Home Rubriche Horror Il cattivone e il suo coniglio: Chained (2012)

Il cattivone e il suo coniglio: Chained (2012)

E’ difficile per un figlio ripercorrere e superare la fama del proprio padre.
Specie se quest ultimo è stato una delle personalità più originali e famose nel suo campo. E nel caso di Jennifer Lynch questo compito è davvero difficile.
Emulare e superare i fasti di suo padre David non è affatto facile.

 

La cara Jennifer però si sta dando da fare, e dopo quattro film comincia a creare un qualcosa di suo.
Differente dallo stile onirico e molto surreale del padre, andando a buttarsi più sul genere thriller, e inventandosi uno stile tutto suo e che mano a mano si differenzia da quello del padre.
E l’ultimo lavoro , il suo “Chained” dimostra che la Lynch sta crescendo sempre di più.
Sperduto paesino della periferia americana. Una madre, suo figlio, usciti dal cinema escono e prendono il taxi per tornare a casa. Ma quel taxi, e soprattutto quel tassista, Bob,  non li condurranno mai nella loro abitazione.

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Eamon Farren è Tim

Forse più thriller per il tipo di storia che viene raccontata, “Chained” ha però molti aspetti anche del genere horror. Innanzi tutto di sangue ce n’è in giusta quantità.
Le torture che Bob riserva alle sue vittime non sono per nulla delle più dolci e qualcosa si vede, anche se la maggior parte lo si intuisce soltanto. La Lynch ci spiega solo in parte e con alcuni flashback l’origine dell’odio dell’uomo.
Esso si concentra sulle fanciulle che ogni sera porta a casa, e a cui riserva tutto il suo odio sotto gli occhi del suo “aiutante”, che lui chiama “coniglio” (di cui non vi sveliamo l’identità). Bob prova ad istruire questo coniglio.
Per renderlo come lui, per creare un nuovo mostro.
Ma questo coniglio, sarà in grado di emulare le gesta del suo mentore? O sta solo aspettando la giusta occasione per fare altro?

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Una scena molto significativa

Buona l’ambientazione in cui il film è stato girato, quasi totalmente in ambienti chiusi.
L’abitazione di Bob, squallida e trasandata, una casa che più che di un “coniglio” avrebbe bisogno di un impresa di pulizie. La colonna sonora non è delle migliori, e il film ogni tanto ha qualche leggero calo di tensione e di ritmo, ma si riprende sempre bene.
Quello che sicuramente aiuta la Lynch è l’interpretazione di Vincent D’Onofrio, ovvero Bob, molto bravo a vestire i panni del serial killer dalla mente molto disturbata. E buona è anche l’interpretazione del “coniglio” di Bob, ma altro non vi diciamo.
Un serial killer, che oltre a torturare ed uccidere le sue vittime ha anche un altro compito.
Quello del mentore , del maestro , che deve insegnare al suo “coniglio” la sua arte.

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Non finirà bene

In “Dexter” il tenente Harry Morgan cercava di incanalare le pulsioni omicide di suo figlio per fare qualcosa di utile alla società.
In questo film invece il killer\mentore cerca di tirare fuori la cattiveria e l’amore per il sangue in chi invece non ne ha. Il “coniglio” dovrà quindi ad un certo punto fare una scelta molto difficile. Forse un implicito messaggio che la Lynch lancia a se stessa e a suo padre, nel modo di fare cinema.
Modo in cui comunque, qualche piccolo aspetto dei film di papà si vede.
E con un maestro così, Jennifer non può che migliorare.

SIAMO SULLA STRADA GIUSTA

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Il Biondo
Capo Redattore e Co-fondatore

Grande amante del cinema, e questo è scontato dirlo se sono qua :­) Appassionato da sempre del genere horror, di nicchia e non, e di film di vario genere con poca distribuzione, che molto spesso al contrario dei grandi blockbuster meriterebbero molto più spazio e considerazione; tutto ciò che proviene dalle multisale, nelle mie recensioni scordatevelo pure. Ma se amate quelle pellicole, italiane e non, che ogni anno riempono i festival di Berlino, Cannes, Venezia, Toronto, e dei festival minori, allora siete capitati nel posto giusto.

‘Rest..In..Peace’