Home Rubriche Home video GLOW: Donne, wrestling e anni 80. I cinque motivi per guardare la...

GLOW: Donne, wrestling e anni 80. I cinque motivi per guardare la prima stagione

Ruth Wilder, attrice disoccupata nella Los Angeles degli Anni ’80, trova la sua ultima chance per entrare nello star-system: il mondo tutto glitter e capelli cotonati del wrestling femminile. Oltre a lavorare con una dozzina di donne disadattate di Hollywood, Ruth deve affrontare Debbie Eagan, un’ex attrice di soap-opera che ha lasciato il lavoro per avere un bambino, per scoprire poi che la sua vita non era affatto perfetta come sembrava. A guidare Ruth e le altre in questo sorprendente nuovo capitolo delle loro vite è Sam Sylvia, un regista di B-movie senza futuro.

GLOW, serie tv originale Netflix creata da Carly Mensch e Liz Flahive, prende ispirazione dall’omonimo programma andato in onda negli Stati Uniti dal 1986 al 1990. Le Meravigliose lottatrici del Wrestling (questo il significato di Georgeous Ladies of Wrestling, acronimo GLOW) sono state il primo visionario tentativo, in un decennio dominato dal machismo della World Wrestling Federation, di trasformare le donne da semplici vallette a vere e proprie Superstar del ring.

Lo show ebbe vita relativamente breve riuscendo però a diventare un piccolo cult tra i fan aiutando cosi lo sviluppo e l’importanza della categoria femminile nel wrestling moderno.

Mettetevi comodi, prendete i popcorn e godetevi lo spettacolo.

Questi sono i 5 motivi per cui vale la pena guardare GLOW.

1.LE G.L.O.W.

Le 14 aspiranti wrestler, capitanate dalla risoluta Ruth (una Alison Brie in stato di grazia) sono le star incontrastate di questa serie. Le vediamo arrivare al provino spaesate, e la maggior parte di loro, totalmente all’oscuro su cosa sia il wrestling. Con il passare delle puntate lo spettatore cresce di pari passo con le protagoniste, conosce le motivazioni, i drammi che le accompagnano ed empatizza con ognuna di loro. Impossibile non apprezzare questi personaggi che fanno della risolutezza e della rivalsa sociale il loro maggior punto di forza. Una piccola curiosità. Nel ruolo di “Welfare Queen” c’è una vera lottatrice professionista, Kia Michelle Williams, conosciuta al grande pubblico come Awesome Kong.

2. LE TEMATICHE

GLOW è la storia su come nasce uno show incentrato sul femminile. Una trama semplice e, per quanto particolare, abbastanza banale. Ma le 10 puntate della stagione, oltre la storyline principale, trattano inaspettatamente, temi di un’attualità disarmante. In piena era Reaganiana, gli sceneggiatori sbattono in faccia allo spettatore puntate emotivamente devastanti sull’aborto, sulla tossicodipendenza e sul tentativo spesso fallimentare di rivalsa femminile in un mondo sessista e maschiocentrico. Alcune puntate, grattato via lo strato superficiale di lustrini e paillettes, sono un pugno allo stomaco.

3.LA RECITAZIONE 

E’ quasi impossibile trovare un film o una serie tv con un cosi alto livello di recitazione da parte di tutto il cast. Ogni attore da il 200% passando da momenti leggeri a scene drammatiche con una facilità disarmante. Merito di una sceneggiatura solida e dal talento cristallino degli attori coinvolti. Nota di merito per le attrici Alison Brie e Bettie Gilpin, le due protagoniste amiche/nemiche che, da sole, potrebbero reggere l’intera serie.

4. LA COLONNA SONORA

Cosa sarebbero gli anni 80 e il wrestling senza la musica? Domanda a cui, per fortuna, non bisogna rispondere visto che GLOW ha una colonna sonora semplicemente divina. Dagli Scandal con “The Warrior“,  opening dell’episodio pilota, passando per “Under Pressure” dei Queen e finendo a Billy Joel con la sua “Movin’out“, la serie ha il grande pregio di far cantare e (come nel mio caso) recuperare tutte le canzoni della soundtrack appena finita la visione della stagione.   

 5. SAM SYLVIA 

Il regista tossicodipendente di film di serie b, interpretato magistralmente da Marc Maron, è uno dei pochi volti maschili presenti nella serie. Personaggio presentato inizialmente come fortemente negativo (cocainomane e alcolista, profondamente menefreghista e sessista), si lascerà pian piano coinvolgere dalle ragazze nel progetto GLOW diventando un punto di riferimento, lavorativo e non, per molte di loro. Memorabili e probabili futuri cult i suoi film. Da “Gina la Vagina” a “Blood Disc 1&2” vengono presentati con tanto di VHS e locandine attaccate in ufficio ed hanno un ruolo importante per la costruzione di gag e di un colpo di scena. Sam è un personaggio dolente, che la vita ha messo a dura prova e che, come per le ragazze, trova in GLOW un’occasione di riscatto. Impossibile non amarlo.

In conclusione GLOW si rivela essere una serie estremamente godibile da seguire, con il giusto mix tra leggerezza e drammaticità.

Aspettando un eventuale seconda stagione date alle “meravigliose lottatrici del wrestling” una possibilità e non ve ne pentirete.

Articolo precedenteAnimali e crudeltà umana: Okja di Bong Joon-ho (2017)
Articolo successivoBrat Pack, cos’è?: ecco i film che hanno accompagnato l’adolescenza
Byson
Amante da sempre di cinema e cresciuto nel buio e nella quiete dellʼunica sala cinematografica del paese, vivo lʼapprodo su JAMovie come un regalo, tardivo, da parte del Dio del cinema per tutti i giorni spesi a smontare, pezzo per pezzo, film osannati da tutti (chiedere ad Avatar per informazioni). Curioso su tutto ciò che riguarda lʼintrattenimento e grande appassionato di comics e manga, non ho un categoria cinematografica preferita ma amo particolarmente i film cult, lʼanimazione e la commedia trash italiana. Ultimo grande amore? Netflix!