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Dark 3 – Il ciclo si chiude

Arriva su Netflix dal 27 giugno, la stagione conclusiva di Dark

Dark ritorna su Netflix con la sua stagione finale, nell’ arduo compito di rivelare e sciogliere i misteri che hanno visto protagonista la fitta rete di personaggi della storia. Tra loop temporali, paradossi e déjà vu, il ciclo della cittadina di Winden, si chiude.

Se il primo season finale di Dark permetteva di tenere ancora il filo del discorso, il secondo è caratterizzato da un grado di complessità decisamente più alto. Dunque fare un completo e dettagliato “Dove eravamo rimasti” diventa difficile e tendente al rischio confusionario. Nella seconda stagione sono entrate in ballo ulteriori epoche storiche, nuovi personaggi e, soprattutto, altre teorie sull’andamento e la natura del tempo.

Sono state toccate diverse epoche, 1921, 1954, 2020 e il 2054 post apocalittico. Lo Jonas giovane comprende di avere il compito di salvare la cittadina di Winden dall’apocalisse e di non trasformarsi in Adam, leader della setta Sic Mundus Est, che vorrebbe liberare il mondo dai vincoli del tempo. Bisognerà evitare che tutto ciò che è accaduto, si ripeta. Nell’ultima stagione di Dark diventa chiaro come non basti semplicemente cercare di bloccare “l’evento scatenante” che si ritiene darà origine al caos. Tale origine è profonda e per trovarla bisognerà cercare non solo nel tempo, ma anche nelle diverse realtà parallele. 

Poste queste premesse, si comprende come unire i puntini nelle vicende di Dark, in questa stagione, sia sicuramente più difficile. Senza aggiungere nulla rispetto alla trama, sarebbe sufficiente parlare di viaggi nel tempo e nei mondi e incontri tra i vari io paralleli.

Il principio base della serie è un paradosso. Il tempo non è lineare, bensì circolare. Dunque non esistono un principio e una fine a se stanti, ma la fine è il principio di tutto. L’atto finale di un evento, determina l’inizio di quello successivo. Tutto è connesso e allora anche passato, presente e futuro lo sono. Inoltre, il fatto che un certo evento accada in un determinato modo, non esclude che anche la sua possibile alternativa esista.

Ciò che accade in questa stagione è la convergenza di questi snodi temporali, a cui prendono parte anche quelli di altri mondi paralleli (come afferma Martha nel finale della seconda stagione). Martha e Jonas sono coloro che determinano la futura chiusura o meno del ciclo, in una lotta tra bene e male, Adam contro Eve.

Nonostante la complessità della trama aumenti, non di poco, tutto è fortemente in equilibrio. Complessivamente, si giunge a una risoluzione soddisfacente e credibile.

Un dato oggettivo che colloca Dark sul podio, tra le serie migliori degli ultimi anni, è l’alto livello della scrittura. Gli ultimi due episodi sono una chiara conferma di come tutto fosse stato già deciso fin dal principio. Ogni elemento è collegato. Nonostante l’elevato numero di personaggi, le loro storie sono ben approfondite e concluse nel momento e nel modo più giusto e coerente. Tutto torna e si risolve all’interno dell’intreccio, in un ciclo che trova la sua conclusione. Questo è un elemento da non sottovalutare, in quanto non sono molti i prodotti seriali in grado di poter vantare una coerenza di ogni elemento tra inizio e fine.

In particolare, l’alto livello della scrittura è presente nella cura dei personaggi e degli ambienti. Mai come in questa stagione finale, la psicologia dei personaggi ha avuto un ruolo fondamentale nell’avvenire degli eventi. Ognuno di essi, dall’io presente a quello futuro, va incontro a una serie di sacrifici e scelte obbligate, per preservare l’andamento del ciclo.

Le quattro famiglie di Dark sono tutte fortemente ben caratterizzate e mai, come in questa ultima stagione, si sono trovate ad affrontare i propri demoni, andando infondo a se stesse. Rappresentano le diverse sfaccettature dell’umano e della cittadina di Winden. L’apocalisse è il loro doversi mettere a nudo e venire a patti con la propria natura. Il risultato dell’apocalisse stessa è la distruzione, così come è distruttivo il destino dei protagonisti.

Quindi Dark non è solo lo sviluppo di teorie spazio-tempo, ma anche la rappresentazione di spaccati della società. Non importa quanto sia forte l’ignoto, a primeggiare sono i sentimenti umani: disperazione, legame con i propri figli e l’amore, veri motori portanti dell’origine di tutto.

Ogni azione compiuta dai personaggi, ha un suo scopo, non è mai superflua, mostrando come ogni cosa ,dentro questo ciclo  di eventi, sia collegata e necessaria. Ognuno ha un proprio ruolo, reso coerente dalla stessa sceneggiatura. Sono proprio loro e le rispettiva connessioni, che hanno innalzato Dark in questa stagione conclusiva.

Incredibile è la scelta degli attori, non solo molto credibili nelle interpretazioni, ma rassomiglianti tra loro nelle varie fasce d’età. In particolare però, sono Jonas (Louis Hofmann) e Martha (Lisa Vicari) a dominare, protagonisti di alcune delle scene più belle della stagione.

Accanto a scrittura e recitazione, si pongono fotografia e montaggio. Filtri freddi e tagli di luce differenti che mostrano chiaramente il dualismo bene-male, in tutte le sue forme, in un’atmosfera angosciante.  La narrazione procede con salti avanti e indietro, tra passato, presente e futuro dei mondi paralleli, senza generare confusione nello spettatore. Un lavoro di precisione, che arriva fino ai parallelismi tra mondi e tempi, senza mai perdere il filo conduttore. Non mancano i momenti di suspense, grazie anche al motivo musicale che rappresenta Dark, e quelli fortemente commoventi, che smuovono le nostre emozioni.

Dark è riuscita a unire con coraggio elementi come la fantascienza, thriller e dramma, in un finale ben riuscito ed emozionante. Per quanto la si possa definire “complicata”, Dark è un prodotto nato già completo, pertanto, ogni punto interrogativo, trova la sua risposta. Nulla è lasciato incompiuto. Ciò che non conosceremo (se davvero c’è), non è un buco della trama, ma un modo per deridere lo spettatore, che crede di essere onnisciente e di poter conoscere tutto.

Bisognerebbe ringraziare Baran bo Odar e Jantje Friese , i veri Adam ed Eve di questa narrazione. Ideatori di una serie completa e ben fatta, dimostrando che non bisogna arrivare a 10 stagioni per creare un buon prodotto.

L’impossibilità di anche solo citare qualcosa della trama, per evitare di rovinarla, rende difficile scrivere una recensione completa. Dunque, nulla rimane da dire se non che Dark vi aspetta su Netflix dal 27 giugno, per la sua stagione conclusiva. Buona visione, sic mundus creatus est!