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Il Caso Kerenes (2013)

Negli ultimi anni a contribuire al successo del cinema europeo ha contribuito in maniera non trascurabile la Romania.
Si perchè i più recenti prodotti della cinematografia rumena sono veramente validi.

E questo riscontro lo abbiamo avuto per esempio per film come 4 mesi, 3 settimane, 2 giorni che ha vinto la Palma d’Oro al 60º Festival di Cannes e per Oltre le colline, che si è aggiudicato 2 altri due premi nella stessa manifestazione nel 2012.
Alla Berlinale 2013 l’ultimo lungometraggio rumeno a trionfare vincendo l’Orso d’oro è stato Il caso Kerenes del regista Peter Călin Netzer, coadiuvato da Razvan Radulescu, il principale fautore dei successi dei film rumeni degli ultimi 20 anni.

La storia è quella di Barbu (Bogdan Dumitrache) e di sua madre Cornelia (Luminița Gheorghiu).
I due non hanno un grande rapporto a causa della presenza soffocante di quest’ ultima nella vita del figlio.
Figlio desideroso di avere uno spazio tutto suo senza le interferenze della madre.
Quando sembra che Barbu possa intraprendere la sua strada, rimane coinvolto in un incidente (da lui causato) in cui un ragazzino di 14 anni perde la vita.

Cornelia, grazie al suo modo di fare che la porta a volere sempre il controllo di ogni cosa e aiutata dal suo elevato status economico tesserà una fitta rete di contatti e accordi per far si che suo figlio esca il più possibile pulito dalla vicenda.
Deteriorando però ancora di più il rapporto con Barbu, ed impedendo sempre di più al ragazzo di cominciare ad assumersi le sue responsabilità.
Il film di Netzer è un lavoro fortemente politico e un vero e proprio dramma familiare, e personale.

L’illusione del Post Ceausescu

Il comportamento di Cornelia e Barbu è tipico di quello di molti rumeni post Ceausescu.
La generazione di Cornelia in particolare rappresenta a pieno quella classe che nonostante la caduta del regime del leader rumeno continua ancora a vivere come se nulla fosse cambiato, utilizzando il proprio potere economico per risolvere qualsiasi tipologia di problemi.
E cercando con i soldi di comprare anche il silenzio e le volontà altrui.

La generazione di Barbu è quella figlia del Post Ceausescu.
Il ragazzo è un 30enne incapace di costruirsi da solo un proprio futuro.
Le condizioni economiche della sua famiglia e le forti attenzioni della madre che fin da piccolo gli ha costruito ed organizzato ogni momento della sua vita non gli permettono di assumersi anche solo la minima responsabilità.
Durante la vicenda Cornelia però sarà costretta anche al confronto.
Dapprima con suo figlio e poi con la famiglia della giovane vittima, una famiglia molto povera, con pochissimi soldi.
Ma a cui non si può forse comprare una cosa molto preziosa : la dignità.

Bogdan Dumitrache è Barbu

Un film che tocca il cuore e che è un chiaro esempio di quello che è stata, ed è ora la Romania.
Un paese che ancora non si è liberato degli spettri del suo recente passato, e che con fatica, molta fatica, e tanta umiltà, deve ricominciare, compito però per niente facile.
Una tragedia familiare, giocata ed analizzata dal regista sull’elemento del dualismo : il titolo ingelse è quello che lo rimarca in maniera più efficace : Child’s Pose.
Child perchè sono due figli i protagonisti.
Entrambi morti, uno fisicamente, l’altro morto dentro.
Pose, la posizione del feto all’interno del grembo materno.
Quello dal quale forse Barbu non si è mai staccato, quello che forse Barbu, dopo questa tragedia, può finalmente tagliare.
E a rimarcare il tema del difficile rapporto genitori-figli, una canzone, all’inizio ed alla fine del film, Meravigliosa creatura di Gianna Nannini.

Un film assolutamente da non perdere, e per conoscere meglio la cinematografia rumena, e per godersi a pieno un lungometraggio che non lascia sicuramente indifferenti.

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Il Biondo
Capo Redattore e Co-fondatore

Grande amante del cinema, e questo è scontato dirlo se sono qua :­) Appassionato da sempre del genere horror, di nicchia e non, e di film di vario genere con poca distribuzione, che molto spesso al contrario dei grandi blockbuster meriterebbero molto più spazio e considerazione; tutto ciò che proviene dalle multisale, nelle mie recensioni scordatevelo pure. Ma se amate quelle pellicole, italiane e non, che ogni anno riempono i festival di Berlino, Cannes, Venezia, Toronto, e dei festival minori, allora siete capitati nel posto giusto.

‘Rest..In..Peace’