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Frontiers: ai confini dell’inferno (2007)

Frontiers

Parigi, 2005. Il candidato dell’estrema destra si sta apprestando a vincere le elezioni presidenziali e tutto questo genera un malcontento generale. Immersi in tutto ciò troviamo i protagonisti della nostra storia, una banda di teppisti di banlieu che nel tentare l’ennesimo colpo è costretta a darsi alla fuga causa la sua mancata riuscita. Il gruppo, anche se diviso, finisce interamente in un tetro ostello al confine tra Francia e Lussembrugo, ma ad abitarlo c’è una famiglia che non può certo definirsi convenzionale. A scoprire cosa in realtà essa sia, e a pagare le conseguenze di tutto ciò, saranno Yassine (la protagonista) e gli altri membri della sua banda.

Il film di Xavier Gens, nonostante sia uscito nelle sale francesi nel 2007 è figlio del difficile periodo politico che la Francia attraversava già da qualche anno.

La storia di un gruppo di giovani che capita nel posto sbagliato frequentato da persone sbagliate è sicuramente una cosa vista e stravista nel mondo dell’ horror ma il regista riesce a dare comunque il suo tocco personale ad un tema già molte volte utilizzato.

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I richiami ad altre pellicole famose sono molteplici, a cominciare dalla cenetta “romantica” che sa molto di “Non aprite quella porta” (che testimonia come Gens volesse col suo lavoro omaggiare il film del 1974), per proseguire poi con le torture difficilmente immaginabili dalla mente umana che sono riservate alla povera banda di teppisti,  che fanno da ottima concorrenza a quelle già viste in “Hostel”.

Si, tante cose già viste, ma l’atmosfera data alla pellicola, la cura dei dettagli, il tocco politico dato alla pellicola, ed il messaggio nascosto nel film lo rendono a suo modo diverso dai film prima citati. La famiglia torturatrice è composta da neo-nazisti, ma sono loro ad essere così crudeli, o il regista tramite loro da sfogo alla voglia di sangue sua e degli spettatori? Chi è dunque il vero carnefice?!

Frontiers – ai confini dell’inferno è dunque l’ennesimo buon prodotto del cinema horror made in Francia, dopo “Calvaire”, “Alta tensione”, “Martyrs” e “À l’intérieur”, in cui lo spettatore viene comunque coinvolto nel seguire la pellicola nonostante dopo alcuni minuti si intuisca già quale sia il destino dei protagonisti della storia.

APPROVATO

 

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Il Biondo
Capo Redattore e Co-fondatore

Grande amante del cinema, e questo è scontato dirlo se sono qua :­) Appassionato da sempre del genere horror, di nicchia e non, e di film di vario genere con poca distribuzione, che molto spesso al contrario dei grandi blockbuster meriterebbero molto più spazio e considerazione; tutto ciò che proviene dalle multisale, nelle mie recensioni scordatevelo pure. Ma se amate quelle pellicole, italiane e non, che ogni anno riempono i festival di Berlino, Cannes, Venezia, Toronto, e dei festival minori, allora siete capitati nel posto giusto.

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