Home Serie tv Quando Dexter pensa solo ai soldi: Quarry (1a stagione)

Quando Dexter pensa solo ai soldi: Quarry (1a stagione)

Il paragone ha più di una forzatura.
Tuttavia è facile pensare al personaggio di Dexter Morgan quando si parla di Mac Conway, protaognista della serie tv QUARRY.

Dexter era un serial killer dei serial killer. Uccideva perchè spinto da un’irrefrenabile voglia di sangue che il padre era riuscito a fargli “incanalare” verso coloro che nella società avevano commesso brutti crimini e l’avevano fatta franca. L’ex milite Mac Conway (un bravissimo Logan-Marshall Green) si vede invece quasi “costretto” ad uccidere, nonostante questo sia contro la sua natura. O quasi.
Dexter aveva un mentore.
Il padre, che gli ha insegnato tutto.
Proprio tutto, nel poter commettere un omicidio senza lasciare la minima traccia.

Aveva capito che l’indole omicida del figlio non era eliminabile e così l’aveva indirizzata verso “il male minore”.

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Quanto ci manchi Dex

MacConway, detto “Quarry” (che sta per cava, non a caso), non ha un vero e proprio mentore.
Tuttavia c’è una persona che forse ha capito le sue potenzialità di soldato: il
Broker (Peter Mullan).
Dexter non ha mai avuto una persona che sin da subito avesse capito la sua natura.
Se non in alcuni casi sporadici (
Lila Tournay, Hannah e da un certo punto in poi sua sorella Debra). Quarry ha invece ( ma non senza fatiche) una “spalla”.
Sua moglie Joni (Jodi Balfour), che pur a fatica sopporta la scelta del marito e le sue “missioni”.

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Benvenuto Mac

Non sono dunque pochi i punti di contatto tra Dexter Morgan e Mac Conway “Quarry”, serie tv targata “Cinemax”.
Due serial killer atipici, che per motivi e nature differenti si ritrovano a ricoprire un ruolo che normalmente spetta ai “cattivi” .
Ruolo che in questi due casi spetta a due personaggi che cattivi non sono.
Per lo meno nel senso “cinematografico” della parola.
Uno diventa killer per natura, ma incanala tutto ciò in qualcosa che può tornare utile alla società.
L’altro lo fa per una questione socio-economica (non c’era spazio per i reduci dal Vietnam nel mondo del lavoro dell’America del 1972).

Scelte e figure discutibili quanto volete, ma che nessuno di noi riuscirebbe a catalogare come completamente negative nella visione degli episodi.

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Il Broker

La serie con il sosia di Tom Hardy in particolare ci riporta all’epoca della Guerra in Vietnam.
Il protagonista è proprio un reduce di essa che fatica a trovare un suo posto in un’America che non vuole sapere nulla di quel conflitto e di chi ne ha preso parte.
Ma Quarry ha bisogno di soldi, ed è un bravo soldato.
E ha molto forte in sè il valore dell’amicizia (motivo predominante nella sua “scelta”).

Il Broker vede il lui una persona da assodare per “ripulire” lo Zio Sam da queo personaggi che dovrebbero essere i veri “cattivi” della storia.
Almeno a suo dire.
La scelta di Mac è molto forzata ma quasi inevitabile.
Ottima la prova di Logan Marshall Green.
Oltre alla grandissima somiglianza fisica con Tom Hardy ha anche una grande somiglianza nella qualità (alta) della sua interpretazione con l’attore britannico.

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Jodi Balfour è Joni

Quarry è un noir che sfrutta (male) il contesto storico da cui parte la vicenda (gli strascichi del Vietnam vengono risolti solo nella parte finale della prima stagione).
Tuttavia utilizza al meglio i principi base del noir. Ambientazioni vetuste in una periferia dimenticata da Dio, dove nessun personaggio può ritenersi immacolato. Omicidi, droga, sangue (quanto basta), caratterizzazione dei personaggi principali e non.

La storia va verso una sua conclusione nel finale di stagione ma lascia aperti alcuni interrogativi per la prossima. 
Ultimo punto vincente questa nuova figura di serial killer che sta sempre più spopolando nelle serie tv.
Il “
bad boy” che non può ritenersi cattivo ma verso il quale lo spettatore si sente comunque legato, arrivando a concedergli anche di avere in più di un’occasione, le mani sporche di sangue.

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Il Biondo
Capo Redattore e Co-fondatore

Grande amante del cinema, e questo è scontato dirlo se sono qua :­) Appassionato da sempre del genere horror, di nicchia e non, e di film di vario genere con poca distribuzione, che molto spesso al contrario dei grandi blockbuster meriterebbero molto più spazio e considerazione; tutto ciò che proviene dalle multisale, nelle mie recensioni scordatevelo pure. Ma se amate quelle pellicole, italiane e non, che ogni anno riempono i festival di Berlino, Cannes, Venezia, Toronto, e dei festival minori, allora siete capitati nel posto giusto.

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