Home Speciale Approfondimenti Ciclo Bertolucci – 1970 “Il conformista”

Ciclo Bertolucci – 1970 “Il conformista”

Nei giorni in cui stava preparando la Strategia del ragno, Bertolucci riceve la richiesta di un’idea per un film dalla Paramount.

Senza pensarci troppo il regista parmense propone alla società di produzione Il conformista opera minore di Alberto Moravia. In realtà Bertolucci non aveva mai letto il libro, ma era rimasto colpito dal racconto dettagliato di Maria Paola Maino, sua compagna di allora.

Il protagonista della vicenda è Marcello Clerici (Jean-Louis Trintignant), docente di filosofia e spia fascista. Promesso sposo della bella e gioviale Giulia (Stefania Sandrelli), Marcello ha un rapporto conflittuale con il padre, ex manganellatore fascista, ora rinchiuso in un manicomio. A ciò si unisce anche quello con la madre oppiomane borghese decaduta.

La sua affiliazione all’OVRA, la polizia segreta fascista, lo porta ad accettare una missione delicata e controversa. Marcello dovrà uccidere il professore Luca Quadri, suo vecchio insegnante di filosofia e noto dissidente politico rifugiatosi in Francia. In occasione del viaggio di nozze con Giulia, l’uomo giunge a Parigi per incontrare il suo vecchio mentore.

Opera complessa e stratificata “Il conformista” deve la sua grandeur ad una lucida critica al fascismo e soprattutto alla borghesia come classe sociale incline all’accettazione passiva e acritica verso le norme massificanti.

Se il tema principale espressa dal libro di Moravia analizza criticamente il processo storico politico di accettazione del gruppo/pensiero dominante/fascista, la pellicola di Bertolucci non si ferma al pamphlet politico. L’autore indugia sullo spessore psicologico del suo protagonista, indaga, scruta impietosamente per eviscerare il germe stesso del male fascista. L’andatura frammentata della pellicola è coadiuvata dal lavoro del montatore Franco Arcalli, in sostituzione del fedele Roberto Perpignani, proprio per la naturale abilità di destrutturazione dell’opera filmica.

Continui inserti del passato di Marcello permettono al regista di meglio definire la complessità della sua silhouette psicologica.

Ne esce fuori un giovane uomo incline al conformarsi non solo politicamente ma anche sessualmente.

Marcello si sottrae al suo turbolento ambiguo passato, per sposare Giulia, da lui stesso definita “piccolo borghese stupida e insignificante”. L’illusione di aver ucciso Lino, l’autista che aveva abusato del suo corpo di adolescente, evidenzia la repressione della sua omosessualità latente.

Ma l’innovazione bertolucciana, come era stato anche per “Prima della Rivoluzione”, passa oltre che dal contenuto anche per l’aspetto formale.

La naturale e superba mise en scene del suo autore rende possibile sostenere che con Il Conformista il giovane Bertolucci raggiunge la più coerente e completa espressione del suo cinema.

La visione del regista si esalta negli spazi vuoti e geometrici della Roma fascista (in contrasto con l’art nouveau parigina). L’architettura razionalista e funzionalista del periodo esaltano l’isolamento psicologico di Marcello innanzi al monumentalismo ideologico fascista.

Restando sul piano squisitamente tecnico non è possibile ignorare la magnifica scena indoor dell’incontro/confronto tra Marcello e il professor Quadri a Parigi. Argomento della discussione è il celebre Mito della Caverna, come simbolo della condizione di accecamento morale e politico prodotta dal fascismo. Bertolucci si affida al maestro Vittorio Storaro per riprodurre il concetto dell’allegoria platoniana attraverso giochi di luci e finestre che si aprono e chiudono sulla stanza e extradiegeticamente sullo spettatore.

Cecità o comunque una condizione di ipovisione, che troviamo anche nel caro amico di Italo Montanari (José Quaglio) che dal nome evidenzia una simbolica sineddoche dell’intero paese.

Non è quantificabile l’ingerenza della pellicola su autori e cineasti contemporanei e futuri.

La nascente New Hollywood, ne fu notevolmente influenzata, lo stesso Coppola a pochi mesi dall’uscita del film, pare lo facesse vedere a ripetizione a tutta la troupe de Il Padrino.

Il conformista non è soltanto un film di Bernardo Bertolucci, ma rappresenta un rovesciamento di stilistico in senso moderno del cinema tout court.

Opera iconica di un autore sorprendentemente consapevole del suo raffinato linguaggio figurativo, che rappresenta un punto di svolta fondamentale per tutta l’arte cinematografica .