza conducente. La versione che visionai al cinema Trevi di Roma era completa o quasi. Infatti sembra  che da un fotoromanzo anni 70 riguardante il film, di cui trovai alcune immagini su internet, comparivano fotografie di scene di sesso che rasentavano l’hard, non presenti nella pellicola. Riguardo alla distribuzione del film nelle sale,  è stata molto limitata.
Forse si vocifera di qualche passaggio nelle mitiche TV locali negli anni 70. Ma questo fa parte della leggenda che contribuisce a rendere il film molto intrigante. Consiglio di recuperare anche “Riti, magie nere e segrete orge nel Trecento”, “La verità secondo Satana”, “Oscenità” e “Rivelazioni di uno psichiatra sul mondo perverso del sesso”, se volete riscoprire un regista davvero eccentrico, al quale solo noi Italiani ancora non siamo riusciti a dargli un valore. Il regista si definiva nelle sue interviste una specie di “Bergman ciociaro”. Non solo, da ragazzo scriveva sulla rivista nazifascista “La Difesa della Razza”, e come disse lui ad un giornalista:”si, roba che oggi vi spaventerebbe”.  Ad oggi non ho trovato niente riguardante l’articolo di epoca fascista, ma ci sta che a breve uscirà fuori.
(articolo di Alessio Frosini)
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Redattore

Cinefilo incallito fin dalla tenera eta', collezionista di film e organizzatore di eventi di cinema e musica. ha organizzato 4 edizioni della "splatter holocaust night", festival di musica metal e corti horror; decine di concerti rock, punk e metal. Appassionato soprattutto di horror estremo, ma anche di film d'autore europei e della buona fantascienza; ha un debole per gli spaghetti western.